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Senilità

Senilità

di Italo Svevo

4.0

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Senilità, l'oscura parola che dà il titolo al romanzo, sta per "malattia dell'anima", inerzia esistenziale che paralizza ogni libero incontro con le cose della vita. Nell'emozionante indagine letteraria e umana di Svevo, le esistenze virtuali del protagonista Emilio Brentani si stagliano sul palcoscenico della realtà come figure grottesche di inquietante drammaticità, che prendono corpo, si animano e muoiono attraverso la brillantezza accecante di un sogno d'amore mancato.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 9 recensioni)

5.0Senilità, 27-02-2012
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Si tratta di un romanzo cardine sia per la comprensione dell'intera opera di Italo Svevo, che, in un'ottica più ampia, della storia della letteratura primo-novecentesca ("Senilità" è stato pubblicato nel 1898, e quindi si potrebbe anche dire anticipatore) e in cui è contenuto tutto il pensiero nichilista della fine dell'Ottocento. Fondamentale.
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5.0Amabile lettura molto profonda, 05-09-2011
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Scrittore mittel-europeo Svevo, narra le vicende dell'"uomo qualunque" Emilio Brentani, destinato a fallire perchè ha scelto di vivere secondo quello che ad avviso dell'autore è il vizio dell'inettitudine; la pavidità e l'incapacità di creare ed inventare la propria vita. Emilio è logorato dalle sue paure che lo rendono schiavo di una vita che non ama e da cui tenta a volte di liberarsi anche grazie agli slanci vitali suggeriti dall'amico dall'estro creativo (il Balzi scultore) che non riesce nemmeno a simulare. La storia con Angelina nasce sul presupposto del facile impegno, sia per il desiderio di Emilio di darsi una certa importanza, sia per i doveri a cui sente di essere richiamato l'ufficio e casa dove vive, accudito, con la sorella Amalia. Angiolina, che di angelico ha ben poco, è una donna molto arguta che gioca sui sentimenti di Emilio sotto le sue parvenze di donna fragile e casta. Sarà proprio questo che trarrà in inganno Emilio e lo farà impazzire una volta scoperto l'inganno. Emilio, rappresenta l'uomo di transizione, quello moderno che sta perdendo parte del suo charme e del suo potere sulla donna, quello che soffre di crisi depressive e che vive infelice perchè incapace di voltare al meglio il suo destino e che nonostante la giovine età invecchia precocemente aspettando che il fato compia da sè la felicità dei Brentani.
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4.0Senilità, 09-11-2010
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Perfetta e magnifica la costruzione che Svevo fa del personaggio di Emilio Brentani che ormai rassegnato alla sua cupa esistenza si innamora di Angiolina che non accetta questa indole così grigia.
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5.0Stupendo, 28-10-2010
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Emiliio Brentani ha trentacinque anni è vive in uno stato senile insieme alla sorella Angiolina, una donna buona e semplice ma ormai in tarda età e non più bella. A turbare gli equilibri ci penserà Angiolina una popolana dai facile costumi di cui Emilio perderà la testa. Poi l’arrivo di Balli farà cadere la vicenda. Uno dei più belli libri che la letteratura novecentesca ci ha regalato.
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5.0Un romanzo ingiustamente penalizzato, 06-10-2010
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Ingiustamente ritenuto inferiore a "La coscienza di Zeno". Il tema è ancora quello dell'inettitudine, impersonato stavolta dalla coppia di fratelli Emilio e Amalia, due figure speculari, e da alcuni personaggi di contorno. La senilità non è uno stadio della vita, è una condizione dello spirito che impedisce ai protagonisti (che in realtà sono giovani) di vivere la vita come tutti gli altri. Il linguaggio è un italiano che risente del tempo passato, ma io ho apprezzato l'ironia dell'autore e la capacità di costruire dipinti da piccoli dettagli.
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4.0Inettitudine incalzante, 30-09-2010
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E’ la storia di un fallimento, la storia di chi vede trascorrere la propria vita senza riuscire a viverla, di chi si chiude in una senilità precoce e guarda al passato come un vecchio alla sua gioventù. E’ la storia di chi si crea alibi e false rappresentazioni di se stesso per non incorrere in penose consapevolezze
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3.0Lento, 18-09-2010
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Come da titolo "Senilità" è un romanzo grigio, che procede lentamente, stanco; l'importanza della salute, uno dei temi preferiti da Svevo, si scorge chimerico e sfocato tra le righe. Le figure che si alternano spente tra le pagine del romanzo galleggiano in questa malinconia, nella vacua speranza di portare a compimento le proprie aspirazioni.
La riflessione che emerge limpida solo nella conclusione è tutta incentrata sul confronto amore/fratellanza e sulla priorità da dare a questi valori per evitare di piombare nella più cupa solitudine, nonchè nella morte morale.
L'inetto sveviano coincide sicuramente con il protagonista; l'ambientazione tipo è Trieste, come da copione.
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3.0Senilità, 08-08-2010
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Mi è piaciuto meno degli altri che ho letto dell'Autore (La coscienza di Zeno, Una vita). Mi ha rattristato questo ritratto di Brentani che a soli 35 anni non riesce a distaccarsi da una donnina. da non leggere nei momenti tristi.
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3.0Senilità, 02-06-2009
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Benchè concepito ancora a fine '800, con "Senilità" Svevo vuole mettere in dubbio le sicurezze positiviste dimostrando quanto sfuggente sia la realtà, impossibile da governare col solo uso della ragione, ed enigmatico, indecifrabile sia l'atteggiamento degli esseri umani in cui la volontà non è l'unica responsabile delle loro scelte. Anche dal punto di vista narrativo, la voce in terza persona è vero che ricorda quella dei romanzi "realisti" (d'altronde Svevo era un grande ammiratore di Balzac, Flaubert e Stendhal) ma talvolta sembra confondere il proprio punto di vista con quello del protagonista che è immerso in una realtà cittadina descritta con precisione cartografica ma che non ha così tanta influenza nell'esistenza dei personaggi. Invece che a Trieste, le vicende si sarebbero potute svolgere in un'altra città e poco o nulla sarebbe cambiato. Piuttosto, la precisione con cui vengono descritte le vie e gli edifici cittadini serve solo ad aumentare la valenza biografica degli eventi narrati. Infatti, Svevo è nato e vissuto a Trieste e come Emilio Brentani anche lui ha diviso la propria esistenza tra velleità letterarie (prima deluse dalla scarsa attenzione del mondo editoriale, poi rinate grazie a "La Coscienza di Zeno") e un impiego "borghese", prima in banca poi in qualità di socio nella ditta di vernici del suocero. Con Brentani, Italo Svevo doveva anche condividere quell'incapacità di vivere la vita in pieno cullandosi invece in una sospensione ricca d'odio e d'autocompiacimento, maledicendo la vitalità del popolo ma riconoscendosi altresì incapace del coraggio del vero artista.
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