I tre inverni della paura

I tre inverni della paura

3.0

di Giampaolo Pansa


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Descrizione

Nevica sangue nei tre inverni della paura. Sono le stagioni più dure della guerra civile italiana e dell'interminabile dopoguerra. Tedeschi, fascisti e partigiani combattono con obiettivi diversi, ma compiono le stesse atrocità. È questo disordine crudele a travolgere Nora Conforti. Diciotto anni, ragazza di famiglia ricca, Nora si rifugia con il padre sulle colline fra Reggio Emilia e Parma. Non immagina che proprio lì incontrerà il primo amore e subito dopo gli orrori di due guerre in grado di sconvolgere la sua esistenza. Giampaolo Pansa ci racconta una storia che nasce da lunghi anni di ricerche sulla Resistenza e sulle sue tante zone d'ombra. Un affresco della borghesia agraria emiliana, nell'arco di sei anni infernali, dal giugno 1940 alla fine del 1946. E una ricostruzione controcorrente di un'epoca feroce. Accanto a figure che appartengono alla storia, come Togliatti, De Gasperi, i capi delle bande rosse e nere, il vescovo Socche, il partigiano bianco detto "il Solitario", si muove la gente comune di quegli anni. Le donne chiamate a sopportare il peso più grande della guerra. I bambini messi di fronte al terrore politico. I giovani schierati su trincee opposte. L'asprezza dello scontro fra ricchi e poveri. Le vittime del dopoguerra che emergono dalle fosse segrete, fantasmi capaci di turbarci ancora oggi.

Note sull'autore

Giampaolo Pansa è uno dei più noti giornalisti e saggisti italiani. È nato a Casale Monferrato nel 1935 e ha studiato presso l’Università degli Studi di Torino, dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi dedicata alla guerra partigiana in Piemonte, pubblicata nel 1967 dall’editore Laterza in un volume intitolato “Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria”. Subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare per il quotidiano torinese “La Stampa”, dando l’avvio alla sua lunga e prestigiosa carriera giornalistica, che prosegue tuttora. Ha scritto, negli anni, per i quotidiani “Il Giorno”, “Il Messaggero di Roma”, “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” e per i settimanali “L’Espresso” e “Panorama”, occupandosi di alcune delle vicende più scottanti e tragiche della storia recente del nostro paese, dalla strage di Piazza Fontana allo scandalo Lockheed. Attualmente scrive per il quotidiano “Libero”, in cui cura la rubrica “Bestiario”. Accanto al lavoro come giornalista, Pansa ha scritto anche numerosi romanzi e saggi, in gran parte dedicati alla storia della Resistenza italiana. A partire dai primi anni 2000 la sua attività saggistica si è concentrata soprattutto sul racconto dei crimini compiuti dai partigiani durante il periodo della guerra civile e nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale. A questo tema sono dedicati svariati saggi – tra cui “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “La grande bugia”, “I gendarmi della memoria” – che sono stati oggetto di polemiche anche molto aspre, poiché accusati di farsi portavoce di una visione revisionista e storicamente poco attendibile. L’autore ha sempre respinto con forza accuse di questo tipo, dichiarando che il suo unico intento è quello di raccontare una parte poco nota della storia d’Italia.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 3 recensioni)

3.0Veritiero o revisionista?, 25-12-2010
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La prima cosa che ho avuto modo di notare leggendo questo libro, è che mi sono innervosita molto a causa di alcuni termini utilizzati dall'autore per descrivere diverse scene. Ogni volta che mi capitava il verbo "accoppare" coniugato nei vari tempi e modi, avevo uno scatto d'ira, poiché è una parola che non mi piace per nulla. Ma tralasciando le questioni ed il gusto lessicali, posso dire che questa è sicuramente la versione dell'altra campana della seconda guerra mondiale e del suo più che mai sanguinoso dopoguerra.
Siamo tutti d'accordo con il dire che gli estremismi sono in ogni caso sbagliati, che la guerra si fa in due e che ogni combattente ha avuto la sua buona parte di colpa in questa vicenda; ciò che non trovo giusto è "santificare" in qualche modo i fascisti evidenziandone il loro coraggio e la loro voglia di combattere per un'ideale (secondo loro) giusto (per fare un esempio, Giovanni decide di combattere a fianco dei fascisti nella Repubblica di Salò e conseguentemente in Germania, per vendicare il padre rapito e ucciso dai partigiani per il fatto di essere fascista) , mentre i partigiani sono stati designati come gli assassini, violentatori e malvagi di turno.
Io l'ho sempre considerata diversamente questa vicenda, non perché abbia qualche ideale politico da difendere, ma perché credo nei partigiani buoni, in quelli che hanno dato la vita per la nostra libertà e che hanno dimostrato di avere del coraggio da vendere per opporsi ad un regime.
In merito a questo libro posso solo dire che è sempre bello leggere qualcosa di "diverso" rispetto agli standard impostici, ed è grazie a questo che io posso farmi un'idea della paura di quegli anni. A me questo libro è servito a sottolineare quanto un regime e tutto ciò che ne deriva, possano essere pericolosi e dannosi per tutti, pertanto cerchiamo di guadagnarci la nostra libertà giorno dopo giorno, evitando di farci mettere i piedi in testa da chi comanda.
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3.0Gli anni bui della Repubblica di Salò, 21-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Gli anni bui della Repubblica di Salò e della Guerra Civile, visti attraverso il lacerante dolore di una ragazza giovanissima, ferita negli affetti più profondi dai disordini legati alla guerra.
Attraverso i suoi lutti dà voce alla ragionee all'umanità in contrasto con la violenza fanatica di opposte fazioni che porta solo alla distruzione.
Ricostruzione puntualissima e pignola dei disordini che seguirono alla fine della Guerra, negli Appennini dell'Emilia-Romagna.
Sul filo della memoria, con lo stile asciutto del giornalista.
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3.0i tre inverni della paura, 13-06-2008, ritenuta utile da 3 utenti su 8
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Ho letto il libro acquistato in libreria, mi sembra però una copiatura dei precedenti libri fatti dal Pansa che ho letto, in particolare cita una ritirata nelle langhe (a raccontare è un partigiano genovese) del comandante mauri e dei suoi partigiani nel comune di marsaglia (cuneo) mi sembra non veritiera perchè mauri non si è mai ritirato dal comune di marsaglia visto che aveva il quartiere generale alle casa detta del ciasre, regione peyre comune di marsaglia, zona limitrofa con il comune di igliano, grazie dell'attenzione - alberto bruno grazie se vorrà verificare meglio
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