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Il trapezio volante e altri racconti

Il trapezio volante e altri racconti

di William Saroyan


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Descrizione

Armeni, ebrei, irlandesi, italiani: tutto il mondo si incontra a San Francisco. Un ritornello jazz in otto ottavi scandisce il sogno di mettere su casa con una ragazza conosciuta sul filo del telegrafo. La magia di un volo sul trapezio evoca il delirio che precede la morte per fame di un ventiduenne scrittore. Il vento fra i vigneti soffia fino in biblioteca, le notti scivolano tra nebbie e scommesse ai cavalli, mille volte perse. Saroyan rende epici e trasparenti terre, desideri nascenti, o una semplice passeggiata sull'oceano: rende più vita la vita.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.3 di 5 su 3 recensioni)


4.0Parla di umanità, 15-05-2012
di G. La rossa - leggi tutte le sue recensioni

«Avevo già ammirato Saroyan per il suo romanzo "La Commedia Umana", ma devo ammettere che è come autore di racconti che fornisce tutto il suo talento. Questa raccolta è anche il manifesto teorico della sua poetica. Solo di una cosa gli preme raccontare: l'Umanità. E in tutti i racconti si sente forte questa urgenza. Magari ci fossero ancora degli scrittori così emozionati dall'Uomo. »

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5.0Il trapezio volante e altri racconti, 08-08-2011
di L. Figertu - leggi tutte le sue recensioni

«Ventiquattro racconti che spaziano dal capolavoro assoluto, in particolare i primi due, a qualche caduta di stile, mi riferisco in particolare a tutti quei racconti che parlano dell'essere scrittore, della capacità di raccontare un mondo, una società, una vita, una persona; a quelli che descrivono cosa significasse per Saroyan scrivere: non solo un piacere, una necessità, una compulsione, ma anche un'eredità. Quella ricevuta silenziosamente e segretamente dal padre (un intellettuale armeno rivoluzionario espulso dal paese ai primi del'900 che si era adattato a fare prima il portinaio a New York e poi l'agricoltore a Fresno) che scriveva su pezzi di carta straccia, su piccoli blocchi consunti, ovunque potesse. Perso il padre in giovanissima età (mai conosciuto realmente, dato che alla morte del genitore il piccolo William aveva solo 3 anni), fu la madre che gli mostrò i taccuini inediti scritti in armeno. Pur non essendo in grado di decifrarne il contenuto, William ne restò affascinato: li contemplò, se ne sentì coinvolto, come da un messaggio che ha attraversato gli anni e le vicissitudini per giungere fino a lui (lo racconta in Io sulla terra).
Sono un raccontastorie con un solo intreccio a disposizione l'uomo, dice Saroyan. Afferma di non voler seguire le regole della retorica, le tecniche di composizione; si dichiara non entusiasta del progresso, e distaccato dalla civiltà, dal destino delle nazioni, dalla Storia con la S maiuscola. Con le sue parole, l'unica arma di cui sa di disporre, vuole restituire all'uomo la sua dignità, quella dignità che il progresso, la guerra, la sopraffazione gli hanno negato. Ed è l'uomo William Saroyan che deve entrare nei racconti, per viverli da dentro, per dimostrare con la sua stessa esistenza il significato della vita umana, dello spirito dell'Uomo, della propria autentica interiorità e sofferenza.
Sono veramente colpita dalla semplicità e dalla schiettezza con cui Saroyan parla di sé e del suo mondo interiore ed esteriore; ho sorriso con grande empatia leggendo Gelida giornata, quel racconto in cui si rende conto di non essere capace di sacrificare nemmeno un inutile e illeggibile testo di anatomia in tedesco per riscaldarsi al fuoco delle sue pagine, per puro amore (e feticismo, mi sento di aggiungere personalmente) dell'oggetto "libro", preferendo tremare per il freddo in una stanza gelida, pur di non venir meno al suo rispetto per i libri, per quel che significano nella vita.
»

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4.0Il trapezio volante e altri racconti, 04-08-2010
di C. Ferrucci - leggi tutte le sue recensioni

«Quando Saroyan parla di umanità lo fa in maniera semplice e al tempo stesso sconvolgente.
La dignità dei protagonisti di questi racconti non cede mai alle condizioni di povertà e disagio in cui si trovano loro malgrado a vivere. Lo scrittore non soccombe al freddo bruciando i suoi libri, ma lascia che sia il corpo ad esserne minato. Lo straccione russo butta nella pattumiera la fonte di un probabile guadagno pur di non fare i conti con la propria coscienza. L'innamorato abbandona gli oggetti, abbandona il luogo dove vive, si allonta dalla persona che ama (senza esserne ricambiato) e ride di un riso amaro "per aver chiesto alla vita più di quanto si potesse avere."

Ma questi racconti parlano anche di persone le cui vite rimangono invischiate negli unici sogni a cui hanno accesso ("Cara Greta Garbo"), analizzano con precisione chirurgica gli equilibri di una coppia, le piccole cattiverie contemplate dall'amore ("Serpente").

Ci sono infine pochi racconti dove la scrittura si fa febbrile, molto cerebrale. Li ho letti con la fretta di portarli a termine, ma lo colgo come mio limite e non come ridondanza dell'autore.
Non è così ovvio entrare in completa sintonia con chi scrive, ma anche in quel caso, è giusto riconoscerne la grandezza quando c'è.

E in Saroyan, tutto era immenso, maestoso, significante.
»

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