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Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

di Mario Calabresi

4.5

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È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". Quei due colpi di pistola però non cambiarono solo il corso degli eventi pubblici, ma sconvolsero radicalmente la vita di molti innocenti. La storia dell'omicidio Calabresi è anche la storia di chi è rimasto dopo la morte di un commissario che era anche un marito e un padre. E di tutti quelli che hanno continuato a vivere dopo aver perso la persona amata durante la violenta stagione del terrorismo. Mario Calabresi, oggi giornalista di "Repubblica", racconta la storia e le storie di quanti sono rimasti fuori dalla memoria degli anni di piombo, l'esistenza delle "altre" vittime del terrorismo, dei figli e delle mogli di chi è morto: c'è chi non ha avuto più la forza di ripartire, di sopportare la disattenzione pubblica, l'oblio collettivo; e c'è chi non ha mai smesso di lottare perché fosse rispettata la memoria e per non farsi inghiottire dai rimorsi. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti all'improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi.

Note su Mario Calabresi

Mario Calabresi è nato il 17 febbraio del 1970 a Milano. All’età di due anni, il padre, il commissario Luigi Calabresi, viene assassinato. Studia presso l’Università Statale di Milano, frequentando il corso di laurea in Giurisprudenza e poi quello di Storia. Successivamente, si iscrive all’ Istituto Carlo de Martino di Milano, dove segue un corso di formazione per diventare giornalista. Inizia a lavorare nell’ambito del giornalismo nel 1998. Prima è all’ANSA in qualità di cronista parlamentare, poi passa alla redazione politica de la Repubblica. Il suo ingresso a La Stampa avviene nel 2000, ma, in un primo momento, vi resta solamente per due anni. In questo periodo, come inviato speciale, racconta gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2002 ritorna presso la redazione de la Repubblica, prima in qualità di caporedattore centrale vicario e poi, dal 2007 al 2008, come corrispondente da New York, dalla cui sede racconta le elezioni presidenziali statunitensi del 2008. Poco dopo, nell’aprile del 2009, viene richiamato presso la redazione de La Stampa, dove, a soli 39 anni, viene nominato direttore, in sostituzione di Giulio Anselmi, il quale lascia il posto per passare alla presidenza dell’ANSA. E’ stato insignito di numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2002, insieme a Francesca Senette e Andrea Galdi, ha ricevuto il premio Angelo Rizzoli di giornalismo, nel 2003 ha ricevuto quello intitolato a Carlo Casalegno e nel 2011 gli è stato assegnato il Premio E’ giornalismo. E’ autore di alcuni romanzi di successo: “Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo” (2007), “La fortuna non esiste. Storie di uomini e donne che hanno avuto il coraggio di rialzarsi” (2009), “Cosa tiene accese le stelle”(2011). E’ sposato con la nipote di Natalia Ginzuburg, Caterina, con la quale ha due figlie gemelle. 

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.5 di 5 su 13 recensioni)

