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Trilogia di New York

Trilogia di New York

di Paul Auster

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Super ET
  • Data di Pubblicazione: marzo 2005
  • EAN: 9788806173883
  • ISBN: 880617388X
Pubblicati tra il 1985 e il 1987, i tre romanzi che compongono questa "Trilogia" sono raffinate detective stories in cui le strade di New York fanno da cornice e palcoscenico a una profonda inquietudine esistenziale. "Città di vetro" è la storia di uno scrittore di gialli che "accetta" l'errore del caso e fingendosi un'altra persona cerca di risolvere un mistero. "Fantasmi" narra la vicenda di un detective privato che viene assoldato per tenere sotto controllo una persona, ma a poco a poco i due ruoli si scambiano e colui che doveva spiare diventa colui che viene spiato. "La stanza chiusa" racconta di uno scrittore che abbandona la vita pubblica e cerca di distruggere le copie della sua ultima opera.

Note su Paul Auster

Paul Auster è nato da una famiglia ebrea di origini polacche a Newark, nello Stato americano del New Jersey, il 3 febbraio 1947. Suo padre, Samuel Auster, era proprietario di alcuni edifici di Jersey City. Sua madre aveva circa 13 anni in meno del marito. Il loro, fin dai primi giorni, non è stato un matrimonio felice. Paul Auster è cresciuto a Newark, assieme alla sorella, più piccola di lui di circa tre anni e affetta da forme di squilibrio mentale. La situazione famigliare ha segnato la vita di Paul Auster, come rivela lui stesso nel suo memoir dal titolo “Hand to Mouth” (1997). Paul inizia a nutrire una forte passione per la letteratura fin da giovane. Dopo le scuole superiori, inizia a viaggiare per l’Europa, visitando l’Italia, la Spagna, Parigi e Dublino, la città di James Joyce. Tornato negli Stati Uniti, si iscrive alla Columbia University. Nel 1966 conosce la scrittrice Lydia Davis, con la quale si sposerà il 6 ottobre 1974 e da cui avrà un figlio. Nel 1969, dopo aver conseguito la laurea, si imbarca su una petroliera e viaggerà per un anno. Poi è di nuovo in Francia, dove resta per tre anni, dal 1971 al 1974. Tornato negli Stati uniti, pubblica due volumi di versi: “Unhearth” e “Wall Writing”. Il suo primo romanzo è del 1979, “L’invenzione della solitudine”, un romanzo autobiografico incentrato sul suo rapporto con il padre, deceduto poco tempo prima. Nel 1985 ottiene il successo a livello internazionale con la trilogia di New York composta da “Città di vetro”, “Fantasmi” e “La stanza chiusa”. Da questo momento in poi, scriverà altri numerosi romanzi e alcune sceneggiature per il cinema. Dopo aver divorziato dalla Davis, nel 1981 si è sposato con la scrittrice Siri Hustvedt, da cui avrà una figlia, Sophie.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 20 recensioni)

