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Underworld

Underworld

di Don DeLillo

3.5

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Vezzoli D.
  • Data di Pubblicazione: marzo 1999
  • EAN: 9788806147259
  • ISBN: 8806147250
  • Pagine: 880
Il 3 ottobre 1951 al Polo Grounds di New York si gioca una leggendaria partita di baseball tra i Giants e i Dodgers. Della palla con cui viene battuto l'altrettanto leggendario fuoricampo che assicura la vittoria del campionato ai Giants si impadronisce un ragazzino nero di Harlem Cotter, Martin. La ritroveremo cinquant'anni dopo in possesso di Nick Shay Costanza, un dirigente dell'industria dello smaltimento dei rifiuti che nel 1951 era a sua volta ragazzino un passo più in là, nel Bronx. Nel romanzo di De Lillo i passaggi di mano della mitica palla servono da pretesto per la costruzione di un gigantesco quadro dell'America dalla guerra fredda fino alla crisi di Cuba e al crollo dell'Unione Sovietica.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 15 recensioni)

5.0Affascinante, fantastico, imbattibile, 17-05-2012
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E' la storia americana, tra gli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Novanta, vista dalla prospettiva di una pallina da baseball che passa di mano in mano e di proprietario in proprietario. Attrvaerso "la lente" offerta dalla pallina si entra in contatto con i grandi temi, le speranze e le paure degli americani.
Imperdibile!
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5.0Il capolavoro di DeLillo, 10-03-2012
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Un romanzo ampio, denso di contenuti, che non dispone di un finale, perché in realtà tutte le vicende vengono ad intrecciarsi in un unic, grandissimo cerchio (forse un po' dispersivo, ma pur sempre organico) . La capacità di DeLillo di intrecciare le vicende legate ad una banale palla da baseball con la storia culturale post bellica, è davvero sorprendente.
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1.0Delusione, 28-02-2012
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Mi spiace non ce l'ho fatta... Mi ha annoiata. Delillo... Mi è crollato dopo cinquecento pagine. Una mazzata, lungo e decisamente difficile da seguire. A volte noioso, pedante, insulso. Faticosissimo tenere il filo perchè cambia argomento da un momento all'altro, non vale la lettura. Sconsigliatissimo.
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1.0Un mattone, 09-02-2012
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Un mattone quasi illeggibile. Noioso e fine a se stesso. Sarà che la storia della palla da baseball non mi ha colpita fin dall'inizio, ma salvo rari episodi, la storia scorre lenta ed è poco incisiva. Considerato uno dei capolavori dello scrittore e del postmoderno americano, per me è stata una cocente delusione.
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2.0Ottima l'idea ma...., 20-01-2012, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Ottima l'idea narrativa della palla da baseball che passa di mano in mano e sullo sfondo si osservano i grandi fatti della storia, ma il romanzo scorre troppo lento ed in alcune parti la lettura è veramente difficoltosa rischiando di sfociare nella noia assoluta.
Mi dispiace, ma nonostante avessi sentito parlare tanto bene dell'autore non sono riuscito ad apprezzarlo.
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2.0Underworld, 04-09-2011
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Occorrerebbe istituire la soluzione "soddisfatto o rimborsato" anche per libri come questo. Insostenibile la pesantezza di queste quasi novecento pagine. Cosa sia saltato in mente a DeLillo prima di accingersi a scriverlo non saprei, ma so di certo che il risultato è semplicemente deludente. Troppi libri migliori ancora da leggere per perdere tempo con questo.
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4.0Underworld, 23-07-2011
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Ecco uno di quei libri a cui vorrei assegnare il massimo dei voti, ma non ci riesco. Poi sì, va bene, lungo e spesso di una cupezza che lo rende pesante, ma se si ha paura di opere che già da fuori si intuisconopresentano così, inutile iniziare a leggerle solo per il gusto di contraddire chi invece ha accettato la sfida. A parte questo, sono particolarmente fan delle connessioni sotterranee, delle vite che si intersecano anche solo per pochi attimi, della paura della Bomba, del Trionfo della Morte di Bruegel e di pagine scritte come DeLillo sa fare, per cui: decisamente OK.
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4.0Underworld, 19-07-2011
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Avrebbe potuto essere l'opera americana definitiva, ma non ci riesce del tutto, se linizio é fulminante, alcune ossessioni dello scrittore vengono troppo a galla a met libro (il mondo industriale, la spazzatura) producendo qualche pagina superflua. Rimane un piece de resistance da leggere, anche se non per tutti i gusti
