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Siamo stati così felici. Il romanzo di un amore semplice nell'Italia del '48

Siamo stati così felici. Il romanzo di un amore semplice nell'Italia del '48

di Giampaolo Pansa


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Anna e Paolo hanno rispettivamente venti e diciotto anni quando si incontrano, nell'ottobre del 1947. Vivono in una cittadina del Nord e, come tutti a quell'epoca, desiderano la pace, la tranquillità, un po' di benessere. Ma i tempi sono ancora di conflitto: c'è la paura di uno scontro tra USA e URSS. Anna ha la tessera del PCI, Paolo invece è più tiepido, quasi distaccato dagli eventi. Ma la drammaticità di quei giorni lo colpisce con forza davanti all'apparizione nella vita di Anna del padre, un comandante partigiano sfuggito alle vendette dei sostenitori di Tito contro gli stalinisti. La sua presenza imprigiona l'esistenza di Anna, al punto da obbligarla a seguirlo in una fuga in un paese dell'Est. L'amore con Paolo è durato solo un anno. Ma accade che...

Note su Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa è uno dei più noti giornalisti e saggisti italiani. È nato a Casale Monferrato nel 1935 e ha studiato presso l’Università degli Studi di Torino, dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi dedicata alla guerra partigiana in Piemonte, pubblicata nel 1967 dall’editore Laterza in un volume intitolato “Guerra partigiana tra Genova e il Po. La Resistenza in provincia di Alessandria”. Subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare per il quotidiano torinese “La Stampa”, dando l’avvio alla sua lunga e prestigiosa carriera giornalistica, che prosegue tuttora. Ha scritto, negli anni, per i quotidiani “Il Giorno”, “Il Messaggero di Roma”, “Il Corriere della Sera” e “La Repubblica” e per i settimanali “L’Espresso” e “Panorama”, occupandosi di alcune delle vicende più scottanti e tragiche della storia recente del nostro paese, dalla strage di Piazza Fontana allo scandalo Lockheed. Attualmente scrive per il quotidiano “Libero”, in cui cura la rubrica “Bestiario”. Accanto al lavoro come giornalista, Pansa ha scritto anche numerosi romanzi e saggi, in gran parte dedicati alla storia della Resistenza italiana. A partire dai primi anni 2000 la sua attività saggistica si è concentrata soprattutto sul racconto dei crimini compiuti dai partigiani durante il periodo della guerra civile e nei mesi immediatamente successivi alla conclusione della seconda guerra mondiale. A questo tema sono dedicati svariati saggi – tra cui “Il sangue dei vinti”, “Sconosciuto 1945”, “La grande bugia”, “I gendarmi della memoria” – che sono stati oggetto di polemiche anche molto aspre, poiché accusati di farsi portavoce di una visione revisionista e storicamente poco attendibile. L’autore ha sempre respinto con forza accuse di questo tipo, dichiarando che il suo unico intento è quello di raccontare una parte poco nota della storia d’Italia.

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