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Una storia di amore e di tenebra

Una storia di amore e di tenebra

di Amos Oz

4.5

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Universale economica
  • Traduttore: Loewenthal E.
  • Data di Pubblicazione: giugno 2008
  • EAN: 9788807818578
  • ISBN: 8807818574
  • Pagine: 627
  • Formato: brossura
Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un'autobiografia in forma di romanzo, un'opera letteraria che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l'esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta. La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 anni di storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni di sognatori, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere.

Note su Amos Oz

Amos Oz è lo pseudonimo utilizzato da Amos Klausner, nato a Gerusalemme il 4 maggio del 1939. Figlio di Yehuda Arieh Klausner e Fania Mussman, i genitori erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale. Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni e poi proseguì la sua formazione scolastica presso la scuola ebraica di Rehavia. La madre di Amos si suicidò quando lui aveva dodici anni. A quindici anni, in contrasto con il padre, entrò in un kibbutz, dove venne adottato dalla famiglia Huldai. Qui cambiò il suo cognome in Oz, che in ebraico significa forza. Ha svolto il servizio militare nell’esercito israeliano negli anni Cinquanta e ha partecipato alla guerra dei sei giorni e alla guerra del Kippur. Dopo il servizio militare, ha studiato Filosofia e Letteratura ebraica presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Sposato con Nily, la coppia, dopo aver lavorato nel kibbutz, nel 1986 si trasferì ad Arad a causa dell’asma di Daniel, loro figlio. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante il soggiorno nel kibbutz, mentre a esordito nella narrativa nel 1965, con la raccolta di racconti “La terra dello sciacallo”. Il suo primo romanzo, “Elsewhere, perhaps”, è stato pubblicato l’anno successivo. Autore di numerosi saggi e romanzi, Amos Oz lavora anche come giornalista e come docente di letteratura presso l’Università Ben Gurion del Negev.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 15 recensioni)

