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Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo

di Mario Calabresi


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Descrizione

È la mattina del 17 maggio 1972, e la pistola puntata alle spalle del commissario Luigi Calabresi cambierà per sempre la storia italiana. Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". Quei due colpi di pistola però non cambiarono solo il corso degli eventi pubblici, ma sconvolsero radicalmente la vita di molti innocenti. La storia dell'omicidio Calabresi è anche la storia di chi è rimasto dopo la morte di un commissario che era anche un marito e un padre. E di tutti quelli che hanno continuato a vivere dopo aver perso la persona amata durante la violenta stagione del terrorismo. Mario Calabresi, oggi giornalista di "Repubblica", racconta la storia e le storie di quanti sono rimasti fuori dalla memoria degli anni di piombo, l'esistenza delle "altre" vittime del terrorismo, dei figli e delle mogli di chi è morto: c'è chi non ha avuto più la forza di ripartire, di sopportare la disattenzione pubblica, l'oblio collettivo; e c'è chi non ha mai smesso di lottare perché fosse rispettata la memoria e per non farsi inghiottire dai rimorsi. La storia della sua famiglia si intreccia così con quella di tanti altri (la figlia di Antonio Custra, di Luigi Marangoni o il figlio di Emilio Alessandrini) costretti all'improvviso ad affrontare, soli, una catastrofe privata, che deve appartenere a tutti noi.

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Voto medio del prodotto:  4.5 (4.4 di 5 su 8 recensioni)


5.0Da leggere, 02-09-2011
di B. Di carlo - leggi tutte le sue recensioni

«Assolutamente un libro da leggere, molto commovente, che ci riporta indietro al passato quando il terrorismo era il rpblema principale e che ha causato la morte di moltissime persone. Soprattutto, secondo me, è un libro che dovrebbero leggere i giovani per capire veramente che momenti brutti si passavano a quei tempi quindi consiglio la lettura di questo libro.»

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4.0Spingendo la notte più in là, 26-07-2011
di M. Leccisi - leggi tutte le sue recensioni

«Questo libro va letto, se non altro per non dimenticare anni tristissimi della storia italiana. Gli anni di piombo non sono stati anni attraversati da grandi ideali, ma solo da grandi imbecilli che hanno lottato per false cause. Imbecilli che hanno segnato in modo irreparabile la vita di tante persone, cercando di colpire falsi nemici.
Niente di più vero delle parole di Augias ai 'parenti delle vittime' (espressione semplicistica di riduzione di un dolore irriducibile) di quegli anni che qui trascrivo: ''Le cose stanno proprio come questa lettera dice. Passati alcuni anni in carcere, i brigatisti coinvolti allora in fatti di sangue tornano in libertà. Sui cedolini di rilascio credo ci sia scritto 'fine pensa'. La pena di coloro a cui è stato ucciso un marito o un fratello credo che che non sia mai finita e in ogni caso la sua fine non è certificabile con un timbro su un pezzo di carta. La disparità di trattamento tra chi uccise e chi venne ucciso è irreparabile, continua negli anni aggravata dal fatto che, chi allora uccise scrive memorie, viene intervistato dalla tv, partecipa a qualche film, occupa posti di responsabilità, mentre alla vedova di un appuntato nessuno va a chiedere come vive da allora senza marito, se ci sono figli che hanno avuto un'infanzia da orfani, se il tempo ha chiuso le ferite, il rimpianto, il dolore. Uccisi perché? Per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate ad una nobile utopia senza rendersi conto che 'i veri figli del popolo', come li chiamava Pasolini, stavano dall'altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia.
»

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5.0Un libro. Una vita. E noi, che non li meritiamo, 15-04-2011
di R. Collodel - leggi tutte le sue recensioni

«La sofferenza, le delusioni, la solitudine. La solitudine delle vittime del terrorismo. La loro solitudine che grava come colpa sulla nostra convivenza, sul nostro ruolo di società civile. La loro solitudine che, spesso e fortunatamente, non si trasforma in rancore, ma in vite stimabili e in racconti encomiabili. Come questo di Calabresi.»

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4.0Spingendo la notte più in là, 12-04-2011
di A. Leofressi - leggi tutte le sue recensioni

«Gran bel romanzo, l'autore lo sa e non fa nulla per nasconderlo. Un libro che si legge tutto d'un fiato, suggestiona e fa riflettere. Scritto dal punto di vista della vittima, non indulge sugli aspetti drammatici della vicenda, ma si incentra sulla possibilità di una conciliazione con la propria storia e la storia del proprio paese, guardando al futuro.
Un messaggio, neppur troppo implicitamente, politico.
»

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5.0Storia delle nostre vite, 31-03-2011
di T. Baldoni - leggi tutte le sue recensioni

«Storia vera della famiglia Calabresi, storia vera delle nostre origini. Scritto con la semplicità che si addice alla scrittura di Calabresi ma con una intensità e una emozione veramente inimitabile. Storia di dolore ma anche di amore e di voglia di vivere. Affascinante.»

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4.0L'incubo italiano, 01-12-2010
di S. Dapri - leggi tutte le sue recensioni

«Un pezzetto della storia Italiana, o meglio, di un incubo italiano. Mario Calabresi ricostruisce con precisione e senza rancore gli avvenimenti tragici che gli hanno segnato la vita.»

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4.0Spingendo la notte più in là, 20-11-2010
di P. Cerutti - leggi tutte le sue recensioni

«Ho pianto e non me ne vergogno. Libro importante, scritto con sensibilità, amore, ma soprattutto con un intento preciso: mettere in guardia, tutti, quelli coinvolti e quelli che verranno. L'informazione deve attenersi ai fatti! Essere libera dai pregiudizi e soprattutto deve rispettare l'uomo e la sua vita. Nessuno può passare sopra a questo! Niente ci deve far cadere nel desiderio antico del linciaggio, estrema vigliaccheria seconda solo alla violenza. Una cravatta bianca e pura si staglia adamantina a ricordarci un uomo e la sua storia di coraggio. »

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4.0il dolore ed il ritorno alla vita, 12-07-2010
di E. Cappai - leggi tutte le sue recensioni

«Non occorre essere esperti di storia moderna per potersi accostare e lasciarsi toccare da questo libro. Scritto con la scorrevolezza, l'intelligenza e la piacevolezza della penna di Mario Calabresi, il libro tratteggia il dolore dell'epoca delle uccusioni terroristiche degli anni settanta dal punto di vista delle famiglie che lo hanno vissuto. In un'epoca nella quale il revisonismo storico la fa da padrone e la verità (processuale e giornalistica) è messa continuamente in discussione, la rilettura degli eventi attraverso le ferite, mai rimarginate delle famiglie colpite da morti violente colpisce, emoziona, interroga, tocca profondamente. Da leggere.»

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