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Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi

Il senso del dolore. L'inverno del commissario Ricciardi

di Maurizio De Giovanni

4.0

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  • Editore: Fandango Libri
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2007
  • EAN: 9788860440730
  • ISBN: 8860440734
  • Pagine: 247
  • Formato: brossura
Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l'opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de "I Pagliacci", la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino "vede i morti" - ma solo chi muore di morte violenta - , coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole; "il Fatto", come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini.

Note su De Giovanni Maurizio

Maurizio de Giovanni è nato a Napoli nel 1958 ed è autore di una serie di romanzi gialli di grandissimo successo. La sua carriera di scrittore è cominciata nel 2006 con il romanzo “Le lacrime del pagliaccio”, pubblicato dall’editore Graus e ripubblicato l’anno successivo da Fandango con il nuovo titolo “Il senso del dolore”. Questo romanzo, ambientato nella Napoli degli anni Trenta, ha per protagonista il commissario Ricciardi, eroe di tanti successivi lavori di De Giovanni come “La condanna del sangue”, “Il posto di ognuno”, “Il giorno dei morti”, “Per mano mia”, “Vipera”, “In fondo al tuo cuore”, “Anime di vetro”. Questi romanzi devono il loro grandissimo successo alla peculiarità della loro ambientazione, nella Napoli del periodo fascista, e al fascino del loro protagonista, un poliziotto intuitivo, tormentato e animato da un’insaziabile sete di giustizia. Accanto alla serie del commissario Ricciardi De Giovanni ha pubblicato anche un’altra serie di romanzi, ambientata nel commissariato di Pizzofalcone (“Il metodo del coccodrillo”, “I bastardi di Pizzofalcone”, “Buio per i bastardi di Pizzofalcone”, “Gelo per i bastardi di Pizzofalcone”), da cui è stata tratta una fiction televisiva, e svariati racconti, molti dei quali dedicati all’altra grande passione dell’autore: quella per lo sport, al centro del recente romanzo “Il resto della settimana”.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 13 recensioni)

