L' umorismo

L' umorismo

4.5

di Luigi Pirandello


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Descrizione

Testo fondamentale per la definizione della poetica pirandelliana - e per l'esperienza artistica del primo Novecento - il saggio passa in rassegna le diverse concezioni dell'umorismo che hanno contraddistinto secoli e culture differenti. Infine, l'autore espone la sua personale riflessione caratterizzando l'umorismo come quel particolarissimo sentimento umano che permette all'artista di svelare la realtà, di scomporla, lasciando emergere dietro le parole, i gesti, le espressioni, quel sentimento del contrario che smaschera, nelle sfasature del reale, il disordine e la sofferenza che vi si celano. A questi spunti teorici si accompagna un excursus fitto di esempi e di citazioni dei classici italiani e stranieri, da Ariosto a Pulci, da Cervantes a Theodor Lipps, Rousseau, Maupassant.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 3 recensioni)

5.0 L'umorismo, 13-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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- Nel saggio intitolato L'umorismo, Pirandello parla di una vecchia signora che si trucca e si agghinda come una giovinetta. La prima reazione nel vederla così conciata è sicuramente di ridere perché la signora è il contrario' di ciò che dovrebbe essere. Questo è il momento comico dell'avvertimento del contrario, ma poi interviene la ragione che, con la sua riflessione, scopre che quel modo di truccarsi ed agghindarsi a quell'età è solo una forma di autoinganno. Infatti la signora ha paura della vecchiaia e cerca di allontanarla in questo modo. Si ha così il sentimento del contrario perché alla comicità subentra la pietà e il dramma della povera donna.
Quindi per Pirandello comico e tragico si incrociano. Ad esempio nel Fu Mattia Pascal, al suo ritorno il protagonista trova una coppia sposata. Le sue reazioni sono una risata omerica prima, il pianto in gola dopo. Proprio queste reazioni porteranno alla scrittura del Fu Mattia Pascal.
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5.0 L'umorismo, 13-09-2011
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Nel 1908 Pirandello scrive "L'umorismo". A quei tempi, l'autore siciliano non aveva ancora letto il saggio di Freud "Motto di spirito", ma aveva sicuramente letto "Sur le rise" di Bertraund. Pirandello contesta la definizione di umorismo in senso ontologico e la posizione di Hegel. Per lo scrittore siciliano, infatti, l'umorismo è una rappresentazione che, mettendo in luce contrasti e contraddizioni, suscita il riso. Nessuna cosa, in sé, suscita il riso: è il modo in cui la si rappresenta che può scatenare la reazione di riso. Interessante!
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4.0L'umorismo, 11-10-2010
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Una bellissima lettura è stata questa del saggio pirandelliano sull'umorismo, il quale rivela che il Pirandello saggista era non meno dotato ed efficace del Pirandello autore di narrativa e di teatro: d'altronde, pare che fosse anche un ottimo professore, e sicuramente la chiarezza e la vivacità espositiva non mancano a quest'opera, nemmeno quando il Nostro si addentra in questioni esegetiche piuttosto complesse.
Il concetto a cui giunge con un lungo processo di avvicinamento è quello dell'umorismo come sentimento del contrario che supera il mero effetto comico e satirico mercè la riflessione sulle condizioni della persona oggetto di riso: e ne riconosce esempi supremi in figure come don Abbondio e don Chisciotte, analizzate con vivace finezza. Le basi teoriche della riflessione pirandelliana, in realtà, venivano soprattutto dallo studioso tedesco Lipps: ma Pirandello ne cita e ne discute ampiamente le affermazioni, che per lui rappresentano dunque solo un punto di partenza per un'impostazione che è sostanzialmente originale.
Nelle pagine finali del saggio, Pirandello presenta, in pratica, un riassunto della sua poetica, con particolare attenzione al concetto di maschera, che troviamo espresso in tutta la sua produzione letteraria, ma in modo particolarmente consonante a questo passo in molti brani di Uno, nessuno e centomila. Vi figurano per giunta schermaglie polemiche alquanto accese con Benedetto Croce; il lettore è portato a commentare "Però!, quant'era coraggioso Pirandello!", anche se va tenuto conto che il Croce con cui dibatteva il Nostro era il Croce del 1908, non il mostro sacro di venti o trent'anni dopo – e tuttavia era un Croce che aveva già alle spalle, tanto per dire, l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale e la Logica come scienza del concetto puro. I due, ad ogni modo, sembravano fatti per non capirsi: credo che, a parte i dettagli che emergono dalla lettura del saggio pirandelliano, alla radice del dissidio stesse la concezione dell'arte e della critica, che in Croce costituiva un elemento del suo complesso sistema idealistico, mentre in Pirandello era semmai la concezione del mondo a derivare da un'intuizione poetica. Croce era un filosofo, Pirandello no: e il metodo critico e argomentativo di entrambi non poteva che risentirne.
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