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L' usignolo dei Linke. Memorie di un'infanzia

L' usignolo dei Linke. Memorie di un'infanzia

di Helga Schneider


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Descrizione

L'autrice continua con questo romanzo a scavare nella memoria personale e collettiva del Novecento. Questa volta trasmette il racconto affidatole ancora bambina da un piccolo profugo prussiano nell'estate del 1949. Attraverso le parole di Kurt rivivremo così la tragedia delle migliaia di tedeschi orientali che nell'inverno 1944-45, fuggendo davanti all'Armata Rossa che avanzava da est, cercavano di raggiungere il Baltico e da qui la Germania Occidentale. Dopo aver assistito alla morte del nonno ed essersi trovato a stringere tra le braccia il corpo del fratellino neonato che credeva di aver portato in salvo, Kurt sprofonda in un "lutto patologico", ma la simpatia che Helga si ostina a dimostrargli segnerà l'uscita dall'orrore e l'inizio della guarigione.

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4.0Helga e i bambini, 15-07-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di R. Tortoli - leggi tutte le sue recensioni

«Dopo aver letto, della stessa autrice, "Il rogo di Berlino", romanzo che l'ha resa nota al grande pubblico, mi sono avvicinato a questa sua nuova prova, convinto di poter trovare lo stesso pathos che aveva caratterizzato il suo romanzo d'esordio. Le mie aspettative non sono andate affatto deluse: la storia, profondamente drammatica, racconta le peripezie del piccolo Kurt che nell'inverno 1944-'45 , insieme alla sua famigliola e ad altri profughi, fugge dalla Prussia orientale verso la Germania Occidentale, per sfuggire all'Armata rossa che avanzava vittoriosa.
Attraverso il racconto del piccolo Kurt siamo trasportati in un mondo di sofferenza che ci spinge a solidarizzare con quelle migliaia di profughi che, forse, non avevano nulla da spartire con la guerra del Grande Terzo Reich, e la cui unica colpa è stata quella di essere "odiati" tedeschi.
Spinti dalla lettura, non possiamo non considerare che, purtroppo, la guerra, oltre ai grandi crimini, come l'Olocausto, ha portato anche sofferenze e dolori che di fronte all'enormità dello sterminio, rischiano, anche questi, di essere completamente dimenticati.
Così, la storia di Kurt, raccontata ad Helga, l'altra protagonista del libro, che avrà sul bambino quasi un effetto catartico, nel senso che riuscirà, attraverso la confessione, a lenire le sue profonde cicatrici morali, la storia di Kurt ci coinvolge e ci spinge ad amare quel piccolo mondo ricco di affetti, rappresentato dal villaggio in cui Kurt è sempre vissuto insieme all'adorato nonno e alla madre.
H. Schneider riesce, secondo me, a trovarsi interamente a suo agio, quando le sue storie e la dimensione del racconto sono quasi interamente pervase dalla presenza di bambini, come ne "Il rogo di Berlino", oppure come nelle "Stelle di cannella. L'ombra di Hitler sulla vita di David e del suo gatto".
Questa scrittrice ha la rara capacità di penetrare con semplicità e immediatezza l'animo infantile e a tradurre con verità i loro stati d'animo. Questo, io credo, è uno degli elementi, non secondari, che ci spingono ad amare i libri di Helga Schneider.
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