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Umiliati e offesi

Umiliati e offesi

di Fëdor Dostoevskij

4.5

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  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: I grandi libri
  • Edizione: 4
  • Traduttore: Guercetti E.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2008
  • EAN: 9788811367338
  • ISBN: 8811367336
  • Pagine: XXXIII-415
  • Formato: brossura
Tema centrale è il male che si annida negli angoli oscuri della città dove regnano la miseria, la degradazione e la violenza, corrompe i "puri" che si lasciano irretire dalla menzogna e avvelenare dall'orgoglio. Incarnazione di questo male è il principe Valkovskij, intorno al quale ruotano le complesse vicende del romanzo.

Note su Fëdor Dostoevskij

Fëdor Mikhajlovi? Dostoevskij è considerato uno dei più grandi scrittori di ogni tempo. Nacque l'11 novembre 1821 a Mosca. La passione per la letteratura gli fu trasmessa dalla madre, la quale gli insegnò a leggere, facendogli conoscere Puskin, Zukovskij e la Bibbia. Nel 1838, per volere del padre, iniziò a studiare ingegneria militare alla Scuola Superiore del Genio Militare di San Pietroburgo. Nel 1941 prestò servizio in qualità di sottotenente presso il comando d'ingegneria di San Pietroburgo, ma nel 1944 rinunciò alla carriera militare per dedicarsi alla sua vera passione, la letteratura. Sfidando la miseria e la salute cagionevole, scrisse il suo primo romanzo, "Povera gente", che verrà pubblicato nel 1846, tra gli elogi della critica. Nel 1949 venne arrestato e condannato a morte per sovversione, ma lo Zar Nicola I commutò la pena di morte in lavori forzati a tempo indeterminato. Dopo la deportazione in Siberia, nel 1854 venne liberato per essere assegnato ad un battaglione dell'esercito, di stanza sul confine cinese. Nel 1959 venne congedato e, trasferitosi a Tver, ricominciò a scrivere, regalando alla storia alcune delle più belle pagine della letteratura. Tra i numerosi capolavori ricordiamo "Memorie del sottosuolo" (1864), "Delitto e castigo" (1866), "L'idiota" (1869), "I demoni" (1871), "I fratelli Karamàzov" (1880). Morì a San Pietroburgo il 28 gennaio 1881.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.7 di 5 su 6 recensioni)

