Il sosia

Il sosia

4.0

di Fëdor Dostoevskij


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Descrizione

Il mite e umile consigliere Jakòv Petrovic' Goljadkin non è quello che sembra: vive in lui un doppio, un "sosia". Il suo io non è un tutto compatto e unico, bensì un mobile e disintegrabile complesso di impulsi che possono scindersi in altri io, tra loro in alternanza e in conflitto. Il suo sosia non è semplicemente una persona tanto somigliante a lui da poter essere per lui scambiata, ma, come dice la parola russa dvojnik, è la proiezione di un io in un altro io autonomo rispetto al primo. Esistono nel romanzo due Goljadkin che si completano in quanto totalmente opposti: uno timido e sottomesso, l'altro furbo e arrivista. E Goljadkin, come spiega Vittorio Strada nell'introduzione, è "la patologia dell'uomo qualunque, il primo gradino di quello 'sdoppiamento' che costituisce la malattia dell'uomo moderno".

Note sull'autore

Fëdor Mikhajlovi? Dostoevskij è considerato uno dei più grandi scrittori di ogni tempo. Nacque l'11 novembre 1821 a Mosca. La passione per la letteratura gli fu trasmessa dalla madre, la quale gli insegnò a leggere, facendogli conoscere Puskin, Zukovskij e la Bibbia. Nel 1838, per volere del padre, iniziò a studiare ingegneria militare alla Scuola Superiore del Genio Militare di San Pietroburgo. Nel 1941 prestò servizio in qualità di sottotenente presso il comando d'ingegneria di San Pietroburgo, ma nel 1944 rinunciò alla carriera militare per dedicarsi alla sua vera passione, la letteratura. Sfidando la miseria e la salute cagionevole, scrisse il suo primo romanzo, "Povera gente", che verrà pubblicato nel 1846, tra gli elogi della critica. Nel 1949 venne arrestato e condannato a morte per sovversione, ma lo Zar Nicola I commutò la pena di morte in lavori forzati a tempo indeterminato. Dopo la deportazione in Siberia, nel 1854 venne liberato per essere assegnato ad un battaglione dell'esercito, di stanza sul confine cinese. Nel 1959 venne congedato e, trasferitosi a Tver, ricominciò a scrivere, regalando alla storia alcune delle più belle pagine della letteratura. Tra i numerosi capolavori ricordiamo "Memorie del sottosuolo" (1864), "Delitto e castigo" (1866), "L'idiota" (1869), "I demoni" (1871), "I fratelli Karamàzov" (1880). Morì a San Pietroburgo il 28 gennaio 1881.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (3.8 di 5 su 10 recensioni)