5.0Cos'è la dignità , 04-02-2015, ritenuta utile da 1 utente su 1
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È sempre bello leggere libri in cui vengono raccontati fatti storici dell'Italia. Mario Calabresi fa proprio questo, raccontando la sua storia familiare che a sua volta gli è stata raccontata da sua madre, perché lui all'epoca dei fatti era troppo piccolo per poter ricordare tutti gli eventi. Con una scrittura molto semplice, asciutta e senza retorica l'autore ci fa rivivere tutto ciò che avvenne in Italia nei primi anni Settanta, cercando di non rimanerne coinvolto emotivamente ma riuscendo, allo stesso tempo, a farci sentire parte della storia. Fa da sfondo una voglia di vivere e di riscattarsi socialmente che spinge a continuare a cercare giustizia senza mai perdere la dignità.
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5.0Gli anni di piombo di chi li ha subiti , 15-08-2012
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Non uccideva a caso il terrorismo politico: le sue vittime erano i più pericolosi perché i migliori. E quando si eccelle nello svolgimento della propria attività, che sia professionale, politica, sindacale, universitaria, o magari di polizia, si è migliori anche nella vita privata. E si trasmette questo essere speciali anche a chi ci sta intorno, alla famiglia per prima. Si avverte questa "specialità" nelle famiglie delle vittime del terrorismo di cui ci parla Mario Calabresi, la propria in particolare, ma non solo. Persone che per situazioni e motivazioni assurde si sono trovate private per sempre del loro affetto e che però, pur ovviamente non accettando la situazione, mostrano una dignità e una serenità che sono quasi sconcertanti, specialmente se confrontati al comportamento dedito talvolta all'apparire ed al partecipare di chi ha provocato i loro lutti. Una piccola opera assolutamente da consigliare, in particolar modo a chi è troppo giovane per aver vissuto quegli anni.
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4.0Intenso intimo racconto, 12-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Questa lettura porta a porci domande su se stessi e su cosa si era compreso degli anni di piombo. La sofferenza totale dei parenti delle vittime era un aspetto quasi dimenticato del terrorismo. Quasi scontato, relegato all'attimo delle cerimonie luttuose. Ma la loro sofferenza non si cancella, mentre la pena dei terroristi sembra cessare con la scadenza della condanna; Da leggere. E poi è scritto alla perfezione.
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5.0Bellisimo libro per un tema terribile, 22-04-2012
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Certi libri vanno assolutamente letti.
Questo di Mario Calabresi è uno di questi.
Con uno stile semplice e asciutto (tipico da giornalista) ma sempre con le emozioni a venare di umanità il tutto, Calabresi ci fa ripercorrere un periodo tristissimo e buio della nostra storia contemporanea che non si può e non si deve dimenticare e si capisce che alla fine di tutta questa "guerra inutile" non c'è stato nessun miglioramento e chi ha perso veramente sono state quelle persone che sono rimaste sull'asfalto solo perché avevano il torto di "servire lo stato" e tutti i loro parenti che spesso sono riusciti a trascinare la propria esistenza senza troppo rancore.
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5.0Da leggere, 02-09-2011
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Assolutamente un libro da leggere, molto commovente, che ci riporta indietro al passato quando il terrorismo era il rpblema principale e che ha causato la morte di moltissime persone. Soprattutto, secondo me, è un libro che dovrebbero leggere i giovani per capire veramente che momenti brutti si passavano a quei tempi quindi consiglio la lettura di questo libro.
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4.0Spingendo la notte più in là, 26-07-2011
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Questo libro va letto, se non altro per non dimenticare anni tristissimi della storia italiana. Gli anni di piombo non sono stati anni attraversati da grandi ideali, ma solo da grandi imbecilli che hanno lottato per false cause. Imbecilli che hanno segnato in modo irreparabile la vita di tante persone, cercando di colpire falsi nemici.
Niente di più vero delle parole di Augias ai 'parenti delle vittime' (espressione semplicistica di riduzione di un dolore irriducibile) di quegli anni che qui trascrivo: ''Le cose stanno proprio come questa lettera dice. Passati alcuni anni in carcere, i brigatisti coinvolti allora in fatti di sangue tornano in libertà. Sui cedolini di rilascio credo ci sia scritto 'fine pensa'. La pena di coloro a cui è stato ucciso un marito o un fratello credo che che non sia mai finita e in ogni caso la sua fine non è certificabile con un timbro su un pezzo di carta. La disparità di trattamento tra chi uccise e chi venne ucciso è irreparabile, continua negli anni aggravata dal fatto che, chi allora uccise scrive memorie, viene intervistato dalla tv, partecipa a qualche film, occupa posti di responsabilità, mentre alla vedova di un appuntato nessuno va a chiedere come vive da allora senza marito, se ci sono figli che hanno avuto un'infanzia da orfani, se il tempo ha chiuso le ferite, il rimpianto, il dolore. Uccisi perché? Per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate ad una nobile utopia senza rendersi conto che 'i veri figli del popolo', come li chiamava Pasolini, stavano dall'altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia.
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5.0Un libro. Una vita. E noi, che non li meritiamo, 15-04-2011
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La sofferenza, le delusioni, la solitudine. La solitudine delle vittime del terrorismo. La loro solitudine che grava come colpa sulla nostra convivenza, sul nostro ruolo di società civile. La loro solitudine che, spesso e fortunatamente, non si trasforma in rancore, ma in vite stimabili e in racconti encomiabili. Come questo di Calabresi.
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4.0Spingendo la notte più in là, 12-04-2011
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Gran bel romanzo, l'autore lo sa e non fa nulla per nasconderlo. Un libro che si legge tutto d'un fiato, suggestiona e fa riflettere. Scritto dal punto di vista della vittima, non indulge sugli aspetti drammatici della vicenda, ma si incentra sulla possibilità di una conciliazione con la propria storia e la storia del proprio paese, guardando al futuro.
Un messaggio, neppur troppo implicitamente, politico.
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5.0Storia delle nostre vite, 31-03-2011
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Storia vera della famiglia Calabresi, storia vera delle nostre origini. Scritto con la semplicità che si addice alla scrittura di Calabresi ma con una intensità e una emozione veramente inimitabile. Storia di dolore ma anche di amore e di voglia di vivere. Affascinante.
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5.0Una storia vera, 05-03-2011
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Il libro del direttore de "La Stampa" racconta la storia delle famiglie che hanno subito le stagioni degli anni di piombo. Attraverso la sua storia personale, porta a conoscenza il lettore, di altre storie simili alla sua, poco note anche ai più informati.
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4.0L'incubo italiano, 01-12-2010
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Un pezzetto della storia Italiana, o meglio, di un incubo italiano. Mario Calabresi ricostruisce con precisione e senza rancore gli avvenimenti tragici che gli hanno segnato la vita.
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4.0Il terrorismo visto con gli occhi di una vittima, 26-11-2010
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L'autore racconta la sua personale esperienza di figlio di una vittima del terrorismo e di quella dei suoi familiari. Ho trovato il racconto coinvolgente e commevente ma un po' ripetitivo. Comunque mi sento di consigliarne la lettura anche e soprattutto e tuti coloro che non hanno vissuto quegli anni e, talvolta, ne ignorano del tutto l'esistenza: siamo come siamo anche per colpa o grazie a quello che accadde allora. E' bene non dimenticare.
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