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Sunset park

Sunset park

di Paul Auster

3.5

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Supercoralli
  • Traduttore: Bocchiola M.
  • Data di Pubblicazione: novembre 2010
  • EAN: 9788806203825
  • ISBN: 8806203827
  • Pagine: 222
  • Formato: rilegato

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Miles Heller ha ventotto anni e vive in Florida. Ha poco, eppure ha tutto: l'amore di un'adorabile ragazza di origini cubane, la passione trasmessagli dal padre per il baseball con le sue storie fatte di destino e casualità, e i libri, "una malattia da cui non vuole essere curato". Il lavoro non è un granché, d'accordo, ma lui sembra farlo come se in quell'attività intuisse un misterioso legame con la sua esistenza: affinché le banche possano rimetterle in vendita, deve entrare nelle abitazioni abbandonate e fotografare gli oggetti che gli inquilini vi hanno lasciato. Ma Miles ha una vita precedente da cui negli ultimi sette anni è fuggito. E continuerebbe a farlo se il destino (o il caso) non si mettesse in mezzo: Pilar, la sua ragazza, è orfana e vive con le sorelle maggiori. Ed è minorenne. Così quando decide di trasferirsi da Miles, lui deve avere il loro consenso che ottiene corrompendo la più grande. Ma dopo qualche mese, Angela Sanchez inizia a ricattarlo. A Miles non resta che cambiare aria per un po': in fondo Pilar sarà presto maggiorenne e nulla potrà separarli. Si rivolge all'unico amico con cui è rimasto in contatto, Bing, che insieme ad altri tre ragazzi vive a Brooklyn, in una casa occupata in una zona chiamata Sunset Park. Tornare a New York, la sua città natale, significa fare i conti con i motivi che l'hanno spinto ad andarsene di casa, significa chiarire definitivamente i motivi che hanno determinato la morte del fratello Bobby.

Note su Paul Auster

Paul Auster è nato da una famiglia ebrea di origini polacche a Newark, nello Stato americano del New Jersey, il 3 febbraio 1947. Suo padre, Samuel Auster, era proprietario di alcuni edifici di Jersey City. Sua madre aveva circa 13 anni in meno del marito. Il loro, fin dai primi giorni, non è stato un matrimonio felice. Paul Auster è cresciuto a Newark, assieme alla sorella, più piccola di lui di circa tre anni e affetta da forme di squilibrio mentale. La situazione famigliare ha segnato la vita di Paul Auster, come rivela lui stesso nel suo memoir dal titolo “Hand to Mouth” (1997). Paul inizia a nutrire una forte passione per la letteratura fin da giovane. Dopo le scuole superiori, inizia a viaggiare per l’Europa, visitando l’Italia, la Spagna, Parigi e Dublino, la città di James Joyce. Tornato negli Stati Uniti, si iscrive alla Columbia University. Nel 1966 conosce la scrittrice Lydia Davis, con la quale si sposerà il 6 ottobre 1974 e da cui avrà un figlio. Nel 1969, dopo aver conseguito la laurea, si imbarca su una petroliera e viaggerà per un anno. Poi è di nuovo in Francia, dove resta per tre anni, dal 1971 al 1974. Tornato negli Stati uniti, pubblica due volumi di versi: “Unhearth” e “Wall Writing”. Il suo primo romanzo è del 1979, “L’invenzione della solitudine”, un romanzo autobiografico incentrato sul suo rapporto con il padre, deceduto poco tempo prima. Nel 1985 ottiene il successo a livello internazionale con la trilogia di New York composta da “Città di vetro”, “Fantasmi” e “La stanza chiusa”. Da questo momento in poi, scriverà altri numerosi romanzi e alcune sceneggiature per il cinema. Dopo aver divorziato dalla Davis, nel 1981 si è sposato con la scrittrice Siri Hustvedt, da cui avrà una figlia, Sophie.
 

