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Stabat mater

Stabat mater

di Tiziano Scarpa


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Descrizione

È notte, l'orfanotrofio è immerso nel sonno. Tutte le ragazze dormono, tranne una. Si chiama Cecilia, ha sedici anni. Di giorno suona il violino in chiesa, dietro la fitta grata che impedisce ai fedeli di vedere il volto delle giovani musiciste. Di notte si sente perduta nel buio fondale della solitudine più assoluta. Ogni notte Cecilia si alza di nascosto e raggiunge il suo posto segreto: scrive alla persona più intima e più lontana, la madre che l'ha abbandonata. La musica per lei è un'abitudine come tante, un opaco ripetersi di note. Dall'alto del poggiolo sospeso in cui si trova relegata a suonare, pensa "Io non sono affatto sicura che la musica si innalzi, che si elevi. Io credo che la musica cada. Noi la versiamo sulle teste di chi viene ad ascoltarci". Così passa la vita all'Ospedale della Pietà di Venezia, dove le giovani orfane scoprono le sconfinate possibilità dell'arte eppure vivono rinchiuse, strette entro i limiti del decoro e della rigida suddivisione dei ruoli. Ma un giorno le cose cominciano a cambiare, prima impercettibilmente, poi con forza sempre più incontenibile, quando arriva un nuovo compositore e insegnante di violino. È un giovane sacerdote, ha il naso grosso e i capelli colore del rame. Si chiama Antonio Vivaldi. Grazie al rapporto conflittuale con la sua musica, Cecilia troverà una sua strada nella vita, compiendo un gesto inaspettato di autonomia e insubordinazione.

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.5 di 5 su 11 recensioni)


1.0Per me, 27-07-2011
di G. Ottaviani - leggi tutte le sue recensioni

«Ha ricevuto davvero assai di più di quanto non avesse seminato né tantomeno meritato questo romanzo osannatissimo - ma anche discusso - all'interno del quale non sono riuscito a trovare nessuno stimolo, nessuno spunto di riflessione, nessuna emozione. Sinceramente, non lo consiglierei a nessuno. Mi sa di occasione perduta, peccato.»

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2.0Stabat mater, 22-07-2011
di P. Olcese - leggi tutte le sue recensioni

«Mi aspettavo decisamente di più, visto che è un romanzo che è stato osannato da più parti. Più che un romanzo un racconto lungo, suggestive le atmosfere debole la storia, tema a cui un professore di lettere avrebbe dato un bel 9 e mezzo. Da una storia mi aspetto ben altre emozioni, in ostanza è bocciato. »

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2.0Stabat mater, 15-07-2011
di P. Proceddu - leggi tutte le sue recensioni

«Una buona occasione in parte persa a causa di alcuni buchi piuttosto gravi di trama. IAffascinanti l'ambientazione ed il periodo storico, le note dell'Autore e gli accenni al lavoro di Vivaldi, i pensieri della protagonista ed il potere della musica, ma stancante il lunghissimo monologo ed assolutamente insipido il finale.»

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2.0Stabat mater, 08-04-2011
di S. Yuffredi - leggi tutte le sue recensioni

«Boh, mi sa che una rilettura potrà giovare al mio giudizio. Non è che uno vuole a tutti i costi Jane Eyre in laguna, però dalla storia settecentesca di una trovatella sedicenne rinchiusa in un orfanotrofio veneziano per musiciste era lecito aspettarsi qualcosa di più, che non un continuo pippone paranoico epistolare fra l'orfana stessa e la madre mai conosciuta, intervallata da insulsi dialoghi con la propria morte...
Del libro salvo solo i - rari - intermezzi di vita vera, i rapporti con le suore, le lezioni di musica, l'incontro col nuovo compositore, un certo Vivaldi, la quotidianità dell'orfanotrofio, che finalmente non è rappresentato secondo i soliti cliche da lager minorile...
Ma il finale, appiccicato senza alcuna consequenzialità al resto della storia, proprio non ci sta... Che inutile, pretenzioso, spreco di uno spunto fantastico!
»

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3.0Stabat mater, 22-02-2011, ritenuta utile da 1 utente su 2
di G. Guy - leggi tutte le sue recensioni