4.0Una bella occasione di lettura, 14-05-2012
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Bello, c'è un non so che di tristezza che permea tutto il racconto, ma davvero Amos Oz non si è risparmiato nulla in questa sua autobiografia. Scava negli abissi della sua memoria, portando allo scoperto ricordi di cui, dice lui, non ha mai parlato nemmeno alla sua famiglia. E si sente, che c'è tutto se stesso, oltre a una mirabile disamina della situazione israeliana.
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5.0Amore e tenebre di un paese, di una famiglia, 23-03-2012, ritenuta utile da 3 utenti su 3
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Difficile commentare questo libro (ma impossibile non farlo) , che racchiude un piccolo universo al suo interno, e che cresce, cresce e non smette mai di acquisire significato man mano che sale il numero delle pagine lette.
Le prime cento, c'è da dire, sono un tormento di nomi e luoghi, personaggi e illustri letterati per me del tutto ignoti che spuntano come funghi da ogni parte e di cui Oz ci racconta dettagli ed abitudini. Una vera noia: in questa fase temo che lo detesterò questo libro così particolareggiato. Decido di non demordere, e meno male: dopo le prime 100 pagine il racconto diventa molto più interessante, finalmente Oz comincia a raccontare veramente dei suoi nonni e dei suoi genitori, della condizione degli ebrei nei paesi dell'Est, da cui loro malgrado devono scappare, e del difficile adattamento nella terra d'Israele. I personaggi diventano finalmente familiari anche a te che (ancora abbastanza stremato) leggi: la nonna fanatica di bagni bollenti, il nonno un poco dandy e rubacuori, il padre che legge 17 lingue, e quando parla sembra un libro stampato, la mamma, stanca, di cui si percepisce forte la delusione per quella vita che non la appaga, così diversa da quella che sognava. Il piccolo Amos, una simpatica e tenera canaglia piena di boria (... Ma con quel padre poteva essere diverso? ) , strappa sorrisi accondiscendenti.
Continuo ad andare avanti, e di pagina in pagina lo amo sempre di più questo libro e tutti i suoi personaggi, così vivi e coloriti... Man mano che il piccolo Amos cresce aumenta il mio affetto verso di lui: leggo emozionata della notte in cui fu proclamata l'indipendenza di Israele e sono afflitta di fronte alla descrizione della guerra che scoppiò subito dopo. A partire dalla metà del libro diventa sempre più presente il senso di quella tragedia che porterà Amos adolescente a rifiutare la sua natura di intellettuale in erba (che così tanto lo unisce ai membri della sua famiglia) e diventare un lavoratore del kibbutz, rompendo del tutto gli schemi del suo destino già tracciato.
E dopo che la tragedia si è compiuta, e che lo scrittore è riuscito a raccontarla con una lunga ma inesorabile parabola di avvicinamento, diventa strano, ma anche un onore, sapere che di quelle cose che ci sta raccontando, lì, negli ultimi capitoli del libro, lui non ne aveva mai fatto parola con nessuno, se non a grandi linee.
Una volta finito, penso che questo racconto mi abbia segnato come pochi altri. E' un distillato di tenerezza e di poesia, a volte duro e non troppo scorrevole (soprattutto all'inizio, ma bisogna abituarsi, entrare in punta di piedi dentro la storia) ma di sicuro la lettura sarebbe risultata più fluida se prima avessi scelto di cominciare dai romanzi, e poi, già affezionata all'autore, mi fossi cimentata nell'autobiografia. Farò il percorso inverso, e dai romanzi chissà che non decida prima o poi di chiudere il cerchio tornando all'autobiografia. E' probabile.
"Sua eccellenza, questa sera si è di nuovo abbassata a imbrattare di fango tutto il corridoio: evidentemente, per sua eccellenza, togliersi le scarpe sulla soglia, come ci premuriamo di fare noi popolo bue, nei giorni di pioggia, è cosa troppo disonorevole, nevvero? Solo che questa volta temo che sua eminenza sarà costretto a scendere un pochetto dal suo trono e pulire con le sue mani delicate le regali impronte. E poi converrà che vostra altezza resti chiuso per una bell'oretta da solo al chiuso in bagno così che abbia modo di riflettere sul proprio operato, meditare sui massimi sistemi e pensare ben bene alla propria condotta, per il futuro. "
(Così parla il padre di Amos a lui piccino! )
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5.0Appassionante, 07-03-2012
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Un libro meraviglioso, che riesce a raccontarecon fatica e sofferenza i sentimenti di uomini e donne. Lo stile è incredibilmente passionale, leggero e coinvolgente. Il ritmo è lento ma efficace, conferisce al libro solennità e leggerezza. Un romanzo che personalmente consiglio a chiunque. Consigliato
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4.0Appassionante, 06-03-2012
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Un romanzo che trova il prorpio punto di forza nella capacità di una scrittura brillante e piacevole di risaltare le emozioni più grandi che questo libro ci permette di provare. Amore e tenebra, due forze contrapposte eppure significative e necessarie. Un romanzo coinvolgente e mai scontato, sicuramente consigliato!
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4.0Molte verità, qualche perplessità, 17-11-2011, ritenuta utile da 48 utenti su 51
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Racconto della fanciullezza, adolescenza e prima giovinezza dello scrittore, con tanto di esordio letterario nella comunità, benedizione del suocero e del padre... E di tanti altri parenti e non, compreso il futuro Premio Nobel Agnon...
