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Tempo profondo. Antenati, fossili, pietre

Tempo profondo. Antenati, fossili, pietre

di Henry Gee

5.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Saggi
  • Traduttore: Luzzatto M.
  • Data di Pubblicazione: marzo 2006
  • EAN: 9788806161330
  • ISBN: 8806161334
  • Pagine: X-236
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Un nostro lontano antenato, da qualche parte sul pianeta, un giorno sarebbe caparbiamente uscito dall'oceano per tentare vita sulla terraferma. Molti milioni di anni più tardi un suo discendente avrebbe sfidato e vinto la potenza dei dinosauri e dopo altri milioni di anni un discendente ancora più "evoluto" si sarebbe rizzato in piedi e avrebbe pronunciato le prime parole della storia. Questa lettura lineare e progressiva della nostra epopea riflette tutt'al più i nostri pregiudizi, ma si adatta davvero male ai dati empirici della paleontologia. Tuttavia c'è un modo per dare un senso ai pochi resti del passato e per ipotizzare il nostro posto nella natura e nella storia: si chiama "cladistica".

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Evoluzione, filogenesi e cladismo, 11-11-2009, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
L'iconografia classica, utilizzata per illustrare l'evoluzione biologica nelle pubblicazioni divulgative, rappresenta un susseguirsi di forme che porta invariabilmente al culmine l'uomo, e molti immaginano effettivamente il fenomeno evolutivo in questi termini, magari incastonato in un disegno teleologico. Effettivamente, questa rappresentazione risponde ai nostri pregiudizi, ed alle credenze religiose di cui è imbevuta la nostra cultura. Lo stesso termine “evoluzione” presuppone, per il pubblico non specialista un miglioramento progressivo. Ovviamente, le cose non stanno affatto così: l'evoluzione non è finalista ed è arbitrario ridurre le nostre ascendenze alle forme fossili conosciute. Questo libro, partendo da questi assunti, accompagna il lettore attraverso un percorso critico-didattico volto a chiarire lo svolgersi degli eventi avvenuti nel corso del "tempo profondo" e le metodologie di lavoro degli specialisti, senza cercare un'impossibile linea filetica diretta che ci leghi alle forme fossili in maniera lineare. L'Autore, Senior editor della rivista scientifica internazionale "Nature", illustra superbamente la materia rendendo la lettura vivace e scorrevole.
Gee chiarisce che, mentre non ha senso ricostruire precisi alberi evolutivi, è possibile tuttavia affrontare il tentativo di costruire, attraverso le testimonianze fossili e la genetica, le linee filetiche in senso inverso. Trovare cioè, in base alle caratteristiche comuni delle specie, dove "inserire" l'ultimo antenato comune a due specie. In questo modo i diagrammi ramificati, che ad un primo sguardo possono apparire genealogie, acquistano il significato di vere ipotesi scientifiche. Questo metodo di lavoro, messo a punto negli anni sessanta da un Entomologo tedesco, William Hennig, viene definito Cladismo. In effetti, le premesse e le aspettative del Cladismo sono corrette, ma, a parere dello scrivente e di molti altri evoluzionisti, il metodo utilizzato non è corretto in quanto le possibilità di tradurle in pratica si dimostrano spesso fallaci, come dimostrato dal fatto che, partendo dalle stesse informazioni raramente i Cladisti arrivano alle stesse conclusioni. Altrettanto inesatta, l'ipotesi di Hennig secondo la quale da ogni specie capostipite debbano originarsi due specie figlie, da cui si dipartono altrettante specie ad ogni evento di speciazione. Viceversa, un importante contributo alla sistematica, dato da Hennig, è il concetto che la ricostruzione filogenetica deve appoggiarsi esclusivamente al riconoscimento delle sinapomorfie (comune possesso di caratteri plesiomorfi, cioè originari), e non alle simplesiomorfie (possesso di caratteri apomorfi, ossia derivati). Secondo i cladisti la ricostruzione dei gradi di parentela si riduce nella semplice traduzione in termini gerarchici dei rapporti di parentela che sono rappresentabili graficamente in un albero filogenetico. Quindi ogni livello classificatorio, dal philum alla specie, deve avere necessariamente un taxon fratello, definito sister group da Hennig stesso e adelphotaxon da Peter Ax. Ovviamente ogni livello di taxa deve essere necessariamente monofiletico, infatti ognuno deve includere solo le forme derivate dal capostipite. Questo porta a rifiutare sia i taxa parafiletici (taxa che, pur comprendendo specie con antenati in comune, non le includono tutte) che polifiletici (ossia comprendenti specie originate da antenati diversi). Questa metodologia sistematica, oltre a considerare la speciazione alla stregua di un artificio matematico, non tiene conto di un aspetto fondamentale del problema: l'evoluzione non può ridursi alla cladogenesi (speciazione), perché hanno importanza fondamentale anche l'adattamento, il superamento dei problemi ecologici sperimentati dagli generazioni precedenti, l'occupazione di nuove nicchie ecologiche resesi disponibili (radiazione adattativa). A prescindere comunque da questa necessaria digressione, va detto che il libro di Gee è comunque un prezioso contributo per un proficuo studio della biologia evoluzionistica ed è un ottimo esempio di come va affrontato un argomento scientifico: si può certamente annoverarlo fra gli esempi di alta divulgazione.

Prof. Ettore Ruberti
ENEA - Dipartimento Biotecnologie, Agroindustria e Protezione della salute
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