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Gli sposi di via Rossetti

Gli sposi di via Rossetti

di Fulvio Tomizza

4.5

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Nella primavera del 1944, in una Trieste occupata dall'esercito tedesco e lacerata dall'odio tra italiani e sloveni, due pacifici sposi vengono barbaramente trucidati. Trent'anni dopo uno scrittore, dopo aver ritrovato uno strano gruppo di lettere, prova a ricostruire la misteriosa vicenda.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 2 recensioni)

4.0Gli sposi di via Rossetti, 02-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
di - leggi tutte le sue recensioni
Bella opera prima da parte di questo atipico scrittore italiano, Gli sposi di via Rossetti è lo strumento che consente a Tomizza di esprimere con la sua ben nota lievità i sentimenti di una coppia che la guerra ha forzatamente separato e che li farà ritrovare uniti nel momento della tragica morte.
Stanko Vuk è un poeta, di fede cattolica, di ideali liberali, che viene imprigionato per cospirazione antifascista; è sposato, da poco, con Dana, che lui adora quasi idolatrandola, una donna di carattere diverso dal suo e che lui intende plasmare per farne una moglie perfetta, secondo i suoi intendimenti.
La storia d'amore, interrotta bruscamente dal processo e dalla carcerazione, prosegue così attraverso uno scambio epistolare (del tutto vero) , a cui Tomizza ha attinto copiosamente, ma con gusto raffinato, riportando per lo più il senso degli scritti, forse addolcendoli, oppure lasciandolo intendere nei casi in cui sconfina in un erotismo, se pure cerebrale.
La vicenda, di per sé, sarebbe già tale da incuriosire il lettore, ma in un autore di terra di confine non poteva mancare il dramma delle minoranze etniche, tollerate dapprima e poi decisamente perseguitate. E non a caso lo scenario della vicenda è Trieste, città cosmopolita quasi soffocata dalla morsa dell'occupazione tedesca e in cui confluiscono segreti e agenti segreti, filotedeschi e comunisti di Tito, seguaci del vecchio re jugoslavo e perseguitati.
E' una sorta di pentola in cui bollono permanentemente le aspirazioni di fazioni contrapposte, di volta in volta alleate e poi nemiche.
E' notevole la capacità di Fulvio Tomizza di ricreare quest'atmosfera di cupa incertezza, in cui i personaggi si muovono quasi inconsapevolmente come condizionati da un incontrastabile destino.
Si ricongiungeranno marito e moglie, ma per poco, perché cadranno vittime, nella loro casa, insieme a un terzo personaggio che probabilmente nemmeno conoscono e qui è interessante notare il tentativo dell'autore di cercare di appurare almeno a quale fazione attribuire il delitto.
Apre così un ventaglio di ipotesi, tutte egualmente valide e tutte egualmente improbabili. E' una vana ricerca della verità dopo tanti anni, quella verità così difficile da scoprire per tutti e impossibile per chi è un cittadino membro di una minoranza etnica.
Resta pertanto l'omicidio insoluto di due sposi che si amarono per lettera.
Gli sposi di via Rossetti è un romanzo strutturato in modo inusuale, ma che riesce ad avvincere dalla prima all'ultima pagina, grazie all'indubbia abilità dell'autore.
Ne consiglio senz'altro la lettura.
Ritieni utile questa recensione? SI NO
5.0Oltre le sbarre, 28-12-2008, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di - leggi tutte le sue recensioni
Strano romanzo, ispirato da un fatto realmente accaduto, Gli sposi di via Rossetti è lo strumento che consente a Tomizza di esprimere con la sua ben nota lievità i sentimenti di una coppia che la guerra ha forzatamente separato e che li farà ritrovare uniti nel momento della tragica morte.
Stanko Vuk è un poeta, di fede cattolica, di ideali liberali, che viene imprigionato per cospirazione antifascista; è sposato, da poco, con Dana, che lui adora quasi idolatrandola, una donna di carattere diverso dal suo e che lui intende plasmare per farne una moglie perfetta, secondo i suoi intendimenti.
La storia d'amore, interrotta bruscamente dal processo e dalla carcerazione, prosegue così attraverso uno scambio epistolare (del tutto vero), a cui Tomizza ha attinto copiosamente, ma con gusto raffinato, riportando per lo più il senso degli scritti, forse addolcendoli, oppure lasciandolo intendere nei casi in cui sconfina in un erotismo, se pure cerebrale.
La vicenda, di per sé, sarebbe già tale da incuriosire il lettore, ma in un autore di terra di confine non poteva mancare il dramma delle minoranze etniche, tollerate dapprima e poi decisamente perseguitate. E non a caso lo scenario della vicenda è Trieste, città cosmopolita quasi soffocata dalla morsa dell'occupazione tedesca e in cui confluiscono segreti e agenti segreti, filotedeschi e comunisti di Tito, seguaci del vecchio re jugoslavo e perseguitati.
E' una sorta di pentola in cui bollono permanentemente le aspirazioni di fazioni contrapposte, di volta in volta alleate e poi nemiche.
E'notevole la capacità di Fulvio Tomizza di ricreare quest'atmosfera di cupa incertezza, in cui i personaggi si muovono quasi inconsapevolmente come condizionati da un incontrastabile destino.
Si ricongiungeranno marito e moglie, ma per poco, perché cadranno vittime, nella loro casa, insieme a un terzo personaggio che probabilmente nemmeno conoscono e qui è interessante notare il tentativo dell'autore di cercare di appurare almeno a quale fazione attribuire il delitto.
Apre così un ventaglio di ipotesi, tutte egualmente valide e tutte egualmente improbabili. E' una vana ricerca della verità dopo tanti anni, quella verità così difficile da scoprire per tutti e impossibile per chi è un cittadino membro di una minoranza etnica.
Resta pertanto l'omicidio insoluto di due sposi che si amarono per lettera.
Gli sposi di via Rossetti è un romanzo strutturato in modo inusuale, ma che riesce ad avvincere dalla prima all'ultima pagina, grazie all'indubbia abilità dell'autore.
Ne consiglio senz'altro la lettura.
Ritieni utile questa recensione? SI NO