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Sonderkommando Auschwitz

Sonderkommando Auschwitz

di Shlomo Venezia

5.0

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  • Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
  • Collana: Saggi
  • Traduttore: Carli M.
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2009
  • EAN: 9788817028639
  • ISBN: 8817028630
  • Pagine: 235
  • Formato: brossura
"Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine di questo libro. Prefazione di Walter Veltroni.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (4.8 di 5 su 6 recensioni)

5.0Ero solo un ragazzo., 20-07-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 5
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Ero un ragazzo che voleva studiare, ora sono un ragazzo che deve lavorare. Sono un numero, un prigioniero, io brucio, brucio uomini. Quelle lunghe file di persone devono etrare in quella stanza, l'inganno del Tedesco, vanno a fare una doccia. La doccia del gas, la doccia che uccide. Urla disperate e in pochi minuti il silenzio, entro nella stanza, estraggo i cadaveri, li devo districare tanto sono ammassati l'uno sull'altro e poi li brucio. Credo di conoscere quel ragazzo, si lo conosco, e' mio cugino, lo devo bruciare, cosi' come bruceranno me altri che arriveranno al posto mio. Che lavoro il mio, sono trattato bene, mi danno da mangiare, dormo in un letto e vivo al caldo, brucio uomini. Sono utile alla grande Germania, sono un ingranaggio dello sterminio, ho parte attiva. Malvagio Tedesco, come mi hai ridotto, fino a che punto ti sei spinto, mi rendi colpevole dei tuoi crimini. Non mi salvero' , tu mi uccidrai, ma se sopravvivero' cosa faro' della mia vita dopo quello che mi hai costrettto a fare qui, in Auschwitz, in questo luogo di morte da te inventato? Forse mi restera' soltanto l'illusione della mia non colpevolezza, la certezza e' che sei stato tu, soldato Tedesco il vero assassino.
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5.0Grazie Shlomo..., 08-02-2011, ritenuta utile da 5 utenti su 5
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Chi come me non è stato ad Auschwitz, chi non ha un numero di matricola tatuato sul braccio non può capire pienamente cosa un campo di concentramento possa realmente aver significato per i deportati. Così come non possiamo conoscere le migliaia di atroci sfaccettature delle storie degli uomini deportati, seviziati, assassinati.
Vincendo le resistenze a raccontare, così comuni tra i sopravvissuti, Shlomo Venezia ci apre un mondo di orrori talmente inimmaginabili che mai avremmo voluto conoscere, ma che è nostro dovere imprimere nella memoria per onorare chi nei lager ha perso la vita, il senno, la dignità, ogni possibilità di vivere una vita serena.
"Sonderkommando Auschwitz" è un libro che mi ha sconvolto e che ho faticato molto a leggere, addirittura fermandomi a tratti... Ma a ogni pagina mi sono costretta a proseguire perché esistono persone che hanno dovuto sopportare la prigionia dei campi, lavorare per mesi bruciando cadaveri nei forni crematori. Molti sono stati stroncati, ma per nostra fortuna qualcuno è sopravvissuto e ha trovato la forza di superare la vergogna di appartenere alla stessa specie dei loro carnefici. L'unico sforzo a noi richiesto è cercare di conoscere quanto più possiamo sull'orrore dei lager e questa testimonianza è forse una delle più preziose, perché arriva direttamente dal cuore del folle progetto nazista di sterminio, i forni crematori.
Leggendo le parole urlate da Shlomo diamo in parte un senso al suo essere sopravvissuto, alla sua vita indelebilmente segnata da un'esperienza devastante.
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4.0Non si deve dimenticare mai, 22-12-2010
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Ormai i testimoni dell'olocausto viventi sono rimasti pochi e nel giro di qualche anno, a memoria di una delle tappe più orribili e disumane della nostra storia, avremo solo loro: i libri. Un racconto lucido dell'inferno in terra, per non dimenticare mai. D'obbligo.
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5.0tragicamente bello, 09-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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un libro che non so neanche io se definire bello per la sua profonda tragicità...un'esperienza raccontata in prima persona dall'autore
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5.0emozionante, 29-10-2010
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un libro emozianante come pochi...un racconto crudo di uno dei pochi uomini che è riuscito a sopravvivere ai forni di birkenau!