Eppure questo libro, così denso di fatti e personaggi, così pieno delle verità di una biografia scritta in nome della verità, si presta purtroppo a ripetizioni, appesantimenti e forse anche ad autocompiacimenti di dubbia necessità. Insomma, questo libro presuppone un lettore tenace, talora confonde le idee con il ritorno su brani già scritti, non aggiunge nulla alla grande lezione di Proust, di Kafka e di Henry Roth.
Ciò che contiene, rimane egualmente illuminante e il mio giudizio non è espresso con l'intenzione di scoraggiare i lettori, anzi è un testo indispensabile per gli appassionati di Oz. Ma si sa, questa letteratura dell'interiorità e della formazione richiede le sue attenzioni.
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5.0Una lettura emozionante, 24-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un romanzo-autobiografia intenso, struggente, bellissimo. Con gli occhi dell'autore bambino ci muoviamo in una Gerusalemme arcaica e al tempo stesso fremente di passioni, nella sua famiglia composta da ebrei dell'Europa orientale piena di personaggi pittoreschi e unici; impariamo con lui l'amore per i libri (la descrizione del libro che ci aspetta per anni sullo scaffale della libreria di casa è indimenticabile) , e soprattutto ci inoltriamo nel tormentoso rapporto con la madre, una donna che un giorno ha perso la luce negli occhi e nell'anima ma che il figlio si ostina a cercare.
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4.0Una storia di amore e di tenebra, 05-08-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Forse è eccessivamente lungo, le ultime 200 pagine si potevano anche sintetizzare, molto Israele, ma anche altro: immigrazione, rapporti con gli arabi, destra e sinistra, Begin e Ben Gurion, askhenaziti e sefarditi, città e kibbutz. Forse questa è la chiave di lettura: storia di contrasti, come del resto dice il titolo. Insomma Amos Oz è uno scrittore (e per quello che ho letto vale più di Le Clézio), sa usare bene la penna, comunica con me-lettore. A volte mi perdo nelle minuzie dei particolari, negli elenchi, di cose, di persone, di luoghi, soprattutto perché poco dicono alle mie orecchie. Penso che altro impatto abbiano elenchi di nomi russi parlando dei propri antenati, o delle persone che passano per la propria casa, con gli occhi di quelli che vivono ancora lì, in Israele. Cosa rimane allora? Da una parte, un mondo di bozzetti, di raccontini, di elementi che sollevano piccoli veli sul modo di vivere di un israeliano in Israele. Non è poco, vedere ben dal di dentro anche piccoli drammi quotidiani, come il rapporto tra immigrati e nativi, prima che guerre ed odi rendessero tutto quanto, ahimè, poco risolvibile. Dall'altra l'evoluzione di una persona di fronte ai grandi drammi della propria vita. Che per tutti, poi, sono il rapporto con i genitori. L'amore-odio che se ne sviluppa. Il modo, diverso per ciascuno, di superarlo eo di ignorarlo (ma forse anche questo è un modo di superarlo). Qui, aggravato dal
suicidio della madre. Sempre difficile superare un suicidio. Sempre difficile superare un suicidio di una persona cara. Intollerabile affrontare il suicidio della propria madre quando si hanno 13 anni. Forse per questo Amos ci impiega più di 600 pagine (ed anche più di 40 anni) . Perché bisogna scavare, nei sentimenti, nelle situazioni, in ciò che era in quel momento. E poi. E poi, comunque, resterà sembra quella zona d'ombra, perché il suicida non ti spiegherà i suoi perché. Ripeto, altro di Oz ho letto che più scorreva e forse più era incisivo. Queste pagine, pur difficili, sollevano però un velo del suo passato. E non è poco.
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5.0Una storia di amore e di tenebra, 26-07-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 2
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Dietro molti labirinti alla fine questo romanzo non è altro che un grande apologo sull'amore. Un amore che è dappertutto. Un amore negato, sbagliato, incompreso, imbrigliato in ragioni che solo il cuore conosce perchè "ingannevole è il cuore più di ogni cosa e inguaribile, chi lo può conoscere? " (Geremia).
Scrivere e diventare liberi, infatti, dice Oz ad un certo punto, sono cose ben differenti. Non si scrive per liberarsi, ma solo per restituire, forse, suono e voce alla vita. Dopo il primo rumore, infatti, sia nei piccoli gesti che in quelli che fanno storia ciò che è stato rischia di essere inghiottito dal Silenzio che tutto annulla e cancella.
E allora si dà testimonianza dell'amore e della tenebra che abbiamo conosciuto, e che sono inscindibili e implacabili, sempre in lotta l'uno contro l'altra, giù nel cuore.
Tanti, tanti anni dopo, allora, lo scrittore nella propria casa, ricorda. O forse rivive. Il bambino, il figlio, l'adolescente, e il giovane uomo. Ad Arad.
E nel rivivere, alcune cose tornano a posto, altre rimangono insanabilmente fuori fuoco, perchè la vita-chissà? - una ragione, forse, nemmeno ce l'ha.
E così, si continua a percorrere la lunga strada bianca in cui ciò che è orribile si mescola alla bellezza, e il nodo della nostalgia, forse, non si scioglie mai.
La fondazione dello Stato di Israele è parte di quel percorso, collettivo e individuale, accidentato e crudele. Pagine memorabili che ciascuno di noi dovrebbe rileggere, per meglio capire, anzi, semplicemente per comprendere. E anche se comprendere rende fragili e permeabili, forse, questo è l'unico modo per continuare a raccontare quel cammino bianco.
