Tropico del Cancro

Tropico del Cancro

3.0

di Henry Miller


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Descrizione

Romanzo in prima persona, o meglio vera e propria autobiografia con il ritmo narrativo di un romanzo, l'opera racconta, con linguaggio fluidamente realistico, la vita e le imprese dell'autore e dei suoi amici, aspiranti artisti, nei quartieri poveri della Parigi degli anni '30. Una storia piena di alberghi modesti, di stanze infestate dalle cimici, di risse e di sbornie ricorrenti, di emigrati, di truffe e di postriboli, ma soprattutto un'avventura umana di straordinario spessore, un simbolico viaggio lontano da tutte le convenzioni, alla scoperta della propria identità. Apparso nel 1934 a Parigi, il libro conquistò subito notorietà più per i suoi presunti contenuti pornografici che per il suo straordinario e innovativo valore letterario.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 5 recensioni)

3.0Tropico del cancro, 04-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Scandoloso quando uscì nel 1934, ad oggi resta un libro francamente difficile da definire. Il turpiloquio finalizzato a fare effetto, dopo un pò mostra la corda, la disinibizione nelle descrizioni di natura sessuale alla fine diventano una farsa dal sapore commerciale. Stupire per far parlare di sè, ecco il segreto di questo libro.
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3.0Tropico del cancro, 21-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Henry Miller, americano, pubblica nel 1934 questo famoso romanzo, forte, passionale e molto celebre.
L'autobiografia del suo periodo parigino, libertino e disincantato, satura il romanzo, regalando un'opera che ha fatto scuola, per lo stile 'fisico' più che erotico, ricco di storie estreme, degradate ancorché non degradanti.
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1.0Tropico del Cancro, 30-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 4
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Spessore della trama: zero. Spessore dei personaggi: zero.
Brutto parassita sporco e scansafatiche che alla veneranda età di 40 anni suonati non ha altro scopo che pietire un pasto o una sbronza. Pure le prostitute si fà pagare dall'"amico" di turno. Mentre intorno ( siamo tra gli anni '20 e '30) in Europa sta furoreggiando il nazismo ed i campi di concentramento lavorano già alacremente...
Tutto permesso sull'altare dell'arte! Sic.
Quà e là tra la cronaca delle sue squallide peripezie, farneticazioni in cui ricorrono puttane, scaracchi, intestini, emorroidi, odore di sporcizia e di urina, malattie veneree, lenzuola sporche, avvoltoi, morti in putrefazione... MA COSA! La sciacquatura delle mutande di Baudelaire!
Và bene, và bene, devo collocare questo romanzo neglia anni in cui è stato scritto per capirne la genialità (?) e l'innovazione stilistica. Comunque sia, resta sempre e soltanto un sudicio scroccone senza vergogna.
L'unica nota bella del libro, bella ed eterna: Parigi!
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3.0Reale sino all'ossessione!, 18-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Una cosa è sicura,non è un libro che si dimentica! Travolgente, conturbante in tutte le sue pagine, non è adatto ai palati fini, un libro crudo, aspro, reale sino all'ossessione,un libro "maledetto", come "maledetto" è il suo autore, Henry Miller, un mix tra Boudelaire e Rimbaud in poesia e Lautrec e Schiele (l'Artista Tormentato) in pittura. Descrive la vita parigina negli anni '30 del '900,una vita misera, bieca, trasandata, dove vedere le luci dell'alba del giorno dopo era già un'impresa, dove solo l'assenzio e una "buona compagnia" da quattro soldi riuscivano a lenire i dolori dell'esistenza quotidiana, per poi ricominciare a vivere, sognare, e disilludersi immediatamente.
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5.0Dilaniante, 12-08-2010, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Ho con questo libro un rapporto di amore ed odio. Cercavo di prolungarne la lettura, per non staccarmi troppo presto da quel mondo dilaniato. E nello stesso tempo sentivo sempre più di appartenervi, e questa condizione mi devastava. Vi erano momenti in cui desideravo di strapparne le pagine, di liberarmene in qualche modo irruento, perchè mi scalfiva pian piano, mi consumava nelle viscere. E' un libro marcio, corrotto fino all'osso, ma proprio per questo motivo è libero, scevro da luoghi comuni e ovvietà. E' come una malattia, un cancro che purifica il marciume delle anime dannate dal mondo. "(Il cancro) Ha roso le anime nostre e noi non siamo altro che una cosa morta, come la luna."
E' un cancro questo romanzo, e allo stesso tempo ne è la cura, veleno e antidoto contemporaneamente. E leggendolo mi ammalavo gradualmente, sentivo i miei organi interni avvizzirsi, la mia mente implodere, e solo ora, nel momento in cui ho letto la parola fine, sento di essere guarita, sento che mi ha lasciato qualcosa, la cura. La cura che stavo cercando, di cui avevo bisogno, per vivere, per sopravvivere.
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