4.0Bella opera prima, 10-02-2016, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Bell'autore, bel libro. Questa scoperta la devo ad un'acuta e sensibile recensione trovata su questo stesso sito (visto che servono le recensioni?). Romanzo profondo, intenso, placido, lievemente melanconico, a tratti ironico, mai volgare o fuori misura, pregno di dolenti meditazioni sui comportamenti umani. Quanto mai felice l'ambientazione in una Napoli degli anni '30, in piena epoca fascista, ma priva di quei luoghi comuni sulla napoletanità tanto cara e stereotipata. Noir atipico, con un pizzico di soprannaturale, un commissario alla Maigret, tormentato come un ispettore della Vargas ma lontano anni luce non solo dalla frenesia dei gialli americani ma anche dai Carlotto e Lucarelli nostrani. Anch'io come chi mi ha preceduto non vedo l'ora di leggere i prossimi per capire se è stato un caso o se e' nata una stella fra gli scrittori italiani
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4.0molto attento , 18-10-2015
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Sinceramente ero prevenuto e quando ho iniziato a leggere ho pensato di essere in un film tipo "Sesto senso" dove il piccolo Cole vede i morti.
Non è così. L'acuta sensibilità del commissario Ricciardi a capire il dolore della vita avrebbe potuto anche essere espressa in altro modo, e il Fatto (la capacità di conoscere le ultime parole degli assassinati) rimane uno dei momenti di una struttura narrativa possente che avvolge e guida il lettore nei diversi territori dell'animo umano che vengono raccontati con la scusa di scoprire gli autori del delitto.
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5.0Il dolore del Commissario , 09-10-2015
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De Giovanni non è solo un bravo giallista, ma è da considerarsi sicuramente un eccellente scrittore. Con questo, che è il primo dei casi del Commissario Ricciardi, egli parte occasionalmente da una vicenda di cronaca nera per descrivere, quasi li avesse vissuti, gli ambienti della Napoli degli anni ’30, con una passione addolorata che è quella degli occhi del suo protagonista, un poliziotto che vive in sé le sofferenze del mondo che lo circonda attraverso la dote quasi sovrannaturale di vedere e sentire i morti nel momento del trapasso. Un artificio inventato da De Giovanni che se non ben gestito avrebbe potuto essere quasi ridicolo, ma la bravura dello scrittore fa sì che il dolore dei morti si trasmetta, tramite quell’artificio, al Commissario, diventi per lui sofferenza continua aumentata dalla necessità della solitudine, e al tempo stesso lo aiuti a risolvere i suoi casi. Ne risulta alla fine un personaggio davvero magnifico, ancora meglio ambientato.
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5.0O sesto senso?, 11-04-2015
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È il primo libro di questo autore che leggo, ed è stata veramente una piacevole sorpresa, perché il personaggio del commissario, introverso, timido, caparbio, pietoso, mi ha incantato. Ha avuto il dono (o la maledizione?) di "vedere" la morte che si impossessa delle vittime e quello che le stesse provano nel momento del trapasso, e forse proprio questo lo rende così sensibile e lo spinge a immedesimarsi con loro. Amante del lavoro, ligio al dovere, va diritto per la sua strada senza lasciarsi turbare dai superiori prepotenti, da personaggi eminenti e facili onori, ma soltanto da un senso di umana pietà e personale giustizia. Originale, inoltre, la descrizione di una Napoli a cui non siamo abituati: niente sole, mare, mandolino e pizza (l'unico vezzo una sfogliatella), ma una città flagellata da un inverno impietoso con vento, pioggia e personaggi grigi. C'è da augurarsi che, dopo l'inverno, l'autore ci dia presto una primavera e faccia sbocciare, nel protagonista, quel sentimento tenero che in questo romanzo si indovina soltanto.
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5.0Finalmente, 09-05-2012, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Finalmente un poliziesco, giallo, thriller italiano degno di questo titolo. Finalmente un protagonista affascinante, malinconico ma con tutti i motivi di esserlo, arguto con i deboli ma duro con i forti, solitario eppure romantico. Finalmente una trama convincente, variegata eppure semplice, senza molti arzigogoli. Ho adorato questa lettura pi di quella di Scerbanenco, fino a questo attimo il miglior scrittore giallista italiano che avessi letto.
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3.0Una piacevole lettura, 09-02-2012
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Il primo di una serie di quattro romanzi ambientati nella Napoli degli anni '30, protagonista un commissario molto particolare, enigmatico, solitario, tormentato da un segreto: ha il "dono" di percepire le ultime parole pronunciate da chi muore di morte violenta. Questa particolare facoltà lo aiuta nelle indagini. Una piacevole lettura ideale per concedersi una pausa tra libri impegnativi.
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4.0Il senso del dolore, 09-08-2011
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Sono un estimatore di De giovanni, e anche qui ritrovo i suoi punti forti: l'idea del commissario che vedesente il dolore, l'ambientazione napoletana, la storia in sé come giallo e la sua soluzione. Napoli, 1931. Marzo sta per finire, ma della primavera ancora nessuna traccia. La città è scossa dal vento freddo e da una notizia: il grande tenore Arnaldo Vezzi voce sublime, artista di fama mondiale, amico del Duce viene trovato cadavere nel suo camerino al Real Teatro di San Carlo prima della rappresentazione di Pagliacci. La gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. A risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini ed evitato dai sottoposti per il carattere introverso. Forse mi aspettavo qualcosa in più sul lato amore, anche se qualcosa si intuisce. Speriamo che abbia un seguito (in fondo il sotto titolo era "L'inverno del commissario Ricciardi", quindi aspettiamo le altre stagioni).
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4.0Piacevole., 10-07-2011
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Il commissario Ricciardi è un personaggio tutto d'un pezzzo. Mai indulgente neppure con sé stesso. Un uomo assolutamente severo ma dal cuore gentile. I fenomeni paranormali di cui è vittima suo malgrado, non sono troppo invadenti nello svolgersi della trama. Il protagonista scava nella psicologia degli indiziati e nel loro contesto sociale, in modo che l'autore cura particolarmente la parte dedicata al "movente" del delitto. Gradevolissimo il colpo di scena nel finale che sbaraglia la piega che la trama aveva preso fino a un certo punto.
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4.0Il senso del dolore, 09-05-2011
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Un libro che ha tutti gli ingredienti per essere un piacevole diversivo: il tocco storico, essendo ambientato nella Napoli del periodo fascista, l'elemento artistico, il thriller e il pizzico di paranormale, per le peculiari capacità del commissario Riccardi.
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4.0Il senso del dolore, 06-04-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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L'autore scrive in maniera impeccabile e piana una lingua che in qualche modo affascina e accompagna il dipanarsi della storia legandoti. Autore poco conosciuto dai più, forse si meriterebbe più spazio. Non si può, o almeno io non ho potuto, smettere di leggere, dovevo arriavre alla fine.
Si dirà la trama è semplice e si intuisce come la storia andrà a finire. Si forse è vero, ma ciò nonostante il piacere della lettura è stato grande.
Il commissario Ricciardi poi è un personaggio particolare nel panorama dei più moderni commissariinvestigatori, e non sarà forse un caso che la storia non è ambientata in una Napoli contemporanea, ma in una Napoli degli anni trenta, che si intuisce dal ritmo meno caotico e dalla vita più pacata.

