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Il teatro di Sabbath

Il teatro di Sabbath

di Philip Roth


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Descrizione

Lui era il dimenticato burattinaio Mickey Sabbath, un uomo piccolo e tarchiato con la barba bianca e irritanti occhi verdi e dita tormentate dall'artrite deformante: questa la presentazione che Philip Roth fa di un eroe che di eroico ha ben poco. Un uomo brutto e anziano che ha perso le sue buone occasioni per sfondare nella vita: potrebbe essere un fallito, insomma. Ma Sabbath non lo è affatto: a sessantaquattro anni, coltiva da più di un decennio un legame "di stupefacente impudicizia e altrettanto stupefacente riservatezza" con una donna slava che tradisce regolarmente; ha fondato il Teatro degli Innocenti, attirandosi critiche e antipatie e ha speso ogni sua energia nel tentativo di costruirsi una vita libera. O almeno così crede.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 3 recensioni)


4.0Il teatro di Sabbath, 09-08-2011
di L. Menichini - leggi tutte le sue recensioni

«Roth ci mette lo zampio e crea uno dei protagonisti più odiosi della letteratura contemporanea, non c'è dubbio che il suo personaggio sia stato costruito dall'autore in maniera volutamente e forzatamente disturbante, come già visto in certi aspetti di David Kepesh, altro famoso protagonista rothiano. Sabbath gode smodatamente nel conquistarsi l'antipatia e direi quasi l'odio di chi gli sta attorno (un esempio per tutti, il comportamento verso l'amico di sempre Norman, nella parte terminale del romanzo) . E' la vecchiaia, la bestia nera di Roth che tanta parte ha nella sua più recente produzione, la concausa di questo degrado di Mickey Sabbath; quando tutto attorno a noi si corrompe e si disfa, quando il corpo della donna amata (amata in senso fisico, fisicissimo anzi) diventa il covo di un male incurabile e disgustoso il parallelo con la Consuela de L'animale morente è immediato tutto attorno a Sabbath frana, trasformando anche le testimonianze di amore per Drenka in atti oltraggiosi e disgustosi (si vedano le scene nel cimitero, in alcuni aspetti echeggianti momenti di Everyman) .
Nonostante il suo sforzo nel farsi detestare, io ho adorato Mickey Sabbath; ho letto in lui non la misoginia ma la disperazione, non l'egoismo ma l'inarrestabile bisogno di sentirsi vivo, non il disprezzo per il mondo che lo circonda ma il legame irrisolto col fratello Morty, ucciso in guerra nel 1944 e la conseguente alterazione mentale della madre, di cui Sabbath continua a sentire la voce che lo tormenta e lo opprime.
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4.0Il teatro di Sabbath, 31-03-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di S. Mastrandea - leggi tutte le sue recensioni

«Stile chiaro, pulito e asciutto. Non delude mai. Non è facile camminare sul filo del rasoio: ci si ferisce la pianta dei piedi e il rischio di precipitare è sempre in agguato. Mickey Sabbath, protagonista di questo romanzo, ha passato la vita tra provocazioni, eccessi, abusi, sempre sull'orlo del precipizio, sempre rischiando la caduta definitiva. L'amore o forse l'odio o forse la mescolanza dei due lo tengono in equilibrio, anche quando tutto pare definitivamente compromesso.
E anche la scrittura di Roth corre letteralmente sul filo del rasoio. Molte pagine contengono un linguaggio sessualmente più che esplicito, che rischia di sfociare nella pornografia. Ma la grandezza dello scrittore, come dell'equilibrista, è proprio quella di arrivare al limite estremo, dove l'equilibrio pare irrimediabilmente perso, senza cadere. Rivelando la sua immensa arte e grandezza e regalando un autentico capolavoro.
»

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4.0Il teatro di Sabbath, 18-11-2010
di R. Sbozza - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro non da respiro, è così crudo da essere a tratti corrosivo per l'egoismo del sesso, dell'arte, del realizzare i propri desideri o capricci, ma lascia il segno. »

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