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Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita

Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita

di Serge Latouche


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In sintesi

Rimangono pochi anni alla nostra società per sopravvivere. Con questo annuncio che sa di epitaffio “Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita” lancia un appello alla popolazione mondiale per cambiare stile di vita. In questo ultimo illuminante saggio il filosofo Serge Latouche offre un punto di vista alternativo e interessante alla teoria consumistica che scorre nelle nostre vene produttive. Nella crescita senza limiti ha infatti la sua fondatezza la società odierna, pur scontrandosi con il principio ben definito di limitazione delle risorse che offre il pianeta. Problemi ambientali, guerre, devastazioni geo-fisiche: tutto per l’autore potrebbe essere spiegato e risolto ponendo una restrizione neppure troppo netta alle nostre abitudini e comportamenti. Guru ambientale e studioso della sostenibilità Latouche fa un excursus storico dal 1750 in poi per palesare al lettore la nascita del capitalismo occidentale e delle sue contraddizioni. La catastrofe ambientale è annunciata, bisogna solo provare a limitarla e capire come regolamentarla. Con una scrittura scorrevole e a tratti didattica, il filosofo compone un saggio in cui passato e futuro si intrecciano e dove i sogni di ricchezza si trasformano in incubi. Come ci insegnano le più recenti devastazioni ambientali, l’uomo non può controllare la natura e neppure gestirla, può però cercare di vivere meglio, con un’attenzione maggiore alle risorse e agli appelli addolorati a cui la natura ci chiama. Tra il 2030 e il 2070 è prevista, per Latouche, la fine della società consumistica che nel 1972 era stata, per così dire, articolata e definita da sociologi e economisti in tre punti: la pubblicità, che ci procura il desidero continuo e mai appagato di comprare, il credito, che fornisce anche a chi non ne ha i mezzi la possibilità di consumare, e l’obsolescenza programmata, che assicura il continuo riciclo della domanda. Le conferme premonitrici arrivano dai maestri illuminati del passato come Adam Smith o Ivan Illich e l’autore si libera così dalle accuse di utopia proponendo un programma che vuol essere una provocazione e un punto di partenza su cui riflettere. “Come si esce dalla società dei consumi. Corsi e percorsi della decrescita” scardina le nostre convinzioni sociali e rimette in discussione positivamente un modello culturale, economico e antropologico che da troppo tempo rimane inalterato. La diversificazione dei gesti più semplici può invece generare una rivoluzione per Latouche: da come coltiviamo un pompelmo o da come costruiamo un bullone, e dall’uso che ne facciamo, può cambiare un’intera concezione della vita quotidiana e allo stesso tempo globale.

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Voto medio del prodotto:  3.5 (3.7 di 5 su 3 recensioni)


4.0Felicità, non economia, 28-04-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
di A. El karimi - leggi tutte le sue recensioni

«La tesi di Latouche è semplice ed incontrovertibile, lo sviluppo non potrà essere infinto senza devastare il mondo, anzi, forse è già troppo tardi. Anche il cosidetto "sviluppo sostenibile" o "ecosviluppo", sono solo ingannevoli formule verbali che nascondono lo stesso fenomeno, la crescita indefinita ed inarrestabile del capitale fino alla fine delle risorse del pianeta. »

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2.0Almeno il Costarica è felice..., 16-08-2011
di M. Cantini - leggi tutte le sue recensioni

«"Il nostro pianeta non può permettersi di andare avanti così, le risorse naturali sono in via di estinzione, l'economia va sempre peggio, le disuguaglianze sociali sono intollerabili. Bisogna smettere di perseguire la crescita a tutti i costi, bisogna riconquistare un nuovo rapporto con la natura, bisogna coltivare bisogni più autentici e non solo quelli materiali." Sicuramente alcune tesi sono condivisibili, ma le soluzioni proposte dall'autore a mio parere sono irrealizzabili su larga scala e alla fine anche dannose. La società capitalista presenta senza dubbio forti contraddizioni, problemi, ingiustizie, ma credo che possegga anche gli anticorpi per farvi fronte. L'autore se mi è consentito, tocca davvero il punto più basso quando mette in relazione la felicità umana con la decrescita, con l'assenza di costrizioni, di moneta, di mercato etc. Davvero una visione semplicistica e riduttiva di come stanno davvero le cose, se per essere felici basta trasferirsi nel Costarica.»

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5.0Decrescita, 16-03-2011, ritenuta utile da 3 utenti su 4
di R. Bocci - leggi tutte le sue recensioni

«Sostenibile. Uscire dal sistema dei consumi, degli acquisti compulsivi per cominciare a pensare a ciò che è necessario per vivere nella società attuale e di ciò che invece si deve cominciare a voler fare a meno. Fare a meno significa reimpostare la mentalità al consumo consapevole, chilometro zero e quant'altro.»

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