I ventitré giorni della città di Alba

I ventitré giorni della città di Alba

4.5

di Beppe Fenoglio


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Descrizione

"'I ventitre giorni della città di Alba', rievocanti episodi partigiani o l'inquietudine dei giovani nel dopoguerra, sono racconti pieni di fatti, con una evidenza cinematografica, con una penetrazione psicologica tutta oggettiva e rivelano un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, asciutto ed esatto." (Italo Calvino)

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4.3 di 5 su 4 recensioni)

5.0Vita di partigiani, 27-04-2012
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Questi racconti hanno la forza di farti rivivere l'Italia degli anni Trenta. La vita contadina narrata in tutta la sua drammaticità, la schiavitù delle persone avvinte alla terra. La possibilità data dalla Resistenza di trovare una via diversa, lo slancio ideale dei ragazzi che cercano di affrancarsi dal dispotismo dei genitori, dei signori e dei fascisti. L'aberrazione della guerra, la morte inutile e improvvisa, le tragedie e le prevaricazioni di entrambi gli schieramenti. Il ritorno alla vita quotidiana, il disagio dei reduci, la difficoltà di recarsi a lavorare e di farsi nuovamente sfruttare.
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4.0I ventitré giorni , 29-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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"alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944."

con questo incipit fulminante, fenoglio irrompe nella letteratura italiana poco meno di 60 anni fa. tanto basterebbe per sancire la grandezza di questi 12 racconti buttati giù da un fenoglio ancora acerbo, lontano dagli equilibrismi linguistici de il partigiano johnny, ma già dotato della capacità di descrivere l'essenziale con un'agilità e una crudezza fuori dal comune.

e se la guerra civile la fa da padrona, splendidi sono anche i racconti del dopoguerra, su tutti ettore va al lavoro, che gronda disagio esistenziale come poche altre cose lette da queste parti.
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4.0Partigiani senza retorica, 07-10-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Ho letto questo libro diversi anni fa, prima che il revisionismo sull'argomento diventasse di moda, e che saggi giornalistici scoprissero l'acqua calda. Per questo l'ho apprezzato ancora di più: Fenoglio ci racconta una Resistenza in tono minore, in cui il coraggio si mescola con l'incoscienza giovanile, l'arrivismo con la sincera passione politica. Un quadro sincero, che procurò problemi all'autore. Ma che coincide perfettamente con i racconti che ho sentito da chi ha vissuto quell'epoca.
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4.0GUERRA E POVERTA', 10-10-2008, ritenuta utile da 11 utenti su 14
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La guerra è brutta e lascia cicatrici indelebili sulla pelle e nell'anima di chi l'ha vissuta. Gli studenti, memorizzando date ed avvenimenti, non hanno la possibilità di rendersi veramente conto di cosa significasse vivere al tempo della guerra o subito dopo. A scuola leggemmo qualcosa di Fenoglio e Pavese ma non mi piacevano perché descrivevano un mondo povero e triste. Non ero ancora pronta a capire fino in fondo quella cruda realtà. Ora, invece, mi sento abbastanza matura per avvicinarmi a questo tipo di letture.
Ho iniziato con una serie di dodici racconti di Beppe Fenoglio, "I ventitre giorni della città di Alba". I primi sei narrano esperienze di partigiani e l'autore ha descritto in modo realistico i sentimenti dei protagonisti. Si percepiscono la paura, il sentirsi abbandonati dagli amici, il dolore che si arreca alla mamma nel momento in cui si decide di diventare partigiani. In guerra si muore e, a volte, l'autore ci lascia solo immaginare questo fatto. Altre, invece, ce lo dice esplicitamente e con dovizia di particolari. Molti partigiani sono poco più che ragazzini e vanno incontro al loro sventurato destino con spavalderia.
Nei successivi sei racconti la guerra non c'è più. Conosciamo le storie di chi è sopravvissuto e non riesce più ad abituarsi alla normale quotidianità. I soldi sono pochi e bisogna lavorare ma c'è chi non ne ha voglia. E' il caso di Ettore che, dopo le suppliche di mamma e papà, si decide finalmente a portare qualche soldo a casa. A modo suo. C'è chi, invece, a una vita normale non riesce a tornarci e, purtroppo, non fa una bella fine.
Il racconto che mi è piaciuto di più è "Gli inizi del partigiano Raoul" in cui l'autore, che è stato egli stesso partigiano, descrive in modo particolareggiato le emozioni di un giovane che si appresta a diventare partigiano: dapprima contento, poi dubbioso e pauroso. Penso che sia stato così per la maggior parte di quei ragazzi che non sapevano se avrebbero mai rivisto la loro mamma.
L'unico racconto pervaso di allegria è "Quell'antica ragazza" che ritrae una giovinetta bellissima che un giorno arriva ad allietare i ragazzi delle cascine vicino. E' troppo birichina e, un giorno, viene allontanata e riportata da dove è arrivata perché sta esagerando.
L'ultimo racconto del libro, "Pioggia e la sposa", mi ricordava qualcosa... l'avevo letto a scuola! Mi ricordavo perfettamente quel pretino sempliciotto e incapace. E pure la vergogna del bambino appena arrivati a Cadilù. Nome strano? Il protagonista sente "barbaro quel posto sconosciuto come così barbari più non ha trovati i nomi d'altri posti barbaramente chiamati".
I racconti narrano storie ambientate in Piemonte ma non ci sono parole in dialetto. La parlata del popolo è resa tramite un linguaggio semplice e, talvolta, sgrammaticato. Questo rende il libro fruibile anche da parte di chi non è piemontese.
Ho impiegato poche sere per leggere tutti i racconti. Dopo le prime pagine ho avuto l'accortezza di tenere accanto a me il dizionario per poter cercare le parole di cui non conoscevo il significato. Non sono molte ma ignorarle m'impediva di proseguire nella lettura.
Se, come me, vi sentite pronti a imparare un po' di storia recente, la lettura dei racconti raccolti in questo libro vi sarà di notevole aiuto.
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