Tragedia dell'infanzia

Tragedia dell'infanzia

4.5

di Alberto Savinio


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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0Tragedia dell'infanzia, 04-11-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Per Savinio l’infanzia è un luogo, oltre che fisico (la Grecia), anche della mente, ossia una condizione privilegiata e al tempo stesso dolorosa in cui la particolare percezione delle cose propria del bambino si scontra con la razionalità dell’esperienza e il cosiddetto buonsenso degli adulti. Questo perché la visione degli adulti è stata contaminata e distorta dall’educazione, che è sempre castrazione, in quanto limita la volontà individuale.
Il bambino prova gioie immense o immenso dolore, amore sconfinato o estremo terrore per circostanze che all’adulto appaiono insignificanti; inoltre deve fare i conti con la menzogna, l’inganno e la frustrazione di non trovare nei genitori risposte adeguate ai suoi pressanti interrogativi, che vengono di norma ignorati o addirittura irrisi.
“Tragedia” dunque è l’inevitabile sconfitta a cui è destinata la scomoda “diversità” del bambino, che è poi anche la stessa dell’artista, unico “uomo pieno” in mezzo alla moltitudine degli “uomini ridotti”, omologati nella piattezza di chi non comprende o teme qualsiasi forma di originalità.
Visionario, ironico, poetico. Buffo, toccante, evocativo.
Bellissimo.
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5.0Opera originalissima, 29-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
di chiara impronta autobiografica, che precede cronologicamente “Infanzia di Nivasio Dolcemare”, anticipandone alcune tematiche e processi strutturali. Anche “Tragedia dell’infanzia” non si sviluppa secondo un racconto lineare e continuativo, bensì come la messa a fuoco di rapide scene – quasi un album di fotogrammi – in generale corrispondenti ai capitoli, che richiamano di volta in volta situazioni, stati d’animo, sogni, atmosfere, suoni, sensazioni visive e olfattive…
Più che di una rivisitazione analitica di accadimenti passati, si tratta infatti della rievocazione di ricordi in cui realtà e immaginazione si fondono e si confondono, creando un tessuto narrativo estremamente rarefatto e suggestivo, nel corso del quale si precisano le personali teorie dell’autore.
Per Savinio l’infanzia è un luogo, oltre che fisico (la Grecia), anche della mente, ossia una condizione privilegiata e al tempo stesso dolorosa in cui la particolare percezione delle cose propria del bambino si scontra con la razionalità dell’esperienza e il cosiddetto buonsenso degli adulti. Questo perché la visione degli adulti è stata contaminata e distorta dall’educazione, che è sempre castrazione, in quanto limita la volontà individuale.
Il bambino prova gioie immense o immenso dolore, amore sconfinato o estremo terrore per circostanze che all’adulto appaiono insignificanti; inoltre deve fare i conti con la menzogna, l’inganno e la frustrazione di non trovare nei genitori risposte adeguate ai suoi pressanti interrogativi, che vengono di norma ignorati o addirittura irrisi.
“Tragedia” dunque è l’inevitabile sconfitta a cui è destinata la scomoda “diversità” del bambino, che è poi anche la stessa dell’artista, unico “uomo pieno” in mezzo alla moltitudine degli “uomini ridotti”, omologati nella piattezza di chi non comprende o teme qualsiasi forma di originalità.
Visionario, ironico, poetico. Buffo, toccante, evocativo.
Bellissimo.
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