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Tempo di uccidere

Tempo di uccidere

di Ennio Flaiano

4.0

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In un'Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente dell'esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. È così, per caso, che cominciano le avventure del protagonista di "Tempo di uccidere", indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia nient'altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine, in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un'altra: un incidente, l'incontro con Miriam, l'amore, lo spettro di un omicidio e quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 6 recensioni)

4.0Letteratura fluida, 15-05-2012
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Sullo sfondo della guerra fascista dell'Etiopia la tragedia di un tenente, colpevole dell'uccisione non voluta di una ragazza indigena. Un uomo che si lascia andare ai propri pensieri terrorizzato dallo spettro della malattia, tra i richiami della coscienza, la rabbia e le perplessità davanti alla dominazione e alla violenza nei confronti di un popolo conquistato. Un romanzo molto originale, assolutamente moderno ma molto poco conosciuto, copioso di metafore e di spunti di riflessione.
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4.0Tempo di uccidere, 08-08-2011
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Prima e unica incursione del Flaiano nei territori a lui ignoti del romanzo, Il coccodrillo sarebbe stato il titolo scelto da Flaiano per questo romanzo. Solo per questioni editoriali Longanesi chiese all'Autore di cambiarlo: pare non gli piacesse avendo pubblicato in quel periodo anche un Elefante e un Camaleonte e temendo i troppi animali sulle sue copertine.
Ma la proposta di Flaiano non poteva essere più opportuna: il coccodrillo è presente infatti in tutta la storia, ed è'la storia: quella del Tenente protagonista e quella di ciascuno di noi. Pericolo silente e temibile come le casualità e gli imprevisti che perseguitano la vita; presenza infida e nascosta, come le angosce e i tormenti che pervadono la mente; in agguato come gli incubi e le paure; addormentata e lenta come il Tempo che scorre in quei luoghi spesso surreali, dove l'orologio si è fermato, e nelle persone impigrite dalla noia.
Un racconto che diventa un colloquio con se stesso, tra passato e presente, in cui la natura partecipa alla sensazione di desolazione e incertezza, con gli alberi di cartapesta, le ombre ostili e i corvi che volano anche sui pensieri.
Una lettura psicologica paradossale e ironica della mente umana, delle sue paure e dei suoi fantasmi, delle irrazionalità che permettono di credere a tutto e al contrario di tutto, delle assurdità che arrivano a far giustificare omicidi e turpi azioni pur di alleggerire la coscienza dai sensi di colpa.
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4.0Tempo di uccidere, 24-07-2011
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Incredibilmente trascurato dalla critica, è il primo e unico romanzo a firma di Flaiano. E altrettanto ingiusto è anche il modo in cui lo si è costretto per anni, banalizzandolo, in un contesto limitatamente coloniale.
Questo libro è pura condensa nera e appiccicosa: quella del rimorso. In un mondo dalla superficie tanto liscia da farci scivolare sopra il cuore, l'umanità affonda in una noia che ottunde, che spezza la punta dei sentimenti.
Impossibilità è la cifra, per me. Impossibilità di vivere e viversi come uomini, innanzitutto, in una solitudine che è piu' profonda di quella dei ghiacci.
Indubbiamente, poi, sono frasi come: ''L'Africa è lo sgabuzzino delle porcherie, eh? ''a dare la misura della grandezza e della complessità dei temi di questo romanzo.
Per tutto questo quando sento gente dire che dopo le prime sessanta pagine il libro perde il ritmo vorrei urlare! Ma quale ritmo? L'immoralità, il degrado, la sopraffazione dell'uomo sull'uomo dovrebbero andarti sottopelle da sole, come un ago ipodermico. Troppo facile aspettarsi che simili abbrutimenti procedano sempre a passo di marcetta. Spesso, ci assalgono e strozzano nel silenzio dei giorni.
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5.0Tempo di uccidere, 22-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Non so veramente trovare parole per questo lavoro. Un vero peccato che Flaiano abbia scritto fondamentalmente un solo romanzo Tempo di Uccidere, ma del resto immagino che ciò abbia contribuito in parte alla fortuna del cinema italiano, dato che lo stesso Flaiano è stato il sceneggiatore di film tra i quali Roma città aperta, la bella vita e 8 e. Il libro racconta della vita di un soldato posto di fronte alla guerra e all'omicidio, da cui tenta di fuggire isolandosi in una dimensione solipsistica che permette al narratore di indagare la vita interiore del protagonista, con una certa abilità e maestria direi. La descrizione degli eventi e dei luoghi è altrettanto ben riuscita, e tutto concorre a fare di questo libro un autentico gioiello della nostra letteratura. Consigliato.
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5.0Dall'Africa all'anima, 01-10-2010, ritenuta utile da 2 utenti su 4
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L’Africa è una boscaglia d’alberi in cartapesta, “fondo di magazzino dell’Universo” in uso ad trova-roba da scena periferica. La Guerra è un terraccio secco per carogne fetide, sette proiettili sette in un gorgo d’acqua, volti annoiati in lerce divise. La Storia è una circostanza che è un incidente che è u-na disgrazia. Che forse sarà colpa. È un covo d’ombre “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano: sipa-rio violaceo divelto da un arsenale d’apparizioni ossessive, di persecuzioni inventate, di paure subi-te. È un’ombra in covo l’inizio della fine: una tenebra in moto, il respiro improvviso, il timore che si fa colpo lasciato. Il sangue, la morte, la tomba. Il sangue, la morte, il ricordo. Il sangue, la morte: una tortura. Nulla è lasciato al caso in questa scrittura: tanfi ed odori, suggestioni olfattive di primigenia; parole e silenzi, echi d’un remoto eterno presente; carni e scheletri d’uomo, larve scacciate da un vecchio deposito. Nulla è lasciato perché ogni singolo, minuto, impercettibile conta quando si è soli e non soli, al buio e in visione, ancor vivi ma come già morti. Flaiano consegna a chi legge un capolavoro che è oltre-al-genere: sbircia il giallo, la narrazione di viaggio, il resoconto di storia passata ma è altro: è racconto lucido e, ad un tempo, onirico, su quanto gravi moralmente il senso di colpa, la sua consapevolezza, la sua mancata punizione. Sul senso di giustizia che appartiene all’animo, che non coincide con quello che è degli uomini. Da leggere.
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2.0Tempo di uccidere, 24-09-2010
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Ho preso il libro per leggere qualcosa di Flaiano, di cui conoscevo solo gli aforismi. La scelta e' caduta sul premio strega di non so quale anno. Il libro mi ha un po'deluso. Scritto molto bene, ma la storia del capitano che vuol tornare a casa e che prende la lebbra (forse) e' molto lenta.
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