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L' uomo che andò in fumo

L' uomo che andò in fumo

di Maj Sjöwall, Per Wahlöö


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Descrizione

Martin Beck, il commissario della polizia di Stoccolma, è chiamato a indagare sulla scomparsa di un uomo. Alf Matsson è sparito senza lasciare tracce. È, o era, un giornalista di successo: brutto personaggio, alcolista e attaccabrighe, nessuno rimpiangerebbe la sua presenza o si meraviglierebbe che stesse smaltendo la sbornia in qualche tana. Ma il direttore del giornale dove lavora minaccia un caso internazionale perché l'ultima volta è stato localizzato a Budapest, oltrecortina, ed è lì che Matsson sembra essere svanito. Perciò Beck è convocato in via riservata proprio mentre è in procinto di partire per le vacanze estive, per raggiungere moglie e figli. Il commissario, che rifiuta per metodo ogni ipotesi preconcetta e ogni partito preso, segue due piste diverse e successive, serpeggianti dentro il sottomondo frequentato dal giornalista (un gruppo di colleghi compagni di bevute e fracassoni, e un terzetto equivoco di trafficanti), prima a Budapest e poi di ritorno in Svezia. Si lascia prendere dalla solita routine del suo metodico lavoro di squadra, con un poliziotto ungherese, Vilmos Szluka, con cui scatta una silenziosa simpatia, e con il collega e amico fraterno Kollberg, intelligente ipercritico e lamentoso. Alla fine è la cura dei dettagli, il passare e ripassare i particolari, a farlo inciampare nell'indizio che smentisce tutti gli altri e guida a una soluzione, sul caso dell'uomo in fumo, come sempre, tutt'altro che romantica o clamorosa.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 4 recensioni)


3.0Il piu' strano e lento, 26-03-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
di G. Casanova - leggi tutte le sue recensioni

«Lento nel ritmo pero' affascinante questo giallo psicologico del 1966. Uno dei primi della coppia svedese, che collocano il loro commissario Beck nella lontana ed afosa Budapest, nell'Ungheria comunista anch'essa ormai relegata in un passato quasi remoto. Si legge con il senso dell'esotico tempo che fu, e si suda con il commissario per ogni pagina letta: altri gialli sono piu' belli, questo risulta il piu' strano, ma anche il piu' psicologico. »

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4.0Scomparso, 27-08-2011
di C. Gobbini - leggi tutte le sue recensioni

«Un uomo scompare e ogni traccia del suo passaggio sembra sanita nel nulla. Martin Beck deve partire per le ferie ma questo caso da risolvere lo induce a restare ancora per qualche tempo nella sua Stoccolma. Fra Budapest e La Svezia Beck trova qualche traccia. Altro bellissimo episodio della serie di Martin Beck»

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4.0L'uomo che andò in fumo, 04-08-2011
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Per un bizzarro disguido, ho notato che l'editore sta pubblicando i libri di questiautori alla rinfusa, non rispettando l'ordine cronologico. Forse sarebbe meglio stendere un pietoso velo di silenzio, tuttavia una buona parte dei piaceri di storie seriali si perdono andando avanti e indietro nel tempo. Qui ad esempio, incontriamo di sfuggita due poliziotti di pattuglia che ritroveremo più avanti nelle storie e ben più imbranati. Ed anche i personaggi-poliziotti hanno alcuni caratteri poco accentuati e verranno
precisati più avanti. Tra l'altro, essendo al secondo libro, nella genesi della storia, è ancora una storia più poliziesca che sociale. C'è un più o meno giallo con la scomparsa di un giornalista beone e attaccabrighe. Il buon Martin costretto a rinunciare alle vacanze per seguire il caso (e solo più avanti vedremo quali guasti questo può
portare). Il solito commissario straniero prima burbero poi si scopre efficiente ed empatico. E visto che gran parte del romanzo si svolge a
Budapest anche un po' di critica a quel paese allora al di là della cortina, noto (allora?) soprattutto per le donne di facili costumi.
Visto che siamo alla metà degli anni sessanta, poi, qualche chicca di contorno come il fumare sugli aeroplani (!). Qui si apprezza il lato "umano" della polizia, questo seguire le indagini e mostrare che i poliziotti sono umani, i loro percorsi mentali seguono binari non fantastici per cui si trovano soluzioni miracolose. Ma routine, scambi, accumuli e qualcuno che riesce a far funzionare i suoi due neuroni. Quando nel suo albergo sul fiume Martin non sa che pesci pigliare, vediamo proprio questo: ci sono momenti nelle indagini in cui non si sa cosa fare. E quest'opera di umanizzare la polizia, compito dei primi tre libri della serie, è ben impostata. La conclusione poi, pur senza grandi fuochi pirotecnici, è anch'essa plausibile e oserei dire normale. Insomma, sempre leggibili, a parte la nota iniziale di biasimo. Speriamo ora che si decidano a pubblicare la settima, l'ottava e la decima storia.
»

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3.0L' uomo che andò in fumo, 24-09-2010
di M. Gianello - leggi tutte le sue recensioni

«Gradevole, non ti opprime con le atmosfere britanniche di gialliste note, pur evitandoti fiumi di sange e cadaveri fatti a pezzi. »

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