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Tutto scorre...

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di Vasilij Grossman


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Descrizione

Vasilij Grossman scrisse questo libro, che è il suo testamento, fra il 1955 e il 1963. Come nel grandioso "Vita e destino", non cambiò molto dello stile scabro e aspro che lo aveva reso celebre fra gli scrittori del realismo socialista. Ma vi infuse l'inconfondibile tono della verità. Con lucidità e fermezza, prima di ogni altro parlò qui di argomenti intoccabili: la perenne tortura della vita nei campi, ma anche l'altra tortura, più sottile, di chi ne ritorna e riconosce la bassezza e il terrore negli occhi imbarazzati di parenti e conoscenti; lo sterminio sistematico dei kulaki; la delazione come fondamento della società; il vero ruolo di Lenin e del suo "spregio della libertà" nella costruzione del mondo sovietico.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)


5.0Tutto scorre..., 25-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di S. Lesato - leggi tutte le sue recensioni

«Si nota come questo libro, seppur eccellente, sembra più un bozzetto che altro. Capitoli quasi più degni di un saggio storico che di un romanzo, storie che si inseriscono nella trama principale senza un legame chiaro.
Però entra appieno fra i grandi libri della letteratura russa per la sua umanità e capacità di guardare alla realtà che mi hanno coinvolto e commosso.
Il periodo storico di cui parla inoltre, anche se ormai è patrimonio comune, merita tutta la nostra attenzione e volontà di non dimenticare
»

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4.0Tutto scorre, 08-07-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di S. Gazzola - leggi tutte le sue recensioni

«Ho appena finito di leggere il precedemte romanzo e capolavoro dell'autore. Così ho deciso di leggere anche questo libro, scritto dopo l'altro e pubblicato in Occidente solo dopo la morte dell'autore. E' un grande libro, che ci dà una versione aggiornata dal di dentro di quello che è stato il periodo dl Terrore in Russia, sotto Stalin. Sui libri di storia si parla di quel periodo in poche righe; qui sembra di entrare nelle case dei kulaki, fatti letteralmente morire di fame. Sembra di essere sempre in attesa dell'arrivo della macchina della polizia per un interrogatorio. Ci sono pagine di intenso ottimismo, nonostante tutto: la libertà deve vincere, anche se in questo momento sembra neanche più esistere.»

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3.0Il ritorno alla realtà, 18-09-2010
di M. Grimaldi - leggi tutte le sue recensioni

«"Gli scrittori inventavano la gente, i loro pensieri, i loro sentimenti, inventavano le stanze nelle quali vivevano, i treni sui quali viaggiavano: una letteratura che si definiva realista ma che era convenzionale non meno dei romanzi bucolici del diciottesimo secolo." (p. 99). Così Grossman descrive la letteratura realista "di regime". Sembrerebbe una visione ingenua: ogni realismo - quello verista, quello francese, quello neorealista italiano - è, in una certa misura, convenzionale. E "Tutto scorre..." è anch'esso, in una certa misura, convenzionale.
Ma è solo l'impressione che il libro fa oggi, quando la letteratura russa "concentrazionaria" è ormai divenuta un fenomeno di successo? Oggi, quando la storia di un reduce dai campi russi – che incontra, esamina e giudica quelli che sono rimasti ed il mondo che è cambiato senza di lui – sembra ormai uno stereotipo consunto?
Tuttavia, Grossman voleva certamente compiere un'operazione "di verità", contrapposta alle convenzioni del romanzo realista dei suoi tempi e fino ad un certo punto ci riesce. L'analisi dei processi psicologici, ad esempio, è a volte estremamente acuta; ad esempio quando ripercorre i pensieri di chi si chiedeva se le confessioni dei "nemici del popolo" fossero o meno veritiere: "Eppure avevano confessato! Se non erano colpevoli, si erano però riconosciuti tali; bisognava allora supporre un altro delitto, ancor più orribile di quello di cui venivano accusati. Un delitto contro di loro. Il solo pensarci era spaventoso. Bisognava essere provvisti di grande audacia per dubitare della loro colpevolezza- giacché, allora, criminali sarebbero stati i dirigenti dello Stato socialista, il criminale sarebbe stato, in tal caso, Stalin" (pp. 26-27). E' un fenomeno familiare; per converso, in paesi dove è meno solido il legame tra Stato e individuo, si crede molto più facilmente alle teorie del complotto.
Ma la parte migliore del libro è forse altrove, dove diviene non-romanzo: ad esempio nel finale, dove si trasforma in trattato messo in bocca al protagonista e dove il modello di riferimento è da un lato ovviamente "Guerra e pace"; ma si pensa anche all'orazione finale di Chaplin ne "Il grande dittatore", nel punto in cui il film diviene non-film e passa dal “realismo” alla realtà.
»

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