3.0Non proprio detective stories..., 15-11-2014
di - leggi tutte le sue recensioni
Tre storie formano questo lavoro di Paul Auster, che conferma il suo scrivere innovativo e fuori dagli schemi. Ho trovato che il capitolo più interessante dei tre fosse il terzo, ma sollevo dubbi sulla definizione "detective stories", dato che le vicende personali dei protagonisti vanno oltre la vicenda investigativa e sono senza dubbio il fulcro del libro. Questo è il terzo libro di Auster che leggo e la sua scrittura è sempre piacevole.
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2.0 (Troppo) grande scrittore , 06-05-2013
di - leggi tutte le sue recensioni
Di una presunzione infinita. Il grande scrittore che scrive, ovviamente di scrittori, infliggendo al povero mortale lettore la perfezione delle sue parole in libertà che non portano da nessuna parte. Vicende prive di senso comune con digressioni insopportabili. La perfezione della scrittura non è sufficiente a giustificare un giudizio positivo su racconti il cui sviluppo ha un andamento apparentemente incerto e probabilmente non chiaro neanche nella mente dell'autore. E' forse solo al terzo racconto che si individua un "course of action" al tempo stesso non banale e capace di interessare ma, anche in questo caso, le noiosissime digressioni e un finale inesistente prendono il sopravvento ed è ancora delusione.
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4.0Ottimo "trittico" letterario, 25-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Tre mini romanzi, tre spy stories avvincenti, capaci di tenere sulla corda il lettore. Ma qual è il legame che incatena i protagonisti, sempre che ve ne sia uno? L'autore sostiene che le tre parti in cui si suddivide il libro sono assolutamente l'una dipendente dall'altra, come se vi fosse un sottile filo rosso a collegarle.
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3.0Dubbioso..., 12-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Sicuramente una gran prova dal punto di vista stilistico. Rimango però spesso ad interrogarmi su quale sia il significato vero e proprio del romanzo. I tre racconti di cui è composto sembrano non avere alcun nesso fra di loro, se non l'ambientazione a New York e qualche sporadico personaggio ricorrente. Ma forse l'intento di Auster era proprio quello di far perdere i punti di riferimento...
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4.0Un unicum tripartito, 10-03-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Opera di Paul Auster da leggere e rileggere, sebbene gli intrecci allusivi tra i tre mini romanzi non siano ben chiari, e ci voglia un'analisi approfondita per cogliere il senso ultimo dell'opera. Eccelsa la capacità dell'autore di delineare i caratteri fisici e spirituali dei suoi personaggi e degli ambienti in cui si trovano ad operare.
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4.0Una vera sorpresa, 24-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Questo è stato il primo libro di Auster che ho letto, e credo sarà il primo di molti: ho letto spesso recensioni entusiaste sui lavori di questo autore, ma non ci si rende conto del suo talento con la penna finché non se ne ha tra le mani una prova. Le tre short stories che compongono questa "Trilogia di New York" non possono essere propriamente definite detective stories in quanto hanno dei tratti peculiari che le pongono su un altro piano, più ricco e più ampio di un semplice giallo. "Città di vetro", "Fantasmi" e "La stanza chiusa" sono tutte legate da un leitmotiv che sono le strade della grande metropoli che dà il nome al romanzo, ma anche da uno stile inconfondibile, che trasporta il lettore all'interno di una sequenza di eventi in cui alla fine non si può non rimanere avvinghiati, in cui l'osservatore esterno comincia, insieme ai personaggi, un percorso pieno di domande, risvolti inaspettati, e ogni volta una conclusione che sembra non chiudere definitivamente una porta, ma ti lascia a domandarti se dopo una lettura così coinvolgente quel tratto del percorso può davvero finire così o se è ancora una volta l'autore che rimescola le carte in tavola e si prepara a una nuova rivelazione che cambierà tutto.
Non essendo un'appassionata del genere sono rimasta colpita io stessa da quanto questi racconti possono aver catalizzato il mio interesse su quelle pagine ma come già detto non è di semplici storie investigative che si parla, bensì di un genere tutto particolare e di una capacità rimarchevole dell'autore, molto abile nel creare storie in cui a prendere il sopravvento sono le illusioni, le opposizioni, gli scambi di persona, il paradosso e l'inaspettato, e nelle quali il caso da risolvere lascia spazio anche a riflessioni che esulano da ciò che riguarda strettamente la trama e si spazia tra digressioni di tipo socio-antropologico, culturale, di argomento letterario e così via. Testi completi, pieni, e trame in cui non si lascia niente al caso e che il lettore non può quindi non apprezzare nella loro totalità.
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5.0Trilogia di New York, 23-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
E pensare che ero indeciso se acquistare questo libro o l'ultimo di Delillo. L'elemento giallo è solo una scusa per parlare d'altro, forse proprio dello Scrivere prima di tutto il resto. Molto Lynchiano nel suo inserire e far ricomparire elementi al momento opportuno, ed è consigliabile leggere la Trilogia nel giro di pochi giorni e senza separarne le parti. Lo stile è scorrevole, ma come capisco che qualcuno possa sentirsi irritato, credo anche che evolva coerentemente e correttamente ne corso delle tre storie.
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4.0Bellissimi, tutti e tre., 07-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Tre romanzi che iniziano a coinvolgerti lentamente, tanto che arrivi al punto di pensare che FORSE non è niente di che. Ma poi invece, pagina dopo pagina capisci che non riesci assolutamente a staccartene. Sono tre racconti complessi che non definirei sicuramente "da ombrellone", vanno letti con calma, assaporati e gustati fino alla fine.
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4.0Trilogia di New York, 30-03-2011
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Buono tutto l'impianto narrativo, ma il finale è dei migliori. Sono tre noir metafisici quelli raccolti in questo volume. Si parla è vero di investigatori privati, di pedinamenti, di persone scomparse. Ma è tutto un pretesto per indagare dentro le vite e soprattutto dentro le teste dei personaggi, con le loro ossessioni e le loro debolezze, le occasioni spesso perdute e quelle non sfruttate. New York non si limita a essere sfondo e ambientazione ma, specialmente nel primo dei tre romanzi, diviene vera e propria protagonista, vitale e malinconica.
Vino in abbinamento. Sarò banale, ma l'unico abbinamento che mi è venuto in mente è un bel Bourbon, per perdersi non solo nei suoi profumi ma guardando sciogliersi lentamente il ghiaccio nel bicchiere.
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5.0L'importante è crederci, e finirlo!, 23-03-2011
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Per me è stato un osso duro, sono stata più volte sul punto di mollarlo a metà (anzi, durante la lettura della prima parte) perché mi sembrava senza capo né coda.
Invece devo ammettere che con il progredire la trama si dipana, i pezzi combaciano e tutto quello che all'inizio sembrava remare contro il lettore (più volte mi sono chiesta quale fosse il senso di alcune cose) trova la sua giusta collocazione.
Dico spesso che talvolta gli autori rischiano di rimanere vittime delle loro trame troppo elaborate, che poi si sgonfiano come soufflè mal riusciti.
Qui invece Auster ci riesce, e alla grande!
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4.0Trilogia di New York, 01-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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La prima parte ("città di vetro") la definirei ipnotizzante.
Per la seconda ("fantasmi") adotterei manipolante.
La terza è tutto e il contrario di tutto.
Auster ci sa proprio fare con la penna tra le mani, però leggere questo libro mi ha creato confusione.
Forse perchè i suoi personaggi pensano troppo e, soggiogati dalle loro paranoie mentali, agiscono poco.
Da non leggere come suo primo libro, dopo "follie di Brooklyn" invece potrebbe avere un perchè.
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3.0Trilogia di New York, 28-10-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Che ci posso fare se preferisco gli autori francesi a quelli americani? Questi ultimi sono dei grandi senz'altro. Ma pure un pò pallosi: De Lillo, Roth e lui. Il suo modo di procedere nella narrazione, non so perchè, lascia in me tracce superficiali che sbiadiscono in breve...
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