5.0Romantico e struggente, 10-03-2012
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Un romanzo basato su valori antichi e scomparsi, su dignità e rispetto. La bellezza e la grande abilità di Dosto sta anche qui nella descrizione dell'animo umano, nessuno meglio di lui riesce a rendere così vive le passioni, i desideri, i tratti nascosti dell'intimo. Magnifico il personaggio del principe, il malvagio che finge con ipocrisia e piena consapevolezza della propria doppiezza e che resta impunito nonostante tutto. Tutti personaggi sono descritti con tale realismo che a posteriori ancora ripenso a loro come persone un tempo conosciute, che mi fanno pena, che ammiro o che mi sono amiche.
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4.0Umiliati e offesi, 10-08-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Pur non essendo l'opus magnum del grande scrittore russo, Umiliati e offesi (insieme a piccoli gioielli come Il giocatore) è la prova che qualunque opera sia uscita dalla penna di Dostoevskij riesce ad essere trascinante, coinvolgente, significativa.
Nato come romanzo a puntate pubblicato su Vremja a scopo puramente lucrativo, Umiliati e offesi potrebbe descriversi come un feuilleton elevato a dignità letteraria; è certo ed innegabile che alcuni personaggi siano eccessivi, contornati di sensazionalismo a tinte forti. C'è del melodramma, ci sono degli aspetti della vicenda cui è difficile credere, ma l'architettura della trama è ben concepita, la lettura è piacevole, i momenti di commozione sono sinceri e sentiti, e non mancano echi e riferimenti a tematiche autobiografiche dostoevskiane, sempre presenti nei suoi scritti.
L'intreccio consiste di due sotto-trame che gradualmente convergono in una; asse portante è il tormentato rapporto padre figlia e il senso dell'onore ferito, della riparazione ai torti subiti per mezzo della sofferenza come espiazione. Una sofferenza spesso fine a se stessa, una "sofferenza egoista" come l'autore stesso la definisce; crogiolarsi nelle lacrime, nel tormento e nel silenzio è spesso l'unica soluzione che i personaggi trovano, la corona di spine di quell'ingiustizia sociale di cui il grande scrittore tanto spesso ha narrato e il cui sapore amaro ha dovuto provare così terribilmente su se stesso.
Una sorta di quadrilatero amoroso lega Nataa, Katjia, Ala e Ivan, il narratore, scrittore squattrinato e alle prime armi, una figura di ispirazione autobiografica; uno strano quadrilatero in verità, senz'ombra di gelosia nonostante il tormento divori in modi diversi ognuno dei componenti, eppure tutti anelanti alla felicità dell'amato. A costoro si aggiungono gli Ichmenev, genitori della ripudiata Nataa, fuggita con Alsa, figlio del principe Valkovskij, e soprattutto la piccola Nelly, la cui disgraziata storia costituisce l'ossatura della seconda sotto-trama.
Nelly sembra ispirata ai piccoli derelitti dei romanzi dickensiani, che Dostoevskij lesse e apprezzò durante la condanna siberiana, mentre Valkovskij è una sorta di abbozzo di Stavrogin, una di quelle perverse creature dostoevskiane che resteranno incise nella memoria dei lettori.
Il mondo è dei perfidi, sembra dire Dostoevskij, e per le persone moralmente migliori non c'è scampo, non potranno non essere condannate all'umiliazione e alle offese, destinate alla sconfitta, all'infelicità, alla morte, senza via d'uscita, per sempre, inevitabilmente.
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5.0Il vero amore, 07-11-2010
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Il romanzo tratta la travolgente storia d'amore tra una ragazza, appartenente alla media borghesia, ed un principe, portata all'estrewme conseguenze, visto che i due pianificano ed attuano una fuga d'amore, affinchè possano vivere sotto lo stesso tetto. Ad opporsi, al suddetto piano, è il padre del principe, il quale, dapprima, palesemente e, successivamente, subdolamente riesce a far venire meno il fidanzamento e, così, la ragazza è costretta a ritornare umiliata dai genitori, che la accolgono a braccia aperte. Il presente testo mira a sottolineare il carattere infungibile dell'amore, che, posto che si tratti di un sentimento, non può essere sottoposto a condizioni o, peggio ancora, a convenzioni sociali, proprio perchè non ancorato a logiche umane, ma, in ultima istanza, come ci ricorda lo stesso Dostoevskij, è un dono ed, al tempo stesso, un progetto di Dio.
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4.0Dostoevskij, 27-09-2010
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Dostoevskij, in questo racconto lungo, mostra al mondo intero le offese e le umiliazioni subite dai molti personaggi che popolano il suo libro. C'è chi viene umiliato e offeso per amore, orgoglio, avidità, odio e, aggiungerei, totale imbecillità (Alioscia).
In mezzo a tutta questa rocambolesca serie di povertà e sfrontatezza, c'è il protagonista, Vania, lo scrittore che riflette lo stesso Dostoevskij. Vania appare come il fulcro di tutte le vicende del racconto e, in più, diviene il personaggio al quale tutti gli umiliati e offesi si rivolgono per avere conforto. La Responsabilità incarnata.
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5.0un libro intenso, 24-09-2010
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Ho letto solo questo libro di Dostoevskij e l'ho trovato un po' pesante in certi tratti ma comunque molto bello. Lo consiglio vivamente a lettori maturi
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5.0tipicamente russo, 04-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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La letteratura russa è spesso molto ricca di colpi di scena e di avvenimenti intrecciati. Dostoevskij rende benissimo i contrasti dei sentimenti e le differenze psicologiche dei personaggi.
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