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4.0Una storia di amore e di tenebra, 24-07-2011
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Splendido affresco di alcune famiglie giudaiche all'indomani della tragedia dell'olocausto. Gli uomini e le donne raffigurati sono Ebrei che, dall'Europa dell'Est, andranno a cercare una patria in Israele ma il loro esodo non ha nulla di glorioso perché il tradimento dell'Europa brucerà per sempre alla maggior parte di loro, lasciando un senso di umiliazione incancellabile.
Alcune descrizioni sono straordinarie; per esempio il poeta Agnon che si muove in una stanza in penombra gettando tre ombre. Un uomo contraddittorio e di difficile definizione da cui Oz imparerà qualcosa di fondamentale: gettare più di un'ombra soltanto, non pescare l'uvetta dalla torta, levigare il dolore.
O il nonno che, una volta rimasto vedovo, vivrà una seconda giovinezza amorosa perché possiede la virtù più sensuale, quella di saper ascoltare le donne.
E ancora la descrizione di Tel Aviv, "il piano segreto del popolo ebraico", dove tutto è luminoso, leggero, le notti sono più brevi, la legge di gravità più indulgente, tanto che si cammina saltellando come astronauti.
Il racconto non è lineare ma procede con salti temporali, riprendendo personaggi già descritti e facendoli scivolare da un episodio narrativo ad un altro.
La tragedia degli Ebrei d'Europa, il loro sradicamento e il successivo senso di precarietà e di accerchiamento che hanno caratterizzato gli anni successivi alla seconda guerra mondiale è uno dei temi principali, insieme alla ricchezza e complessità della cultura ebraica.
L'amore per lo studio, la conoscenza e il mantenimento delle tradizioni culturali come fattori di identificazione sono infatti una caratteristica costante di questa famiglia: Lo stesso Oz si descrive come un bambino verboso e fin troppo sapiente ( da grande sogna di diventare un libro! ) , figlio unico di una coppia poliglotta e di aspirazioni intellettuali che ripone su di lui aspettative di riscatto sociale e culturale.
Il padre è un uomo di cultura enciclopedica anche se un po' pedante, che cerca di nascondere il suo impaccio dietro divagazioni erudite.
Il vero cardine del libro è la madre, una donna quietamente misteriosa che sembra perseguire una cancellazione di sé, prima quotidiana, poi definitiva.
Si può dire che tutto il libro sia un lento e cauto avvicinamento al dolore mai riscattato della sua morte. Il suo male di vivere, un male sommesso, quasi inavvertibile, percorre tutto il libro che, non a caso, si chiude con il suicidio di lei.
La descrizione nelle ultime pagine del progressivo voltare le spalle al mondo della donna, della goffaggine e impotenza di chi le sta accanto, è dolorosissima ma commuove per la sua autenticità.
Ho trovato questo libro splendido, anche se forse non riesco a renderne oggettivamente le ragioni.
Da una parte c'è il colore emotivo in cui ho trovato degli echi profondi; e poi il coltivare la fantasia, il senso del magico e di una certa inafferrabilità della realtà senza che questo comporti la rinuncia alla parte adulta di sé, al dolore e alla consapevolezza.
La sintesi fra questi due aspetti è forse ciò che per me meglio definisce la poesia.
E questo libro che è memoria, dolore ma anche pietà, tenerezza e spesso sorriso è un'opera di altissima poesia.
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5.0Una storia di amore e di tenebr, 25-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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E'un libro triste e pieno di affetti. E'una autobiografia che mescola tante storie: quella dello scrittore e quella dei suoi genitori, le vicende delle famiglie materna e paterna nell'arco di un secolo e la nascita di una Nazione, in un continuo oscillare fra passato e presente. Baricentro di tutto il racconto e' il suicidio della madre avvenuto quando Amos Oz aveva 12 anni. Dopo un inizio un po' faticoso, si divora; e' una storia molto coinvolgente narrata con un linguaggio prezioso ed evocativo alcune descrizioni sia di oggetti (stanze, cortili, verdure, libri) che di persone (i genitori, le maestre, i vicini) sono cosi vivide e seducenti che si leggono e rileggono.
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5.0Una storia di amore e di tenebra, 05-11-2010
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Splendida autobiografia dell'autore che, partendo dalle generazionidei nonni europei poi emigrati in Israele, arriva fino agli anni dopo la costituzione dello stato di Israele.
Attraverso gli ochhi dello scrittore, bambino e adolescente, si riescono a capire i fatti storici e il clima culturale di quegli anni, ma soprattutto si segue la sua crescita, segnata dalle difficoltà e dalla povertà fino alla perdita della madre, morta suicida, e alla sua fuga nel kibbutz alla ricerca di una nuova identità.
Poetico e toccante, si legge volentieri nonostante la mole.
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4.0Una storia di amore e di tenebra, 02-11-2010
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La scrittura di Oz si avvale del retaggio della tradizione, della musicalità di ogni parola, di frasi poetiche e strazianti, mai leziose, che lasciano impronte leggere sulla pelle, regalandoci profumi e colori difficili da dimenticare, così come è difficile non pensare ad Amos come un amico, terminata la lettura dei sogni, i dolori, le ambizioni e le paure di una vita.
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