Tutti i racconti

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4.0

di Primo Levi


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Descrizione

Il volume raccoglie, per la prima volta, tutti i racconti di Primo Levi, lo scrittore-chimico che si è rivelato come testimone dell'esperienza del lager per affermarsi poi come narratore e saggista. Il libro, curato da Marco Belpoliti, consente al lettore di seguire lungo un percorso coerente lo sviluppo narrativo e stilistico di Primo Levi, evidenziando i molti aspetti dell'opera dello scrittore: le storie autobiografiche ambientate nel lager, i racconti fantastici, i racconti di atmosfera onirico-kafkiana, i racconti di animali costruiti come apologhi morali.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Tutti i racconti, 09-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di - leggi tutte le sue recensioni
Preceduti da una densa e bella prefazione di Marco Belpoliti, sono raccolti in questo volume tutti i racconti di Primo Levi, compresi un paio da lui mai pubblicati in volume, e quelli postumi. Finora conoscevo soltanto L'altrui mestiere, che nel complesso rimane probabilmente la migliore collezione di racconti pubblicata dal Nostro. Il racconto, o meglio, come vuole Belpoliti, la novella, fu il genere letterario più adatto alle corde di Primo Levi, quello che predilesse egli stesso, e che sovente traspare anche nel mosaico della sua produzione memorialistica, composta in parte da tessere di micronarrazioni; Belpoliti coglie inoltre un forte legame di Levi con la tradizione novellistica italiana, che, sulla scorta delle sue annotazioni, compendierei in amore per l'exemplum, nitore e concentrazione. L'esperienza di Auschwitz e della Shoah pervade anche queste raccolte di piccole storie: non solo perchè alcune di esse rievocano ricordi del Lager, hanno per protagonoste persone perseguitate dal nazismo o contengono nuclei di riflessioni che poi riappariranno sviluppate ne I sommersi e i salvati, ma anche perché Levi ravvisa in molti casi di torpore morale, ingiustizia sistematica, ottusità burocratica, svotamento e parcellizzazione del lavoro e cieca diffidenza per l'altro i semi della narcosi etica che, in altre circostanze, aveva consentito e concimato la crescita del movimento hitleriano. L'uso frequeste della fantascienza, con scenari sconcertanti sotto un velo iniziale di tranquilla "normalità" quindi assume un doppio valore: da un lato rafforza nel lettore la sensazione di straniamento e disagio, dall'altro mette in evidenza come nessuna "normalità" vada esente dal pericolo d'involuzioni che conducano il male a risorgere in rinnovate forme.
Da un punto di vista letterario, assistiamo sicuramente a una maturazione dell'autore, ma anche tra i racconti più antichi se ne trovano parecchi di valore assai alto: attraversati da una robusta e dolorosa tensione morale, scritti nell'italiano cristallino e immacolato ch'è caratteristico di Primo Levi, essi forse si stagliano tra le vette che in questo genere letterario ha prodotto la seconda metà del Novecento nella nostra lingua.
Da parte mia, posso dire che hanno esercitato su di me un fascino ipnotico: tant'è vero che ho letto l'intero libro (approfittandone anche per rileggere L'altrui mestiere), di circa novecento pagine, in dieci giorni.
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