«Ma perché a volte mi metto in testa di leggere sta roba? Lo stile narrativo di Scarpa è sicuramente ricercato e fine, l'uso delle parole è sempre ben contestualizzato nello svolgersi della trama, ma proprio questa mi è parsa inconsistente e poco sviluppata. Per carità, l'idea (non la trama) sarebbe anche buona, ma è un lungo monologo con poca e superficiale introspezione e gli eventi, pochi, sembrano come quei paesaggi che si vedono dagli oblò degli aeroplani di cui non si sa mai identificarne l'esatta denominazione e ubicazione. A parer mio, il libro andava allungato di almeno un centinaio di pagine e andavano introdotti più personaggi facendoli partecipare attivamente al compiersi della storia. Anche perché un monologo deve essere sostenuto da un personaggio che abbia diversi e ben argomentati pensieri da enucleare al lettore, una bambina adolescente cosa può offrire intellettualmente parlando? Mi si dirà emozioni, vero, e forse è per questo che il libro di Scarpa più di tanto non mi è piaciuto, perché le emozioni di una ragazzina non mi interessano. 4 per lo stile, 2 per tutto il resto. »

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4.0Stabat mater, 29-10-2010
di M. Liccardo - leggi tutte le sue recensioni

«E' il libro che Scarpa doveva scrivere. Meno guizzante degli altri, perché lo richiede il tema, è però più poetico e insieme robusto, intelligente, con una serie di accensioni che rendono difficile smettere la lettura.
Quando arriva Vivaldi la lingua fa letteralmente sentire le sinfonie e gli oratori. Una meraviglia la scena della sonata davanti al morente e quella dell'agnello.
L'unica pecca: alcuni dialoghi tra don Antonio e Cecilia sono un po' didascalici - anche se è una cosa che ci sta, essendo Vivaldi l'insegnante della ragazza.
»

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2.0sepolte vive in una delicata bara di musica, 08-09-2010
di J. Croce - leggi tutte le sue recensioni

«Poteva essere un meraviglioso affresco sugli orfanotrofi veneziani nel XVIII secolo.
Poteva essere la ricostruzione degli anni in cui Vivaldi lavorava come insegnante di violino all'Ospedale della Pietà.
Invece, nulla di tutto questo. C'è una scrittura ottima, a tratti discretamente poetica. Che però, racchiudendo una trama che sfiora il nulla e abbraccia il banale (c'è Vivaldi? Bene, allora mettiamoci le Quattro stagioni...), sfocia nel compiacimento e nella boria.
Davvero peccato.
»

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3.0Consigliato, 03-09-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Colombo - leggi tutte le sue recensioni

«E' un libro molto bello che fa riflettere. All'inizio può risultare pesante e a tratti troppo triste ma dopo aver superato le prime pagine si fa interessante e molto coinvolgente.»

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3.0Bello...ma pesante, 30-08-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Currò - leggi tutte le sue recensioni

«è un libro che si legge tutto d'un fiato anche se la prima parte risulta un pò troppo pesante e tormentata. La seconda parte vola via in un attimo, forse troppo velocemente, lasciando qualche spazio di immaginazione troppo grande.»

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3.0stabat mater, 21-07-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. Carbonari - leggi tutte le sue recensioni

«E' sicuramente un libro originale e bello, almeno nella prima parte; la solitudine e la disperazione della protagonista lascia i brividi addosso. Ottima la resa del dialogo interiore ottenuta alternando voci in prosa e aforismi.
Il brutto, secondo me, è quando si cambia registro ed entra in scena il maestro Vivaldi. E' come se tutto precipitasse verso una fine inevitabile - cosa che non poteva essere scontata - e anche la luce dell'anima di Cecilia sembra spegnersi.
Non uno dei peggiori vincitori dello Strega, comunque.
»

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3.0nulla di speciale, 12-07-2010
di R. Iamundo - leggi tutte le sue recensioni

«vncitore del premio strega , questo libricino si legge nel giro di qualche ora, ti trasmette un senso di angoscia, una bambina in un orfanotrofio passa le notti a parlare con la madre mai conosciuta..finchè un giorno un nuovo maestro di musica cambierà le sorti della sua vita..»

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