La suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti

La suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti

3.5

di Filippo Ceccarelli


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Descrizione

Ministre sexy, telefoni bollenti e debitamente intercettati, immondizia programmatica, ciarpame elettorale. Dal compleanno della vergine di Casoria ai massaggi del Salaria Sport Village è come se un ridicolo e osceno diavolaccio avesse piantato i suoi artigli sull'agenda d'Italia. Maiali e farfalline, coca e complotti, tatuaggi, prostata, carne fresca e chirurgia estetica. Non c'è scandalo, ormai, che non se ne trascini dietro un altro peggiore. Addio paese tollerante e disincantato. Tra le macerie della politica e i relitti del buonsenso, il casting nazionale mette in fila aspiranti imperatori della decadenza, cortigiani velenosi, teledivi capricciosi, e poi lolite, paparazzi, papponi, carabinieri marci e trans dell'altro mondo. Due anni appena e in sconsiderata allegria il Palazzo trasloca alla Suburra, destinazione malfamata per eccellenza. E qui Veronica rompe, Zappadu scatta, Gianpi procura, D'Addario registra, "Repubblica" domanda, Feltri spara, Boffo cade, in Vaticano giocano a moscacieca, Marrazzo s'inoltra nella notte infernale, Brenda va a morire ammazzata, Bologna è espugnata dal Cinziagate e tra un appalto e l'altro la Cricca codifica il tariffario della tangente sessuale. Con ironico sgomento Filippo Ceccarelli delinea i moduli della pornocrazia senza alzare il ditino del moralista; si diverte piuttosto a interpretarne segni, presagi e risonanze con l'ausilio di oroscopi, pitture, mitologia, videogiochi frammenti di diario e di poesia, da Esiodo a "Novella 2000".

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0La suburra. , 15-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Diario lugubre, ritratto di un paese che ha smarrito forse per sempre la sua identità. Diario di cronaca dal taglio dolente, è sì resa puntuta del sultanato in vigore, in cui patriarcheggia un potere cinto da ninfe che, furbe, stridulano in coro e s'innamorano ad immagine di chi l'immagine loro diffonde. Eppure, a leggerlo bene, il volume pare ancor più un ritratto in assenza dell'Italia che osserva, valuta e compra; spacchetta, odora e soppesa; apparecchia, mastica e ingoia ciò che altrove è considerato disgusto.
Fissando negli occhi il potere che Ceccarelli scorge in riflesso chi tale l'ha reso. E se ciò corrisponde al vero poco conta far nomina di Silvio e Noemi, Guido e Patrizia, Monica e Piero.
Poco conta perché a giudizio va posta la propensione-paese a mutare la malizia in arte, la furbizia in mestiere, la voglia in diritto. L'Italia, trimalcionesca alla tavola e felliniana in lenzuola, appare così ab aeterno Satyricon: ci si scrofi fin quando è possibile, fin quando conviene. In tale maniera ci si compone allo scranno e si gozzoviglia in albergo, si prega alla messa e si sceglie per strada, si carezza fanciulli e si ordinano escort. In tal maniera l'Italia, che è paese in cui la vittoria rende lindi morali, puliti e incomiabili, reca in destino il ritratto che d'essa dava Corrado Alvaro, in riferimento alla stagione più nera: sdraiata, a letto o su un divano, preferibilmente svestita, offerta in consumo al maschile, all'ingiusto, al mesto.
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3.0Satyricon Italia, 15-09-2010, ritenuta utile da 6 utenti su 9
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La suburra, strada dal corpo di biscia, era il letamaio immorale dell’epoca Giulio-Claudia. Iniziava ai piedi del colle Esquilino per terminare allo spiano largo del Foro.Malfamata cloaca di luridi non mancava, pur tuttavia, di qualche casa patrizia occupata da liberti arricchiti e serventi squamosi. Sede inurbana in disprezzo del sole, viveva d’un ombra vinaccia in cui uomini e donne stagnavano mentre i bambini fuggivano come fuggono a un gesto sciami d’insetti, come fuggono a un passo branchi di topi. Nera di peste era nera di vizi nutriti a taverne, bische e bordelli, era nera di vizi incarnati a prostitute e lenoni, usurai e giocatori, tagliagole e corrotti. Fuori, all’orizzonte per sguardo, il Tempio di Nettuno, il Colosseo, l’Arco di Tito. Dentro, nel suo fondo più fondo, l’abietta abitudine al lercio, all’equivoco, al sozzo.

Convinto che “per comprendere un’epoca e sfiorare qualche barlume futuro occorra visitare i posti malfidi e conoscere le genti in delirio” Filippo Ceccarelli, nota firma de La Repubblica, ha scritto per Feltrinelli "La suburra. Sesso e potere: storia breve di due anni indecenti".
Diario di cronaca dal taglio dolente, è sì resa puntuta del sultanato in vigore, in cui patriarcheggia un potere cinto da ninfe che, furbe, stridulano in coro e s’innamorano ad immagine di chi l’immagine loro diffonde. Eppure, a leggerlo bene, il volume pare ancor più un ritratto in assenza dell’Italia che osserva, valuta e compra; spacchetta, odora e soppesa; apparecchia, mastica e ingoia ciò che altrove è considerato disgusto.
È fissando negli occhi il potere che Ceccarelli scorge in riflesso chi tale l’ha reso. E se ciò corrisponde al vero poco conta far nomina di Silvio e Noemi, Guido e Patrizia, Monica e Piero.
Poco conta perché a giudizio va posta la propensione-paese a mutare la malizia in arte, la furbizia in mestiere, la voglia in diritto. L’Italia, trimalcionesca alla tavola e felliniana in lenzuola, appare così ab aeterno Satyricon: ci si scrofi fin quando è possibile, fin quando conviene. In tale maniera ci si compone allo scranno e si gozzoviglia in albergo, si prega alla messa e si sceglie per strada, si carezza fanciulli e si ordinano escort. In tal maniera l'Italia, che è paese in cui la vittoria rende lindi morali, puliti e incomiabili, reca in destino il ritratto che d'essa dava Corrado Alvaro, in riferimento alla stagione più nera: sdraiata, a letto o su un divano, preferibilmente svestita, offerta in consumo al maschile, all'ingiusto, al mesto.
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