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Il valzer degli addii

Il valzer degli addii

di Milan Kundera


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Descrizione

C.S.: Lei non ha parlato quasi per nulla del Valzer degli addii". "M.K.: Eppure è il romanzo che in un certo senso mi è più caro. Come "Amori ridicoli", l'ho scritto con più divertimento, con più piacere degli altri. In un altro stato d'animo. Anche molto più in fretta. "C.S.: Ha solo cinque parti. "M.K.: Si fonda su un archetipo formale del tutto diverso da quello degli altri miei romanzi. E' assolutamente omogeneo, senza digressioni, composto di una sola materia, raccontato con lo stesso tempo, è molto teatrale, stilizzato, basato sulla forma del vaudeville." (Milan Kundera, "L'arte del romanzo")

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 5 recensioni)


4.0Il valzer degli addii, 05-07-2011
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

«Il mio rapporto con Kundera cominciò proprio con questo libro. Ogni volta che leggo un suo libro, cosa che capita più o meno ogni cinque anni, scopro qualcosa sulla vita; qualcosa che era sempre stata lì sotto i miei occhi e di cui non mi ero mai accorta.
Succede anche per questo Valzer degli Addii; che scivola via veloce e crudele e più volte mi ha fatto pensare ai film drammatici di Woody Allen, per l'indifferenza con cui chi compie il male riesce a cancellarne le tracce dalla propria anima. Non per nulla ad un certo punto il personaggio che ho più amato, Jakub (o forse l'unico che non mi stava sulle scatole) contrappone se stesso, stupendosi della propria indifferenza, al Raskolnikov di Dostoevskijana memoria.
Kundera descrive un gruppo di personaggi diversi, con diverse concezioni della vita e dell'amore, e non si capisce (o forse io preferisco non capirlo) quale di queste coincida con la sua.
Forse quella del gaudente spirituale Bertlef, o piuttosto quella del cupo Jakub? Certamente non quella del debole narcisista Klima, che alla fine, credendo di aver vinto, in realtà perde tutto.
Insomma, si dice che un grande autore si può amare o odiare. Io Kundera un po' lo odio, ma certamente lo amo.
»

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5.0Il valzer degli addii, 28-03-2011
di L. Costa - leggi tutte le sue recensioni

«Uno dei più bei romanzi di Kundera secondo me. Riesce ad entrare nelle menti dei suoi personaggi e a portartici in un modo talmente naturale che ti sembrano veri, ti affezioni a loro e mai vorresti finire di leggerli. La trama è poi meno divagante di altri suoi libri quindi più accessibile anche ai più ostici nei suoi confronti.»

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4.0Il valzer degli addii, 16-02-2011
di T. Grigio - leggi tutte le sue recensioni

«Lo avevo già letto in passato, ma una rilettura non può che farmi bene. Ho sempre avuto uno strano rapporto con i libri di Kundera. Scrive cose sublimi, ha punti di vista inusitati. Ogni volta che leggo un suo libro, cosa che capita più o meno ogni cinque anni, scopro qualcosa sulla vita; qualcosa che era sempre stata lì sotto i miei occhi e di cui non mi ero mai accorta.
Succede anche per questo Valzer degli Addii; che scivola via veloce e crudele e più volte mi ha fatto pensare ai film drammatici di Woody Allen, per l'indifferenza con cui chi compie il male riesce a cancellarne le tracce dalla propria anima. Non per nulla ad un certo punto il personaggio che ho più amato, Jakub (o forse l'unico che non mi stava sulle scatole) contrappone se stesso, stupendosi della propria indifferenza, al Raskolnikov di Dostoevskijana memoria.
Kundera descrive un gruppo di personaggi diversi, con diverse concezioni della vita e dell'amore, e non si capisce (o forse io preferisco non capirlo) quale di queste coincida con la sua.
Forse quella del gaudente spirituale Bertlef, o piuttosto quella del cupo Jakub? Certamente non quella del debole narcisista Klima, che alla fine, credendo di aver vinto, in realtà perde tutto.
Insomma, si dice che un grande autore si può amare o odiare. Io Kundera un po' lo odio, ma certamente lo amo.
»

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4.0il valzer degli addii:, 24-07-2010
di V. Zanette - leggi tutte le sue recensioni

«All'inizio l'ho trovato un pò lento, stagnante, poi il racconto mi ha coinvolto, e il finale ti lascia a bocca aperta, e tu, lettore, sei l'unico a sapere la verità.»

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4.0Semplicemente Kundera., 16-07-2010
di M. Luisetti - leggi tutte le sue recensioni

«Indaga come un fine psicologo le menti e le coscienze dei personaggi, le descrive in modo sublime e le abbandona solo quando non hanno più niente da dire. E quegli aforismi che si stagliano nitidamente nel testo sono i suoi inconfondibili marchi di fabbrica.
Solo un gradino sotto L'insostenibile leggerezza dell'essere.
»

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