4.0Di una modernità sconcertante, 10-03-2012
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Probabilmente, fra i romanzi di Dostoevskij letti fino ad oggi, questo mi è risultato il più ostico, più difficile anche de I demoni. Con un'analisi lucida e drammaticamente moderna, Dostoevskij parla del meccanismo mentale della proiezione con decenni di anticipo sulle teorie psicanalitiche freudiane. La tragedia di Goljadkin si svolge per intero nella sua mente: la sua coscienza è spaccata in due, spesso incerta tra sonno e veglia come nella scena iniziale o comunque tra reale e irreale. Come lui, noi lettori assistiamo perplessi e incerti. Non sappiamo molto più di quello che Goljadkin stesso sa. Il nostro punto di vista è il suo. Ma Dostoevskij carica il tema del doppio di una nuova importante valenza: quella psicologica.
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5.0Coinvolgente, 10-04-2011
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Un cammino, passo dopo passo, attraverso il crollo psicologico, fino al raggiungimento della pura, vera e propria follia. Un bel libro, molto interessante e coinvolgente, capace di "mettere in dubbio la realtà". Un classico libro a cui dedicare del tempo.
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4.0Il sosia, 25-11-2010
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Letto tutto d'un fiato, questo racconto breve è la storia di uno sdoppiamento della personalità di un mediocre funzionario statale, che vede in un altro essere immaginario del tutto somigliante a lui e che porta il suo stesso nome, condensate tutte le caratteristiche (ambizione priva di scrupoli, capacità di relazione, ecc. ) che sa di non avere, cosa che gli ingenera un forte complesso di incomprensione da parte di chi (colleghi, superiori) lo circonda. L'opera è scritta benissimo, con un linguaggio scorrevolissimo, bellissime le pagine iniziali ironiche e autoironiche circa la capacità di poetare dell'autore stesso, splendide le fughe e gli inseguimenti nella città, ed è stupefancente il fatto che l'autore aveva appena 22 anni quando la produsse, mentre Freud con tutte le tematiche della psicanalisi e del subconscio era di la da venire.
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3.0un po' deluso, 12-10-2010
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grande maestria nelle descrizioni, anche psicologiche; ma se paragonato agli altri romanzi di Dostoevskij si resta un po' delusi. Rimane comunque un buon romanzo.
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5.0L'immane peso della solitudine, 24-09-2010
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Nel 1846, con "Il Sosia" Dostoevskij si prefigge l'obiettivo di descrivere un certo disturbo psichiatrico, che anni più tardi sarebbe stato codificato con il nome di dementia precox e, verso inizio '900, con quello di schizofrenia. Un obiettivo certamente arduo, specie per un "novizio" al suo solo secondo approccio con la scrittura, ma nel quale il giovane Fëdor riesce egregiamente. La vicenda si dipana attorno (anche se forse sarebbe più corretto dire "all'interno") alla figura del signor Goljadkin, un normalissimo burocrate di ceto medio; un personaggio, come possiamo aspettarci da Dostoevskij, caratterizzato minuziosamente in tutta la sua psiche, vivido e verosimilmente grottesco; un personaggio che suscita una certa simpatia e anche una certa tenerezza, con la sua goffaggine, i suoi ingenui principî e la sua naturale predisposizione a rendersi ridicolo nei momenti meno opportuni. Il racconto ci lascia assistere, un po' spaesati, alle vicissitudini del "nostro eroe" (come più volte sarà definito nel corso della narrazione), alle prese con il suo subdolo doppio, senza mancare di una discreta vena ironica, che strapperà più di un sorriso nel corso del travagliato viaggio del signor Goljadkin. Il viaggio che porterà alle estreme conseguenze i disturbi mentali del protagonista (tra i quali figurano anche le manie di persecuzione, è bene precisarlo). L'unica pecca di questa grande opera letteraria è l'eccessiva libertà di interpretazione delle tematiche (esclusa ovviamente quella principale) che ci troviamo ad affrontare a fine lettura; è plausibile pensare che vi sia una critica al sistema burocratico della Russia del tempo, intessuto in una rigida gerarchia e permeato di freddi formalismi, ma non ne esiste la certezza; così come non possiamo essere certi di un'eventuale connessione tra lo sdoppiamento del signor Goljadkin e la classica tematica del Bene e del Male. Difetti comunque ampiamente sovrastati dai pregi di questo grande libro, che mi sento assolutamente di consigliare a tutti senza riserve.
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3.0Tragicomico, 17-09-2010
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Chissà perchè i libri che più mi affascinano sono quelli che alla fine ti lasciano più domande di quante ne avevi all'inizio.
E' difficile entrare nella mente di un protagonista schizofrenico, ma d'altronde credo che nella vita qualcosa di Dostoevskij si debba leggere.
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2.0il sosia, 03-09-2010
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Questo racconto lungo è stato uno dei primi lavori di Dostoevskij, se non il primo in assoluto.L'ho trovato molto ironico, ma tutto sommato noioso.
Di questo autore russo ho letto tanto e devo dire che tra le profondità psicologiche di Delitto e Castigo e questo racconto ne passa.
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4.0il sosia, 25-07-2010
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inizia come un racconto di Gogol ma ben presto al grottesco si sostituisce il tragico in un crescendo di follia a tratti insostenibile; scrittura come sempre magistrale nel descrivere gli abissi dell'animo umano, la schizofrenia di un piccolo uomo alle prese con i suoi fantasmi.
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3.0Un Dostoevskij insolito, 13-07-2010
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Una delle opere giovanili di Dostoevskij, incentrata sul tema del "doppio" e con uno stile particolarmente incentrato sul registro umoristico.
Il sosia in cui si imbatte il protagonista, un modesto impiegato, sarà motivo per inscenare equivoci e scene esilaranti: la storia è più vicina allo stile dei racconti di Gogol che non alle opere successive di Dostoevskij.
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5.0vigilia, 09-07-2010
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Mantenetevi ben saldi alla poltrona e tenete la carta d’indentità a portata di mano quando leggete questo libro, perché quando lo avrete finito non sarete più certi di dove vi troviate e di chi siate. Vedrete il mondo con gli occhi del protagonista e lo vedrete cambiare a seconda delle sue visioni. Tra le prime opere del prolifico scrittore russo, già ne faceva intravedere il genio iniziando a far risuonare in lontananza la parola “capolavoro”.
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