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3.0Da leggere pazientemente, ne vale la pena, 26-04-2011
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Forse non ha senso chiedersi se questo romanzo sia o non sia un capolavoro come dicono in molti e negano altri, ma per quanto mi riguarda posso intanto dire di avere trovato strepitosa la traduzione che, di un testo certamente arduo da mantenere così vivo nelle sue licenze gergali di origine, ci ha regalato la bravissima Delfina Vezzoli (e sia lode per questo anche all'inossidabile prestigio della Einaudi che non risparmia sui traduttori). Ma di notevole interesse sono anche gli eventi storici, nonché l'ambientazione sociale e politica che fa da sfondo e insieme giustifica l'accanimento per il possesso di una pallina da baseball, promossa dall'avido fanatismo anonimo dei fans a prezioso cimelio di un fuoricampo storico, a venerata propaggine mistica dei muscoli di un campione, ad orgogliosa ma lancinante testimonianza che quel "loro" irripetibile trionfo di eterni diseredati soltanto sogno non fu. Il risultato concreto è una lettura full immersion, mozzafiato, del prologo e fino all'inizio della seconda parte; ma poi, in parte per la sazietà provocata dalla stessa inalterata perfezione del linguaggio, ma soprattutto per la trovata ad effetto ma dispersiva dell'Autore di procedere bruscamente per spezzoni a ritroso nel tempo, la lettura cessa d'essere fluida e coinvolgente per divenire presto stancante a causa della difficoltà di riconoscere e risalire i singoli dislivelli spaziotemporali della narrazione: la quale, a sua volta, finisce col cedere gran parte del suo fascino seguitando a fingere spontaneità ormai logore, come un attore che insista a riprodurre sullo specchio di casa le sue già leggendarie interpretazioni di un copione classico. Nel caso specifico bisogna poi considerare che novecento pagine di spartito da digerire sarebbero veramente troppe perfino per un'opera lirica, anche se l'introduzione fosse splendida, ma poi le singole vicende musicali tardassero indefinitamente a rivelarsi. L'entusiasmo per la genialità di un'ispirazione può davvero trasformarsi in noia esiziale per gli altri - quando per via si tramuta in una serie esagerata di genuflessioni alla propria creatività e il Genio finisce col non gettare più niente nel cestino. Per questi motivi io non me la sento di dare al romanzo un voto diverso da quello medio, da innalzare a piacere se il lettore è dotato di raffinata pazienza, o da abbassare nel caso inverso.
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4.0Underworld, 02-04-2011
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Mamma mia, che pessima lettura! La spazzatura come metafora della civiltà occidentale, una palla da baseball come fil rouge della storia sconclusionata di personaggi improbabili, milioni di parole per dire molto poco.
I dialoghi tra italo-americani fanno rimpiangere, e molto, quelli dei Soprano, l'idea iniziale dell'happening artistico nel deserto è presa pari pari dal Burning Man Festival, per saperne di più sulla Dark Side of U. S. A. Meglio leggere America Tabloid di Ellroy.
Insomma un fritto misto in olio usato, con qualche pagina ben scritta.
Libro scritto per compiacere chi pensa che noioso e ripetitivo voglia dire "alta letteratura".
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4.0Underworld, 21-02-2011
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Me lo regalo mia zia che adesso abita in america. "Underworld" è un libro che, nelle prime due-trecento pagine, è di una intensità spaventosa, direi quasi insostenibile, che poi inevitabilmente si frammenta nei brandelli di vita in cui, asincroni, si sfrangia il racconto. Di DeLillo avevo già letto il notevole "Rumore bianco" ma in "Underworld" la sua poetica si esalta, raggiungendo a mio parere, le vette di un capolavoro assoluto.

La fascinazione della morte, il vuoto di una vita che si sostanzia solo in un passato necessariamente collettivo che trascolora nel leggendario. Ecco, si vive solo nella leggenda e nei rifiuti che produciamo, l'alfa e l'omega, la fine e l'inizio, in un continuo elastico che segna ineluttabilmente le nostre esperienze terrene.
Doloroso, amaro, polveroso, pieno della vita reale di tutti i giorni, ecco un libro, il libro, giusto per la fine del millennio e l'inizio di un nuovo.

Bello, bellissimo, da leggere assolutamente.
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4.0notevole!, 22-10-2010
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una pallina da baseball costituisce il filo conduttore di un affresco sulle coscienze di personaggi comuni e famosi della storia americana contemporanea, evidenziandone le paure, le ossessioni, i desideri reconditi.
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