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Storia della mia gente

Storia della mia gente

di Edoardo Nesi

3.0

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  • Editore: Bompiani
  • Collana: Vintage
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2012
  • EAN: 9788845270222
  • ISBN: 884527022X
  • Pagine: 168
  • Formato: brossura
Storia della mia gente è un romanzo che è valso ad Edoardo Nesi il premio Strega 2011. Nel romanzo si mescolano economia, storia e letteratura. In un viaggio autobiografico nel passato, l'autore ripercorre le tappe dell'azienda di famiglia, il lanificio T.O. Nesi & Figli S.p.A., dalla nascita negli anni Venti, per mano di suo nonno Temistocle Nesi, fino al declino del 2004, anno in cui l'azienda venne ceduta. Una vicenda personale, simile a molte altre storie che hanno caratterizzato l'economia italiana. Si parla del periodo fiorente del dopoguerra, in cui, anche grazie alle circostanze favorevoli, artigiani e imprenditori, con determinazione, creatività e intraprendenza, avevano saputo creare un benessere diffuso. Ne emerge un ritratto degli imprenditori di quegli anni. Persone semplici, a volte poco colte, ma dotate di buona volontà e coraggio, che avevano posto le basi per il futuro economico del paese. Progetti che, partendo dalla provincia, avevano fatto molta strada, ma che poi, in anni recenti, si sono dovuti scontrare con la globalizzazione, con la concorrenza cinese e con l'apertura delle frontiere, fortemente sostenuta da professori universitari ed esperti di economia. Così i distretti industriali che scandivano la vita economica italiana hanno perso potere, innescando un vortice di decadenza che ha gettato imprenditori e lavoratori sul lastrico. Tremendamente attuale, Edoardo Nesi con Storia della mia gente propone un'opera a metà tra il saggio e il romanzo, un'autobiografia in grado di descrivere i momenti precisi in cui dalla provincia si è fatta strada quell'illusione di benessere che è poi svanita.

Note su Edoardo Nesi

Edoardo Nesi è nato a Prato il 9 novembre 1964. Dopo aver conseguito la maturità scientifica presso il Liceo Cicognini, si è occupato della gestione dell'Azienda di famiglia per quindici anni, ma poi l'ha venduta per dedicarsi completamente alla sua vera passione: la scrittura. Nel 1995 pubblica il suo romanzo d'esordio, "Fughe da fermo". Seguono numerose altre opere, ma il suo più grande successo avviene nel 2011, quando vince il Premio Strega con il romanzo "Storia della mia gente" (2010). Edoardo Nesi lavora anche come regista e traduttore (sua la traduzione di "Infinite Jest", di D.F. Wallace). Attualmente ricopre la carica di Assessore alla cultura della provincia di Prato.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3.2 di 5 su 29 recensioni)