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.6 di 5 su 7 recensioni)

2.0Non il suo migliore, 04-10-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Nonostante un inizio sorrevole, dopo una ventina di pagine si sprofonda nella inedia e non si riesce ad "empatizzare" con la gran parte dei personaggi. Nei momenti più alti del libro Auster si conferma uno dei migliori talenti contemporanei, ma alla fine rimane un pò di amaro in bocca perchè questo romanzo non risulta particolarmente seducente nè assomma nulla alle precedenti opere dell'autore.
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5.0Sunset park, 26-09-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Sul piano stilistico Auster non delude davvero mai, sono anni che ci delizia il palato con la stessa incisiva prosa, quanto alle tematiche dominanti, tornano tutte anche in questa variazione: il caso, il destino, il confronto tra le generazioni, il viaggio, l'erranza e il ritorno, ecc. I personaggi di Auster hanno una loro complessità come sempre. Ma ecco che il rapporto tra autore, narratore e personaggio si arricchisce. Stavolta notiamo che la struttura del romanzo inizio, centro e fine è scomposta in una serie di capitoli che assomigliano molto al racconto vero e proprio dal momento che mutano di protagonista, tematica, ecc. E si sarebbe tentati di affermare che Auster si sia servito della forma romanzo per far passare una serie di racconti, se non ci fosse un "fil rouge" a connetterli l'uno con l'altro e questo si annodasse intorno al protagonista che appare per primo e esce di scena per ultimo: Miles Morris.
Lui a portarsi dentro un senso di colpa che è il motivo di partenza della narrazione e non può essere che lui il personaggio con il quale interagiscono e trovano un senso nella storia gli altri personaggi che un po' alla volta impariamo a conoscere.
Ma sarebbe sbagliato distinguere tra personaggi principali e secondari nella vicenda narrata da Auster: sono tutti grandi personaggi quelli che agiscono all'interno della trama narrativa - gli altri tre coinquilini del condominio di Sunset Park, i genitori naturali e acquisiti di Miles, la sua fidanzata Pilar con le terribili sorelle, ecc.
E come potrebbe essere altrimenti? L'atteggiamento dell'autore nei loro confronti non è di odio, o di disprezzo o ancora di denigrazione, quanto di una vera, profonda, umana empatia. Dopo generazioni di scrittori negativi a priori o a posteriori ecco finalmente che torna davanti a noi qualcuno che l'umanità la conosce, la valuta per quel che è e dunque non la mistifica mai, ma soprattutto la ama. Ogni personaggio ha una sua storia e quel che in un altro contesto potrebbe servire da movente per giustiziarlo sulla pagina qui si fa racconto, analisi, spiegazione. Pensiamoci un attimo: la madre di Miles, cioè l'attrice Mary-Lee che lo abbandona quando il figlio è ancora un infante, potrebbe essere descritta come un mostro. E invece impariamo come lettori a conoscerla, ad ascoltarla ragionare a modo suo, insomma anche noi ad amarla. Perfino il mondo dell'eros non ha mai alcunché di pruriginoso o al contrario di moralistico si pensi all'accordo stabilito tra Bing e la pittrice Ellen ovvero alla prova omosessuale di Bing con Jake. Pensiamo che cosa ne avrebbe tratto un altro scrittore come Roth, al quale non pare mai vero di mostrare il lato morboso delle sue creature. Niente da fare con Auster: degno continuatore dello spirito apollineo di Goethe, lui conosce il cuore umano fin dentro i suoi precordi ma non si compiace di farlo rotolare nel fango.
Così pure la stratigrafia della pagina austeriana illumina con la stessa luce tutte le sequenze rappresentate e discusse. I dialoghi sono isolati, ma intensi. Perfino le cosiddette digressioni che dovrebbero scolorire la tenuta del plot invece rimandano a un'identica ispirazione: Auster resta grande anche quando lascia scorrere pagine sul cinema, sul teatro, su altri romanzi, sul mondo dell'editoria, sulla persecuzione degli scrittori nel mondo e la conseguente attività del PEN club, perfino sul baseball. Anche se isolassimo dal contesto uno solo di questi spunti apparentemente minori vi troveremmo lo stesso codice genetico dell'intero corpus narrativo.
Libro eccezionale che si legge con un pathos crescente fino al doloroso e drammatico finale che non ci concede scampo, perché la vita è così: insensata, ingiusta, senza speranza alcuna. Non ci resta che l'attimo che fugge e tutti i se e i ma che senza alcun lieto fine la vita ci porta via.