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5.0Al centro dell'Inferno !, 23-07-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 8
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Shlomo venezia ha cominciato a testimoniare tardi, nel 1992, e da allora porta la fiaccola della propria testimonianza nelle scuole, nei convegni, in gite organizzate ad Auschwitz, ecc. Shlomo Venezia è un sopravvissuto particolare: faceva parte del famigerato SonderKommando (squadra speciale) ad Auschwitz-Birkenau. Questo libro è il prodotto di una lunga intervista di Beatrice Prasquier a S. Venezia, ed è stato tradotto in italiano in forma di discorso continuo non inframmezzato da domande.
Il lettore che non si è mai avvicinato alla Shoah o che ha solo delle conoscenze storiche vaghe sull'Olocausto, rimarrà indubbiamente scioccato dalla lettura di un simile testo, ed il suo atteggiamento mentale sarà, credo, di "quasi incredulità". In effetti, le selezioni, il denudamento, le camere a gas, la gassazione, il taglio dei capelli, l'estrazione di denti d'oro, il trasporto dei cadaveri, la loro cremazione, tutto viene messo impietosamente a nudo dinanzi ai nostri occhi e l'esistenza dell'impossibile mondo crematorio, le sue coordinate, è evocato ed attualizzato parola dopo parola, pagina dopo pagina. La macchina della morte di Auschwitz-Birkenau, manifesta la perfidia degli oppressori: a chi affidare la distruzione degli ebrei, se non agli stessi ebrei?
Infatti, gli ingranaggi ben oliati e funzionanti delle camere a gas e dei crematori, paradossalmente, sono calibrati e diretti dagli ebrei del SonderKommando, e tra questi c'è anche S. Venezia, uno dei pochi sopravvissuti di queste "Squadre speciali", di cui Primo Levi fa una breve disamina in uno dei suoi testi più famosi, "I sommersi e i salvati", nel capitolo intitolato "la zona grigia".
Perchè gli ebrei di queste Squadre accettavano condizioni di vita così disumane, così destabilizzanti pur di sopravvivere?
Credo sia difficile rispondere ad una domanda del genere.
"Uno di loro ha dichiarato: A fare questo lavoro, o si impazzisce il primo giorno, oppure ci si abitua. Un altro, invece: Certo avrei potutto uccidermi o lasciarmi uccidere; ma io volevo sopravvivere, per vendicarmi, per vendicarmi e portare testimonianza... ". Così riferisce P. Levi.
S. Venezia racconta che: "Col tempo, poco a poco, ci siamo abituti a tutto. E' diventata una routine a cui non si doveva più pensare". Questa dichiarazione agghiacciante rende, credo, molto bene il grado di perdizione a cui si giungeva svolgendo simili lavori.
I sopravvissuti dei SonderKommando, non parlano volentieri (e come dar loro torto) delle proprie esperienze "crematorie".
Infatti: "...perchè testimoniare rappresenta un enorme sacrificio. Riporta in vita una sofferenza lancinante che non mi lascia mai. Tutto va bene e, d'un tratto, mi sento disperato. Appena provo un po' di gioia, qualche cosa mi si blocca dentro; la chiamo malattia dei sopravvissuti...La nostra è una malattia che ci rode dal di dentro e che distrugge ogni sentimento di felicità".
Ed ancora: "Non ho più avuto una vita normale. Non ho mai potuto dire che tutto andasse bene ed andare, come gli altri, a ballare e a divertirmi in allegria..." Quanto detto da Shlomo ci porta, se non a comprendere, a considerare con molta indulgenza la sua particolarissima vicenda umana, e ad apprezzare ancor più il suo coraggio di voler testimoniare.
Come spesso accade, i libri che riportano testimonianze sull'Olocausto o sulla Shoah, sono corredati con foto, che servono quasi a dare maggiore inquietudine agli orrendi crimini del nazismo; oppure, con foto che ritraggono il protagonista e i suoi familiari, certo con l'intento di renderci più vicini queste persone, che hanno vissuto sulla propria pelle "la furia della Storia".
In questo libro-testimonianza, vi sono anche le foto di alcune opere di David Olère: anche lui faceva parte del SonderKommando e, sopravvissuto, non smise mai di testimoniare - con i disegni e i quadri - l'orrore degli anni passati nei crematori di Auschwitz-Birkenau; disegni che inviterei il lettore ad osservare con molta cura e ad imprimerseli col "fuoco" nella propria memoria.
Infine, vorrei accennare, ai due brevi saggi di due storici contemporanei, posti alla fine del volume, il cui scopo è prettamente divulgativo e didattico, e che danno al lettore alcune indicazioni sul periodo storico in cui è compresa la testimonianza di Shlomo Venezia.
Il primo, riguardante la Shoah e il SonderKommando, di Marcello Pezzetti, amico, mi pare dello stesso Shlomo, ed il secondo, di Gentiloni Silveri Umberto, su "La guerra, l'Italia e la Grecia".
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