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Nelle tenebre di Norimberga. Parla lo psicologo del processo

Nelle tenebre di Norimberga. Parla lo psicologo del processo

di George M. Gilbert

5.0

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  • Editore: SEI
  • Collana: Sestante
  • Traduttore: Forno D.
  • Data di Pubblicazione: novembre 2005
  • EAN: 9788805059959
  • ISBN: 8805059951
  • Pagine: XII-446
  • Formato: brossura

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G. M. Gilbert era lo psicologo americano della prigione di Norimberga durante il celebre processo ai grandi criminali di guerra nazisti, che iniziò il 20 novembre 1945; egli ebbe l'opportunità unica di osservare con scientifica imparzialità, incontrandoli tutti i giorni, Goering, Hess, Keitel, Ribbentrop, Frank, Jodl e tutti gli altri leader nazisti, che a poco a poco gli rivelano i loro pensieri più nascosti e intimi. Nel corso di tutto il processo, Gilbert vive dietro le quinte, a tu per tu con i protagonisti, investigandone motivazioni e pensieri; in tal modo può analizzare che cosa abbia condotto questi uomini a creare la malvagia utopia ariana e i mondi da incubo di Auschwitz, Dachau e Buchenwald.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Io non uccido!, 11-01-2011, ritenuta utile da 6 utenti su 6
di - leggi tutte le sue recensioni
Testimonianze di uomini che ebbero parte attiva alla più grande tragedia umanitaria del XX secolo dell'Europa, una volta potentissimi e pericolosi per ogni essere umano, ora si trovano dietro le sbarre e si dimostrano uomini comuni. Ora, privati del loro immenso potere di uccidere chiunque vogliano, devono fare i conti con la giustizia che li accusa di crimini efferati e ingiustificati. Sono impauriti, piangono, si convertono alla religione ma respingono attivamente fino alla fine le loro responsabilità, si accusano uno con l'altro, accusano i loro diretti superiori morti suicidi come Hitler, Himmler, respingono i loro capi di imputazione, si deridono l'uno con l'altro, si insultano sperando in qualche modo di ottenere una mitigazione alla loro già scritta condanna. Nessuno di loro sapeva oppure, quando sapevano, obbedivano solo agli ordini, anzi se avessero saputo si sarebbero sicuramente ribellati a queste immani stragi. Chi non conosceva l'esistenza dei campi di sterminio, chi, invece, ne era a conoscenza ma non era al corrente dei crimini che venivano perpetrati in questi campi ma, in entrambi i casi, nessuno di loro era colpevole. La colpa ricade sugli ebrei oppure sugli americani, addirittura sull'Inquisizione Cattolica, anzi anche gli Inglesi sono colpevoli perché non convinsero i Polacchi a regalare alla grande Germania la loro patria, la Polonia. Tutti uniti dalla lealtà al loro carismatico Hitler, anzi addirittura Hitler non fece mai nulla di male contro nessun essere umano. Banali scuse per convincere se stessi e il tribunale che li sta processando che questo processo è soltanto una farsa, è soltanto il tribunale dei vincitori che giudica i vinti soltanto perché hanno perso quella loro giustificata e inevitabile guerra contro tutte le popolazioni del mondo. Questi imputati respingeranno fino alla fine sia le accuse a loro mosse sia la loro inappellabile condanna. Questi uomini, però, ebbero un processo prima di essere puniti, quel processo che nessuna delle loro dodici milioni di vittime ebbe il diritto di avere prima di essere condannate a morte.
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