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Uno, nessuno e centomila

Uno, nessuno e centomila

di Luigi Pirandello


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Descrizione

Pubblicato nel 1927 è il romanzo più tipico di Pirandello, quello in cui meglio si manifesta il nucleo fondamentale di quel particolare sentimento della vita e della società che sta alla base di tutta la sua grande opera teatrale. Vitangelo Moscarda si convince improvvisamente che l'uomo non è "uno", ma "centomila"; vale a dire possiede tante diverse personalità quante gli altri gliene attribuiscono. Solamente chi compie questa scoperta diventa in realtà "nessuno", almeno per se stesso, in quanto gli rimane la possibilità di osservare come lui appare agli altri, cioè le sue centomila differenti personalità. Su questo ragionamento il tranquillo Gengé decide di sconvolgere la sua vita.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 8 recensioni)


5.0Siamo davvero liberi?, 30-03-2012
di A. Lupinacci - leggi tutte le sue recensioni

«Quando la moglie gli fa notare di avere il naso deviato, un uomo è assalito dai dubbi. Il fatto che non se ne sia mai accorto, così come alcuni conoscenti (al contrario di altri) , da inizio ad alcune riflessioni che lo potano a capire che l'immagine di un uomo, non solo quella fisica ma soprattutto quella umana, è vincolata a quella che ognuno dei suoi simili ha di lui. Poiché queste immagini non coincidono né fra esse né con quella reale che l'essere umano ha di sé stesso, egli si rassegna a rappresentare infinite maschere che lo rendono inconoscibile e prigioniero dell'opinione altrui.»

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5.0Un classico, 06-03-2012
di A. Colomba - leggi tutte le sue recensioni

«Un classico tra i classici. La storia di Vitangelo Moscarda fa sorridere e riflettere con intelligenza. Uno dei capisaldi in cui la poetica pirandelliana si esprime ai massimi livelli. L'idea di fondo è l'impossibilità di arrivare ad una conoscenza oggettiva non solo della realtà e delle persone che ci circondano ma anche di se stessi. Un grande autore del novecento.»

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4.0Siamo tutti centomila, 30-07-2011
di R. Gaito - leggi tutte le sue recensioni

«Da pirandelliano accanito, metto quest'opera solo dopo "Il fu Mattia Pascal".
In questo romanzo Pirandello esprime al meglio la sua consapevolezza di come l'uomo non sia un uno ma sia una moltitudine - nei rapporti con gli altri - e, appunto, centomila.
Leggendo il romanzo, attraverso le parole del protagonista, che non vuole accettare questa realtà, vi accorgerete che siamo tutti centomila.
»

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4.0Un battito d'ali, 05-05-2011
di V. Bruno - leggi tutte le sue recensioni

«Leggere questo libro può provocare un vero e proprio "trauma", un'apertura degli occhi... Centrale è il tema della percezione. Il protagonista si rende conto, osservandosi allo specchio, di avere una lieve pendenza del naso verso destra, un piccolo difetto di cui non si era mai accorto... Una piccola scoperta che sconvolgerà la sua vita!»

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5.0Molto bello, 13-04-2011
di S. Cammisuli - leggi tutte le sue recensioni

«La lettura dei romanzi di Luigi Pirandello non risulta mai inutile: "Uno, nessuno e centomila", in particolare, permette di riflettere sulla frammentarietà della nostra individualità, che noi crediamo una, mentre ha centomila facce quanti sono coloro che ci conoscono, e quindi siamo nessuno. Molto bello, lo consiglio.»

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4.0Un classico senza tempo, 04-04-2011
di S. Faotto - leggi tutte le sue recensioni

«Il titolo del romanzo descrive perfettamente l'intera opera, riassumendo in tre semplici parole l'intera opera. Come fa il protagonista Vitangelo Moscarda, anche il lettore acquisisce la consapevolezza che l'uomo non è Uno e che la realtà non è oggettiva: la realtà sta negli occhi di chi guarda.»

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4.0Pirandello è centomila, 05-02-2011
di A. Leone - leggi tutte le sue recensioni

«Un'opera senza tempo di uno dei più grandi scrittori italiani di tutti i tempi. Da leggere rileggere e conservare. Un titolo geniale, introspettivo, mirabile essenza di una condizione umana da troppi data per scontata e fuorviante. Pira-precursore! »

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5.0Gengè, 17-12-2010
di V. Chiefa - leggi tutte le sue recensioni

«Si ride in questo scritto di Pirandello, fin dalla prima pagina. Si ride di un riso sardonico, e amaro. Attraverso la voce sconvolta, e poi inorridita, e poi ancora triste e dolorosamente folle, fino alla fine dolorante di Gengè, Pirandello ci trascina in un viaggio alla ricerca del vero "Io". "Chi sono Io? " è l'ossessione che attraversa tutto il racconto. E dal riso il volto assume man mano una smorfia mostruosa.
Un capolavoro. Meraviglioso.
»

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