Il commissario dicevo è un tipo particolare: non ama l'opera, non va a teatro, non si intende di cucina, ma ha un'adesione totale all'idea di giustizia come simmetria ed equilibrio. Non è per lui importante risolvere il caso, trovare l'assassino, assicurarlo alla giustizia, quanto ridare equilibrio giusto alla vita delle persone che di quell'assissinio hanno subito le conseguenze come attori o come spettatori.
Una logica lontana da quella del mondo che lo circonda, infatti c'è all'interno della questura solo Maione che lo comprende e gli si affianca, una logica che attinge direttamente al sentimento di pietas e alla consocenza diretta del sentimento del dolore ed anche dell'amore. Un amore sghembo il suo, anche per l'oggetto reale del suo sentimento, sghembo perchè vissuto con forza e timidezza senza riuscire a confessarlo forse nemmeno a se stesso.
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4.0Bell'opera prima!, 27-12-2010, ritenuta utile da 4 utenti su 5
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Bell'autore, bel libro. Questa scoperta la devo alla acuta e sensibile intelligenza della si. Ra Bellardi, favolosa recensionista su questo stesso sito (visto che servono le recensioni? ) Romanzo profondo, intenso, placido, lievemente melanconico, a tratti ironico, mai volgare o fuori misura, pregno di dolenti meditazioni sui comportamenti umani. Quanto mai felice l'ambientazione in una Napoli degli anni 30, in piena epoca fascista, ma priva di quei luoghi comuni sulla napolitanita' tanto cara e stereotipàta. Noir atipico, un pizzico di soprannaturale, un commissario alla Maigret, tormentato come un'ispettore della Vargas ma lontano anni luce non solo dalla frenesia dei gialli americani ma anche dai Carlotto e Lucarelli nostrani. Anch'io come chi mi ha preceduto non vedo l'ora di leggere i prossimi per capire se e' stato un caso o se e' nata una stella fra gli scrittori italiani
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5.0Il commissario Ricciardi, 22-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro noir in ogni senso, a cominciare dal protagonista. E' struggente, malinconico e giusto. Ha ogni ingrediente per farmi venire la voglia di leggere i capitoli successivi. E lo faro'.
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