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Teatro

Teatro

di Torquato Tasso

4.0

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  • Editore: Garzanti Libri
  • Collana: I grandi libri
  • Edizione: 4
  • Data di Pubblicazione: luglio 2003
  • EAN: 9788811362920
  • ISBN: 881136292X
  • Pagine: XLVI-352
  • Formato: brossura
La delicata tessitura della finzione pastorale dell'"Aminta", la desolata condizione esistenziale rappresentata nel "Re Torrismondo", le dolenti suggestioni autobiografiche dei "Dialoghi": la fertile inventiva del Tasso spazia tra generi diversi anticipando il barocco con la sua scrittura fitta di metafore, il gusto scenografico, le sfumature dell'amore, sensuale, disperato, virginale, stregato. Aleggia nella sua opera un senso tragico del destino, frutto forse della sua travagliata biografia.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Teatro, 03-10-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Rara avis, mi piacciono le favole pastorali, e fra queste l'Aminta costituisce la vetta: è il sogno d'un mondo perfetto, rarefatto, di cui nella Liberata troviamo ancora un eco nella placidità del villaggio di pastori ove trova rifugio Erminia. Qui un vecchio contrappone in modo esplicito il suo universo alle "inique corti"; e, se ha ragione Giorgio Agamben quando trova nella dimensione politica la cifra del Barocco, le implicazioni etiche della favola pastorale diventano trasparenti: nel momento in cui l'assolutismo crea lo Stato impersonale moderno, le fantasie di evasione fanno vela verso un'isola-mondo giusta e "naturale", si tratti di un'Arcadia immaginaria o della shakespeariana foresta di Arden.
Nel Re Torrismondo (e nel Galealto, sua prima stesura) avvertiamo invece tutta l'inquietudine dell'uomo post-rinascimentale all'interno d'un cosmo vastissimo e freddo, in cui il tempo è solo misura del dolore, come rende esplicito il famoso coro finale, il quale va letto tra gl'incunaboli del clima ossessivo che di lì a poco si sarebbe sfogato nelle corone di sonetti su orologi, sepolcri, scheletri e anatomie.
Tasso, in extremis, riuscì a ricomporre il suo inquieto sgomento nella rassegnazione alla morte già presagita vicinissima nell'ultima lettera ad Antonio Costantini: Mi sono fatto condurre in questo munistero di Sant'Onofrio, non solo perché l'aria è lodata da' medici più che d'alcun'altra parte di Roma, ma quasi per cominciare da questo luogo eminente, e con la conversazione di questi divoti padri, la mia conversazione in cielo.
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