Sequenze di memoria

Sequenze di memoria

4.0

di Loriano Macchiavelli


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Descrizione

Dopo molti anni Ricotta torna al suo paese d'origine: Gianni, un suo amico d'infanzia, si è suicidato. Nessuno sembra capire le ragioni del gesto e neanche il biglietto lasciato svela il mistero. Ricotta però vuole vederci chiaro. L'indagine, sempre più pericolosa, porta a investigare su un'industria chimica della zona. Ma non è solo il presente a celare complicità e crimini: dal passato riaffiora una ragnatela di passioni segrete che si estende indietro nel tempo e intrappola gli abitanti del paese, figure smarrite in un quadro in cui nulla è ciò che sembra.

Note sull'autore

Loriano Macchiavelli è nato a Vergato, in provincia di Bologna, il 12 marzo del 1934. Autore di pièces teatrali, racconti e romanzi polizieschi, gran parte delle sue opere sono ambientate a Bologna e provincia. Fin da giovane ha nutrito una forte passione per il teatro, dedicandosi ad esso prima come organizzatore, poi come attore e infine come autore. Ha iniziato a scrivere romanzi polizieschi a partire dal 1974, divenendo nel tempo uno degli autori italiani più apprezzati del genere. Tra i suoi racconti che hanno riscosso maggior successo figurano quelli aventi per protagonisti Antonio sarti e Rosas, una coppia di detective. Da uno di questi romanzi, dal titolo “Passato, presente e chissà”, è stato tratto un sceneggiato televisivo di quattro puntate andato in onda su Rai2 nell’aprile del 1978. Nel 1987 è andata in onda una lettura radiofonica in 13 puntate tratta dai suoi racconti e intitolata “I misteri di Bologna”. Nel 1988 la rai ha mandato in onda una serie composta da 13 telefilm tratta dai suoi romanzi. A partire dal 1997 collabora con Francesco Guccini. Scrive per numerosi periodici e quotidiani. Ha fondato il “Gruppo 13” assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli. Loriano Macchiavelli ha fondato e dirige Delitti di carta, rivista dedicata al genere poliziesco.
 

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Sequenze di memoria, 04-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Libro dedicato al delicato tema delle mafie che derturpano il nostro territorio. Qui si parla di inquinamento ambientale, e lo si fa in un ambito che non vuole dimostrare nulla, se non che, per favorire certi sviluppi industriali si è passato sopra, ed alla grande, su quanto le industrie potessero inquinare. Il solito uovo oggi. E le galline? Ci di chi ci arriverà. I minus cominciano con la "vecchiaia" dello scritto stesso. Ha trentatre anni e si sente. Certo anche nel 1976 già si cominciava a parlare di fiumi che muoiono e compagnia cantante. Ma il tema, seppur centrale, forse non è centrato. Poi c'è Macchiavelli senza Sarti Antonio, che se vogliamo è stata la sua fortuna e la sua dannazione. Gli ha dato da vivere, ma lo ha costretto in un cliché. Qui se ne libera. C'è sì il morto e se vogliamo il giallo. Ma ma seppur bravo non siamo dalle parti di Agatha Christie e visto che i misteri per un giallista classico non possono essere risolti con l'arrivo di alieni dagli occhi verdi, i cosiddetti misteri sono già svelati dopo poche pagine. Rimane l'impianto, la storia di chi fugge del proprio paese perché gli sta stretto, o doloroso o entrambi. E quando torna non sa se fuggire di nuovo o scoprire che in fondo si è realmente invecchiati. Qualche altro pregio sui personaggi di contorno. Riesce a tratteggiare l'odiosità del maresciallo come pochi altri. Facendo intravedere l'arroganza del potere e l'impotenza di chi, dalla sua, ha solo la ragione (come dice il suo amico Guccini chi sta sempre con la ragione e mai col torto) . Insomma l'ho letto, mi è moderatamente piaciuto (e lo si vede da alcune frasi che riporto) ma mi aspettavo di meglio. Aspettiamo altre prove sia di Macchiavelli che della VerdeNero.
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4.0Non c'è lieto fine..., 23-05-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Gran bel noir, come i grandi vini non soffre l'invecchiamento (la prima edizione è del 1976) anzi rimane sempre più attuale.
E' vero che può essere definito il primo dei racconti del ciclo dell'Appennino che poi proseguiranno in coppia con Guccini; ma di quelli non ha la levità, la delicatezza dell'animo di Santovito che riesce a mantenersi comunque leggero. Qui c'è solo disperazione, illusioni e disillusioni, realtà che sfuma in miraggio e, sopratuttto, nessun lieto fine.
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