Tutte le poesie

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5.0

di Giorgio Caproni


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Descrizione

Questo volume raccoglie l'intera produzione poetica di Giorgio Caproni, compresa "Res Amissa", uscita postuma nel 1991 a cura di Giorgio Agamben. È dunque possibile cogliere nella sua interezza una delle più importanti esperienze del Novecento. Il dato essenziale della modernità di Caproni osserva Geno Pampaloni in uno dei numerosi contributi raccolti nell'antologia critica in appendice - è quella sua particolare musica cui si deve la naturalezza con la quale il poeta passa, senza mutar voce, dal quotidiano all'astratto, dal colore al disegno, dal colloquiale all'epigrafico, dal domestico al metafisico.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Tutte le poesie, 25-09-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Leggere un poeta come Caproni fa sempre bene al cuore nonostante la sua notorietà, sulla fama non c'è dubbio che Caproni coltivasse una sua idea altamente ironica, tanto da sentenziare muovendo da un ricordo di Sbarbaro che i veri grandi sono i poeti minori. E lui stesso si è costruito per sottrazione una rappresentazione di sé stesso, laddove i grandi temi come la riflessione sull'inesistenza di Dio e sul male nel mondo si sciolgono in versi minimalisti e giocati sull'ariosità settecentesca delle poesie della sua ultima stagione, tra le quali ritroviamo canzoncine e cabalette, epigrammi e distici. La sua cifra stilistica lo rende unico, prezioso e irripetibile.
Il suo destino appare da questo punto di vista speculare a quello di Ungaretti per il modo inverso e simmetrico in cui hanno attraversato la forma poetica novecentesca. Come dimostra l'interessante raccolta di studi critici a lui dedicati che chiude l'edizione di Garzanti, la sua poesia ha trovato illustri e acuti interpreti che ne hanno apprezzato e valorizzato l'opera sino alla fine si pensi allo studio di Agamben che ha fra l'altro curato la sua opera postuma. Tuttavia è rimasta a lungo confinata a una fruizione di élite colte e raffinate, nonostante la sua poesia sapesse dialogare con il lettore, non lo intimidisse e cercasse di conquistarlo con l'abile miscela di grandi tematiche ed espressioni leggere, ariose, perfino cantabili. Fra l'altro singolare che a differenza di altri grandi della poesia italiana del secolo scorso la sua fama sia stata trasversale, equamente divisa tra modernisti e antimodernisti e senza colorature ideologiche. L'apologia del suo ateismo da parte di un lettore credente come Testori è significativa e tra l'altro la dice lunga sulla perspicacia della cultura cattolica che sa leggere in controluce anche il più miscredente dei poeti, cioè senza lanciare scomuniche e fatwe come gli altri monoteismi avrebbero subito fatto.
Leggerlo e rileggerlo in un'epoca ontologicamente antipoetica come la nostra è al tempo stesso rigenerante e straniante. Ma andrebbe consigliato a tutti coloro che vogliono avvicinarsi alla poesia: i poeti non mettono paura, né annoiano, ma sanno sorridere e farci sorridere della leggerezza dei loro pensieri più profondi trasformati in canto.
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