Sono un assassino? Autodifesa di un poliziotto ebreo

Sono un assassino? Autodifesa di un poliziotto ebreo

5.0

di Calel Perechodnik


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Descrizione

Perechodnik era un uomo mite e benestante. Era nato nel 1916 in una cittadina della Polonia centrale, in maggioranza abitata da ebrei e si era laureato a Parigi. Dirigeva un'impresa di costruzioni, aveva moglie e una bambina picco- la. Per salvarsi, quando i tedeschi invasero la Polonia, si arruolò nella Polizia del ghetto, divenendo complice dei tedeschi. Arrivò ad accompagnare moglie e figlia al vagone che le portava al campo di sterminio di Treblinka. Resosi conto della situazione, fuggì a Varsavia, rifugiandosi nel retrobottega di un negozio di polacchi che, a pagamento, lo nascosero. Lì iniziò a scrivere questo memoriale dal maggio del '43 all'autunno del '44, quando morì in circostanze misteriose durante la rivolta di Varsavia.

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Dettagli del libro

  • Titolo: Sono un assassino? Autodifesa di un poliziotto ebreo
  • Traduttore: Martini M.
  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: Serie bianca
  • Data di Pubblicazione: 1996
  • ISBN: 8807170108
  • ISBN-13: 9788807170102
  • Pagine: 264
  • Reparto: Narrativa

Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Lo sono?, 15-09-2011, ritenuta utile da 4 utenti su 5
di - leggi tutte le sue recensioni
Sono ebreo, un uomo senza nessun valore o spessore umano dicono i tedeschi, sono un ebreo in un ghetto. Diventare poliziotto, si diventarlo mi consente privilegi, non verro' rastrellato ne io ne la mia famiglia, si faro' parte della polizia ebraica del ghetto. Sono quel poliziotto che vede cadaveri ogni giorno sulle strade del mio ghetto, sono quello che consegna ogni giorno gente ai trasporti verso l'Est, lo faro' perche' non verro' rastrellato, sono importante per il ghetto, lo dicono i tedeschi. Eppure il mio lavoro non e' pulito, quei trasporti dove portano in realta' ? Ho ragione di credere che siano solo menzogne quelle dei tedeschi, ma la mia famiglia, voglio salvarla, il ghetto deve essere liquidato, meglio credere al lavoro all'Est piuttosto che vedere mia moglie e mia figlia morire di fame in questo lugubre putrido ghetto chiuso. Il treno piombato invece porta a Treblinka e in pochi minuti, ho ucciso la mia famiglia. Non sono un privilegiato, ho creduto alle menzogne naziste ed ora anche io sono destinato all'annientamento, scappo, mi nascondo. Un buco come rifugio, aiuti da parte dei non ebrei solo in cambio di denaro, che aiuto umanitario mi forniscono, un baratto, la mia vita per denaro. Sono un assassino? Io, egoista, ho tentato di salvarmi, sono complice degli eccidi nazisti, ho ucciso la mia famiglia, io ho consegnato le loro vite agli assassini e ne ho consegnate tante altre. Ma chi ha programmato questo sterminio? Chi ha preparato minuziosamente tutte queste fasi che hanno portato al genocidio? Io? No, io ero solo un ebreo destinato allo sterminio. Fu sterminato.
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