Che è verità amara da accettare, ma è la verità. Ed è quel che non possono che ripeterci da sempre i grandi autori.
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4.0Di stima, 10-08-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
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Come sempre, Auster mi fa incazzare. Scrive benissimo, le storie sono sempre intriganti, lo spaccato di vita della grande mela è perfetto, i personaggi sono sempre intriganti, però... Anche questo romanzo che vede protagonista Miles Heller e la sua famiglia è intrigante e lo sviluppo della storia convicente, se non fosse che, alcune parti sembrano un pò gettate lì, solo per arrivare alla fine, quasi che occorra non superare il traguardo delle 200 pagine per non tediare il lettore, un pò come un film che deve durare 2 ore.
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4.0Una esistenza, molte esistenze, 13-03-2011
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Una esistenza: quella di Miles Heller, il giovane protagonista principale della "commedia" di Auster. Molte altre esistenze: quelle dei personaggi che, ruotando attorno a Miles, magicamente prendono vita ed esistono per se stessi e intessendo rapporti, e ci vengono descritti in quel particolare momento fin nell'intimo delle emozioni e delle relazioni. Ed è appunto un (breve) periodo della vita di Miles quello che Auster sceglie di raccontare, per farci affacciare in realtà su tutta quella serie di esistenze che egli ha scolpito a tutto tondo con grande maestria. Assai fluente è la prosa dell'autore, anche se talvolta ci pare eccedere in monologhi o colloqui che ci paiono eccessivi. (Un appunto alla traduzione, in qualche occasione affrettata). Significativa è la scelta dell'ambientazione, dei personaggi e dei temi: siamo nel 2010 e (per la gran parte delle pagine del romanzo) a New York, ma a Sunset Park il tempo sembra essere tornato a quelli della "beat generation".
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4.0Sunset park, 25-02-2011
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Mi pare uno dei più bei libri di Auster. L'autore ha una capacità empatica, attraverso la quale immagini diventano mezzo perfetto per comunicare con il lettore. Ricco di temi. Pieno di personaggi dei quali scandaglia con acutezza i pensieri, le speranze, le paure. Dove si avverte il peso della crisi che tocca, anche negli Stati Uniti, soprattutto i piu' giovani e la loro collocazione sociale. Incentrato sulle vicende di un gruppo di ragazzi, in difficoltà, ma capaci di non perdere la bussola e di essere, ad un tempo, tenaci nel perseguimento dei rispettivi progetti di vita e solidali tra loro. Giovani scrittori, artisti, amanti del cinema; persone che hanno avuto traumi formidabili nella loro esistenza, ma che, in qualche modo, hanno saputo reagire. E poi l'amicizia, l'amore, armi fondamentali per vivere le tante traversie.
Insomma ne consiglierei proprio la lettura.
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4.0Sunset park, 24-02-2011
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Ricordo che acquistai questo libro perché in offerta. Di cosa parla questo libro...?
Di mille cose, come un po' tutti i libri di Auster. Parla di quattro quasi-trentenni un po' allo sbando, che non sono ancora arrivati da nessuna parte e sono ancora in cerca della propria strada nella vita, alle prese con la coscienza dei propri desideri e delle proprie responsabilità, nei confronti di se stessi ma anche degli altri.
Oltre a questo, il rapporto tra genitori e figli, gli allontanamenti e le rotture, le cose che succedono a volte senza un perché, o con un motivo che alla fine non è poi così determinante... E la consapevolezza che la famiglia, se si vuole, può essere più forte di tutto ed è il legame che ci salva, l'unico forse che conta davvero.
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2.0Un po' deludente, 15-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Nonostante un inizio promettente, dopo una sessantina di pagine si sprofonda nella noia e non si riesce ad "empatizzare" con la maggior parte dei personaggi. Nei momenti migliori del libro Auster si conferma uno dei migliori scrittori contemporanei, ma alla fine resta un pò di amaro in bocca perche' questo libro non risulta particolarmente seducente ne' aggiunge nulla alle precedenti pubblicazioni dell'autore.
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