3.0Un po' deluso, 18-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Devo dire che mi ha un po' deluso, forse pensando agli altri premi strega letti... Sono comunque arrivata alla conclusione perché non mi piace abbandonare i libri e poi perché comunque la storia è storia recente e tutti ci riguarda! I problemi della nostra Italia e della nostra economia, di come tante aziende familiari sane hanno dovuto chiudere inesorabilmente !
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4.0Storia di imprenditori, 20-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 2
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La vicenda di un distretto industriale, quello tessile di Prato, che negli ultimi anni è stato devastato. Nesi è figlio di imprenditori tessili e sa esprimersi molto bene: ci racconta la sua storia e le cause del fallimento del sistema che per molto tempo ha fatto il sistema "industriale" italiano. Un punto di vista vitale su un'Italia che sta scomparendo.
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2.0Storia così, 08-03-2012
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L'ho letto con tutta la buona volontà, senza pensare che era il Premio Strega, senza pregiudizi, ma alla fine ciò che rimane è proprio poco o quasi nulla. Ho apprezzato e condiviso la critica alla globalizzazione, e devo dire di comprendere appieno le ragioni del disagio, della perdita, e la rabbia, ma per questo motivo lo trovo un'occasione sprecata. Sullo stesso argomento, molto più taglienti ed efficaci ci sono altri romanzi.
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1.0Asciutto, piatto e ripetitivo, 01-03-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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"Storia della mia gente", ma quale gente? I pratesi? Gli scrittori? Gli imprenditori tessili? Gli ex-imprenditori tessili? Gli intellettuali? Mi aspettavo un disamina della situazione imprenditoriale italiana degli ultimi anni da un punto di vista privilegiato, quello dell'imprenditore appunto. Invece è solo una serie di lamentele e di piagnucolii di un bambino viziato che ha perso il suo giocattolo. Di Nesi come imprenditore non si sente certo la mancanza, di Nesi come scrittore non se ne sente la necessità.
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2.0Incerto, 26-02-2012
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Il titolo del libro in questione suggerisce un'analisi abbastanza profonda delle radici di uno scrittore e del personaggio che lo interpreta. Tuttavia questo è un falso suggerimento. La voce narrante sembra riferirsi con assoluto menefreghismo alla sola giovinezza di un protagonista, dimenticando degli eventi promessi a un lettore attento e preciso.
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2.0Vittimismo industriale o industria di vittimismo?, 02-10-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 6
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L'Italia è una florida industria di vittimismo. Basta aprire i giornali. C'è chi è più bravo e chi meno a farsi percepire vittima, ma tutti prima o poi ci provano, soprattutto se devono dare una giustificazione di qualcosa.
Io ho la fortuna di essere pratese come l'autore. Qui da noi il vittimismo, tramandatosi da generazione in generazione, ha raggiunto livelli industrializzati. Ricordo perfettamente le chiacchierate in passeggiata a Viareggio fra i vari tessitori, orditori, ritorcitori, etc... Che si piangevano addosso l'un l'altro negli anni 70, negli anni 80, negli anni 90 e se ci andassi ancora e se questi mestieri ci fossero ancora, le sentirei ancora. D'estate si facevano aiutare dai figli a rincorsare, rimpettinare, fare cannelli per i telai. Gli industrialotti invece erano al Forte a piangersi addosso anche loro, poverini, mentre i figli facevano la vita grama del Nesi negli States. Forse per quello i figli degli artigiani l'Università l'hanno finita ed aiutano le aziende in cui lavorano a crescere, mentre i figli degli Industriali si piangono addosso anche nei libri.
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4.0Cruda realtà, 20-09-2011
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Sincero, lucido, vero. Uno spaccato di questa nostra Italia che non lascia spazio ad illusioni. Gli ultimi avvenimenti politici ci consentono di apprezzarlo ancora di più, ci stiamo consegnando ad altre potenze, non abbiamo una classe politica che sappia difendere e guardare oltre i propri interessi personali. Il ritratto di un giovane partito con tutte le frecce al suo arco, che si ritrova con un pugno di mosche e non per suo volere.
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3.0Un altro punto di vista, 19-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
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Mi ha attirato la fascia rossa del premio strega in copertina, e l'ho comprato senza leggere la trama e senza conoscere l'autore del quale non ho letto assolutamente nulla se non questo. Il libro inizialmente mi ha subito delusa... Dopo una cinquantina di pagine mi chiedevo perchè ha vinto? Insomma cosa c'è di bello qui? E poi oggi ho trascorso un pom a fare una lunga fila durata 3 ore e l'ho letto tutto, finito. Mi è piaciuto. Non so se il premio strega è meritato o meno, ma posso provare ad intuire perchè ha vinto. Lo sguardo è lucido anche se a volte non si capisce bene dove vuol andare a parare, narra della sua storia di studente molto privilegiato che ha potuto partecipare a lezioni in America nelle migliori università, cose che per la maggior parte di noi sono solo da film. Narra di quando comincia a ricoprire diversi ruoli nell'azienda di famiglia e come gli affari cominciano a mettersi male ed è ora di vendere. Ma non è solo un racconto di come un figlio di industriale diventa scrittore ma è anche la descrizione di quello che succede in Italia e alla sua industria, quello che accade alle piccole industrie che vantano una storia di crescita di ricchezza e che hanno reso famoso il Made in Italy e che ormai hanno perso ogni possibilità in questo mercato troppo libero, troppo globale, dove il Made in Italy è svuotato del suo stesso significato. Interessanti alcuni passaggi dove descrive la disperazione e la rabbia e l'impotenza di chi a 50anni si ritrova in cassa integrazione senza nessuna prospettiva per il futuro perchè l'impressione è che non esista nessun futuro dopo quel lavoro e con quella vergogna addosso. Purtroppo la realtà è questa, cocente e disperante per tutti, per noi operai ridotti alla rabbia e alla precarietà del lavoro che prima consideravamo sicuro, e per i proprietari di piccole e piccolissime ditte che hanno sempre lavorato con i loro operai e improvvisamente devono giocare al ribasso per ottenere un ordine ad un prezzo tale da rimetterci. E tutto inesorabilmente sembra andare a rotoli. E' tutto tristemente vero.
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4.0Storia della mia gente, 12-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 6
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"Ogni tanto la letteratura sferra un cazzotto al mondo"... E così è. Autobiografico e sincero, accorato e spassionato, intimo e generoso, "Storia della mia gente" ha l'innegabile pregio di poter essere la storia di tutte le genti, di chiunque lavori e lotti quotidianamente per costruire qualcosa di cui andar fiero e poi veda svanire nel nulla l'impegno e il sudore di una vita intera solo perché "così vanno le cose". Disegno a carboncino di un'economia che spegne i sogni di molti ma non di chi ci crede davvero: perché lo striscione orgogliosamente portato nel finale è un po' lo stendardo di ogni cuore che non si arrenda.
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3.0Una buona idea, 10-09-2011
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Un libro in cui sostanzialemtne si narra il disfacimento del distretto tessile di Prato a partire da una storia personale. Il romanzo inizia con la vendita dell'azienda tessile di famiglia, e lo scrittoreprotagonista si ritrova così dopo 15 anni senza lavoro. La storia è lo specchio di una realtà vera, di una piccola grande industria italiana che sta soffrendo
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2.0Libro di protesta, 07-09-2011
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Libro di protesta, ma solo di protesta, si capisce che l'autore ha sofferto la globalizzazione ma non ci trasferisce niente che non sapessimo, senza trama, non scorre non ha ritmo i concetti sono apprezzabili ma passati in una noia mortale.
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1.0Immeritato Strega, 03-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 4
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L'ho comprato incuriosita dall'assegnazione del famoso "strega".
Vorrei riavere indietro i miei 14 euro per favore.
L'ho trovato terribile, confusionario, divagante.
Fortunato l'autore che dalla sua bella casa sulla collina si può permettere di scusarsi con un amico attraverso un libro che qualcuno gli pubblicherà o di parlare della sua famiglia con accorata e sincera nostalgia per il fallimento della loro industria; prospettive assolutamente privilegiate le sue che solo in rari momenti si ricordano anche del "collaterale" ovvero centinaia di famiglie rimaste senza lavoro e capi famiglia che si ritrovano cinquantenni a sentirsi inutili.
Salvo questo testo solo grazie al capitolo in cui descrive le giornate dell'operaio in mobilità cui, dopo una sola settimana di stordimento, comincia a montare la rabbia che lo porterà verso la cosa più brutta in tutta questa triste vicenda, la guerra dei poveri che si materializza dinanzi a lui con la faccia di un cinese.
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