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Starship Troopers

Starship Troopers

di Robert A. Heinlein


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Descrizione

Juan Rico vive in un futuro non troppo lontano, in cui il mondo è stato pacificato e, dopo una devastante guerra mondiale, si è instaurato un governo aristocratico che vede la Terra far parte di una Federazione di pianeti. Figlio di un ricco industriale, il giovane Rico sceglie di non lavorare nell'azienda paterna, ma di arruolarsi volontario nella fanteria dello spazio. Dopo un periodo di addestramento, Juan viene inviato al fronte; qui dovrà affrontare i nemici alieni impegnati in un conflitto senza tregua contro la specie umana; ma le battaglie che dovrà combattere saranno più psicologiche che militari, e lo trasformeranno alla fine, da frivolo diciottenne, in un vero uomo.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 4 recensioni)


5.0Guerra tra mondi, 02-12-2010
di D. Buitta - leggi tutte le sue recensioni

«Uno dei libri più belli letti, ritmo serrato e personaggi molto caratterizzati. Una lettura che ti prende dalla prima all'ultima pagina. Capolavoro!»

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4.0Starship Troopers, 06-11-2010
di G. Maisto - leggi tutte le sue recensioni

«Prima parte maggiormente appassionante della seconda, ove l’autore indugia di più in disquisizioni di ordine etico, morale, sociale.
Pietra miliare tra i romanzi classici del genere, è sicuramente pregevole, coinvolgente, animato da un forte spirito critico nei confronti del mondo in cui visse lo scrittore.
Personalmente l’ho gradito abbastanza, ma non troppo. Mi trovo in disaccordo con alcune idee esposte, ma soprattutto le lunghe descrizioni militari mi hanno annoiato un po’.
»

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5.0Molto meglio del film, 26-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di M. Cristini - leggi tutte le sue recensioni

«Non fatevi condizionare dal film di qualche anno fa, Starship Troopers è molto di più di uno scontro a fuoco tra unìesercito sgangherato e una frotta di ragnacci. In primis è una lode alla meritocrazia e in assoluto un ottimo libro di fantascienza!»

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4.0Morte ai rossi dallo spazio profondo, 20-07-2010
di G. Sherwood - leggi tutte le sue recensioni

«Nel 1958 Robert A. Heinlein (1907 – 1988) è all’apice della fama. La fantascienza gli ha dato celebrità e benessere, ma ciò non gli basta. Da intellettuale, ritiene di dover dire la sua sui problema della società in cui vive (incidentalmente, è un obbligo sentito dagli intellettuali di tutti i paesi. Italia a parte). Sono gli anni della guerra fredda e Heinlein sta dalla parte di coloro che pretendono la massima intransigenza nei riguardi del blocco comunista. Anche a rischio di una guerra atomica. E quando la sinistra Usa chiede al presidente Usa Dwight Eisenhower di fermare unilateralmente gli esperimenti nucleari, Heinlein si mobilita contro una scelta per lui insensata e utile solo agli obbiettivi dei comunisti. Starship troopers nasce proprio per dare forza ai suoi argomenti. Da un punto di vista letterario, il libro è un successo - gli fa ottenere il secondo premio Hugo. Ma scatena anche roventi polemiche. C’è chi lo accusa apertamente di nazismo e fascismo. In effetti, la società militarizzata immaginata dallo scrittore e la xenofobia con cui ritrae gli alieni sono a dir poco sgradevoli. Che poi la pagina avvinca, dato il gran talento di Heinlein, è un altro discorso. In seguito, lo scrittore cercò di ammorbidire le proprie posizioni, spiegando che quegli alieni andavano interpretati come metafore dell’aborrito totalitarismo sovietico e che il futuro non doveva necessariamente portare l’elmetto. C’è da credergli. Apparteneva alla destra non confessionale americana, libertaria anarcoide e socialmente non insensibile (un po’ come Clint Eastwood) con tutti i pregi e difetti che ciò comporta. Va però messo in rilievo un fatto, che all’epoca non poteva dare l’impressione di oggi: i fanti terrestri, resi invincibili dalla superiore tecnologia, che saltabeccano sulle città aliene riducendole a macerie, ricordano molto il sogno della guerra asimmetrica inseguito dai falchi del Pentagono. Solo che poi sul terreno bisogna scendere, e Iraq e Afganistan insegnano che la faccenda cambia. Ma queste cose Heinlein non le poteva sapere. Non che importi. Cinquanta anni dopo, conviene badare solo a ciò che gli riusciva perfettamente: intrattenerci. »

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