Terra rossa e pioggia scrosciante

Terra rossa e pioggia scrosciante

3.0

di Vikram Chandra


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Descrizione

Il giovane Abhay, tornato in India dopo un periodo di studi negli Stati Uniti, un giorno ferisce una scimmia che non cessa di infastidirlo. Essendo una creatura sacra, i genitori del ragazzo si prendono cura di lei. La scimmietta tuttavia si rivela ben presto un essere prodigioso capace di scrivere a macchina. Abhay scoprirà che in realtà, sotto le sembianze della sorprendente bestiola, si cela Parasher, spirito minacciato da Yama, Signore della Morte, di essere trascinato nell'aldilà. Unica possibilità di salvezza per lui è quella di riuscire a intrattenere il prossimo narrando delle storie per almeno due ore al giorno. Hanuman, migliore tra le scimmie e patrono dei poeti, suggerisce inoltre una scappatoia: dato che il patto non indica con assoluta certezza chi debba essere il narratore, in quel ruolo potrà di tanto in tanto alternarsi anche Abhay. È così che le imprese del guerriero Sikander e del fratello poeta Sanjay si intrecciano, in un racconto che è una vera cavalcata tra i secoli, alle gesta di Alessandro Magno e alle immagini di un Occidente contemporaneo non meno esotico e misterioso dell'India del passato. Dinanzi a un pubblico che si fa ogni giorno più numeroso, si snoda così un ininterrotto flusso di storie degno dei grandi cicli narrativi del "Mahàbharata" e delle "Mille e una notte" e che giunge a formare il romanzo d'esordio con cui Vikram Chandra si è presentato al mondo come una delle voci nuove della letteratura indiana contemporanea.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 1 recensione)

3.0Terra rossa e pioggia scrosciante, 10-08-2011
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L'india moderna è certo un palcoscenico interessante, non lo nego, è'molto suggestivo l'inizio, che unisce tradizione e modernità come appare frequente tra gli scrittori indiani (Vikram Seth e la Divakaruni, tanto per citarne due); dal corpo di una scimmia, gravemente ferita volontariamente dal giovane Abhay, si manifesta l'anima reincarnata del bramino Parasher, nel suo viaggio verso l'immortalità. Come già Sheherazade, anche Parasher deve intrattenere un pubblico, condanna inflittagli nientemeno che dal dio Yama, per intercessione di Hanum257; n, la divinità scimmia, e Ga326; e347; a, il dio elefante.
Inizia così un'altalena di antico e moderno, di eroici epici della tradizione e di moderni studenti del college, dato che a volte anche Abhay è costretto a sostituirsi a Parasher nell'intrattenimento del pubblico. Quest'altalena di temi non può non generare un'altalena di ritmi e stili, nel suo complesso abbastanza gradevole. Non bisogna essere esperti di tradizioni e mitologia indiane per apprezzare le storie narrate, che contengono comunque molti richiami e rimandi all'Europa e al mondo occidentale in genere, con la citazione di figure realmente esistite e che ebbero un ruolo nella colonizzazione dell'India.
Il titolo è molto suggestivo, ed è estrapolato da una poesia Tamil del IV secolo che recita nell'amore i nostri cuori si sono mescolati come terra rossa e pioggia scrosciante, una mescolanza che può facilmente riferirsi, negli intendimenti dell'autore, anche alle culture tradizionale e moderna. La vivacità di certe scene narrate fa pensare a un film di Bollywood, colorato, musicale, allegro, una piccola prova di realismo magico, un viaggio nella macchina del tempo che però immancabilmente finisce per svantaggiare il presente al confronto col passato epico e avventuroso, una serie di matrioske racchiuse una dentro l'altra un po' come le storie di Potocki in Manoscritto trovato a Saragozza che costruiscono un racconto nel racconto.
Vikram Chandra esordisce con questo lungo romanzo composito dimostrando di possedere cosa non sempre scontata negli scrittori la capacità di intrecciare trame, di raccontare vicende, di dipingere personaggi che restano impressi. Nella sua opera finora più importante, Giochi sacri, questo suo talento sarà ancora più evidente e visibile.
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