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Sorvegliare e punire. Nascita della prigione

Sorvegliare e punire. Nascita della prigione

di Michel Foucault


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Descrizione

"Si imprigiona chi ruba, si imprigiona chi violenta, si imprigiona anche chi uccide. Da dove viene questa strana pratica, e la singolare pretesa di rinchiudere per correggere, avanzata dai codici moderni? Forse una vecchia eredità delle segrete medievali? Una nuova tecnologia, piuttosto: la messa a punto tra il XVI e il XIX secolo, di tutto un insieme di procedure per incasellare, controllare, misurare, addestrare gli individui, per renderli docili e utili nello stesso tempo. Sorveglianza, esercizio, manovre, annotazioni, file e posti, classificazioni, esami, registrazioni. Un sistema per assoggettare i corpi, per dominare le molteplicità umane e manipolare le loro forze si era sviluppato nel corso dei secoli classici: la disciplina."

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 4 recensioni)


5.0Ottima analisi, 13-03-2012
di V. Braido - leggi tutte le sue recensioni

«Tra tutti i libri di Foucault questo è a mio parere il più affascinante. La scrittura limpida e chiara che lo caratterizza è utilizzata per esporre il problema della giustizia nel corso della storia, a partire dall'angosciante esecuzione di Damien nel 1757, fino ai più moderni carceri. Consigliato non solo a chi interessa il tema, ma anche a chi vuole approfondire i meccanismi di controllo della giustizia contemporanea.»

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5.0Da non perdere!, 13-09-2011
di M. Cacciola - leggi tutte le sue recensioni

«Foucault ripercorre le tappe delle principali orrori in ambito di giustizia penale. Quando in Francia si scatenano i primi moti rivoluzionari sulla folla incombe lo spettro del boa e della ghigliottina. La pena segue la legge del taglione, il processo è inquinato dalla controparte e la giustizia intende punire, lo spettacolo dell'orrore è aperto al pubblico. Si arriva alla nascita della prigione con il carcere Bentham che rivoluzionerà il campo della pena e con esso la concezione di giustizia.»

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5.0Sorvegliare e punire, 27-07-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di C. De iverme - leggi tutte le sue recensioni

«Alcuni elementi e alcune tesi del filosofo francese sembrano ormai non avere più cittadinanza in filosofia. Ma il nucleo del libro, ahimè, resta vero. Che al centro della società moderna si situi un universo concentrazionario, di cui la prigione non è che la cifra più evidente, ma che si preannuncia già nella struttura della scuola, dell'ospedale, della caserma, della fabbrica e del manicomio; che questo universo concentrazionario sia il più potente strumento di normalizzazione che il potere abbia mai escogitato; che per realizzare tale normalizzazione il potere miri alla massima pervasività e invadenza nei confronti della vita del singolo individuo, ponendo a ideale la realizzazione di un universale panoptismo in cui nulla e nessuno si sottragga al suo sguardo e alla sua ansia di catalogazione; beh, tutto ciò, piaccia o no, si sia d'accordo o meno, costituisce tuttora un'efficace (e piuttosto convincente) chiave di lettura della modernità. E a chi, come me, lavora all'interno dell'apparato concentrazionario col ruolo di trasmettitore di saperi e di ruoli sociali (perché, in quest'ottica, cos'altro è un insegnante?), la cosa potrà pure risultare un po' riduttiva, ma aiuta a capire le mille follie di quel curricolo non scritto che costituisce lo scheletro e l'essenza dell'attività scolastica: la divisione in classi, la posizione centrale e sopraelevata dell'insegnante rispetto agli allievi, la campanella e la precisa scansione del tempo, la rigidità della programmazione, la continua richiesta di silenzio e di ascolto, la prescrittività e la precisa gradazione dei provvedimenti disciplinari, la continua e condivisa attività di sorveglianza, ecc. Ecc. "Sorvegliare e punire": in due infiniti, la perfetta sintesi della gran parte degli interventi che mi tocca ascoltare nei consigli di classe... »

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5.0Sorvegliare e punire, 01-10-2010, ritenuta utile da 5 utenti su 6
di P. Napolano - leggi tutte le sue recensioni

«Il corpo al centro. Il corpo proprietà del potere. Proprietà e laboratorio per l'esercizio delle forme di potere, indipendentemente dall'evoluzione delle forme di governo. Disciplina, scuola, esercito, carcere. Tutto un panopticon da cui non è possibile sfuggire. Il potere è fastoso o discreto. Ma sempre presente...
Fa riflettere. Molto.
»

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