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Il secco e l'umido. Una breve incursione in territorio fascista

Il secco e l'umido. Una breve incursione in territorio fascista

di Jonathan Littell

1.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Frontiere Einaudi
  • Traduttore: Botto M.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2009
  • EAN: 9788806197421
  • ISBN: 8806197428
  • Pagine: 118
  • Formato: rilegato

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Einaudi
Questo testo è stato scritto nel 2002, mentre facevo ricerche per un altro libro, poi pubblicato. È nato dall'incontro fra le tesi di uno studioso tedesco brillante e fuori dagli schemi, Klaus Theweleit, e l'opera di un fascista belga, Léon Degrelle, in cui il gioco delle immagini e della lingua fa emergere la struttura stessa del pensiero del suo autore. Poiché il testo è scritto in francese, ho potuto tentare un'analisi più approfondita di alcune intuizioni; effettuare una verifica sperimentale di una particolare teoria del fascismo, proposta appunto da Theweleit. Una teoria che, come si potrà vedere, contiene la sua parte di verità, così come altre linee di pensiero che del resto ho avuto modo di esplorare, ampie vie maestre, semplici sgrossature, vicoli ciechi o rapide incursioni nell'oscurità, che quella teoria incrocia senza mai ricalcarle. L'argomento è infatti tale che, per quanto rigorosamente si cerchi di delimitarlo, sfugge sempre per qualche suo aspetto; sempre le sue profondità, messe a nudo, nasconderanno altre profondità insospettate, e talvolta ripiegate su se stesse, a formare un'unica superficie liscia, piatta, banale, ma sempre pronti a cedere di nuovo sotto i piedi di chi vi si avventura. (Jonathan Little)

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Voto medio del prodotto:  1.0 (1 di 5 su 1 recensione)

1.0Il secco e l'umido, 14-05-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Non mi è piaciuto, forse fin troppo dark l'ambientazione. L'incursione in territorio fascista è in realtà un pernottamento in un universo supernatural horror. Letterariamente potrebbe aver un qualche interesse, ma qui si pretende dignità storica. Già W. Reich, nel tentativo di definire una psicologia di massa del fascismo, arrivò a conclusioni forzate e bizzarre (ricordo i buffi marchingegni orgonici). Littell, sulla scia di Theweleit, riduce il postfreudismo dell'Antipsichiatria francese ad un arido bigino, con la pretesa di trovare una serie di categorie e coppie concettuali, una strutturazione, al "pensiero" del semiavventuriero Léon Degrelle. Ora, a parte il piccolo dettaglio che l'"ideologia fascista" è, in genere, un raccogliticcio Bazar della reazione, a cominciare dalla Restaurazione legittimista; a parte che ogni spiegazione, o contributo, monocausale è destinato al fallimento, ma qui ci si limita a sfumati, ai gramsciani, "brevi cenni sull'universo". Nell'esito finale poi il corpo del soldato (sottoprodotto della biopolitica di Foucault) viene ravvisato in ogni esperienza, indistinta nel tempo e nelle forme, quindi metastorica ad essere "benevoli", dall'antichità classica, alla WaffenSS, sino alla bande cecene, ad Abu Ghraib, al terrorismo islamico, agli squadroni della morte, al Ruanda! Così ogni specificità storica, politica, sociologica è bandita, anche sullo sfondo. La stessa specificità del nazismo e quindi quella della Shoah. Non a caso si glissa (solo due righe) sull'enorme contributo di Degrelle alla campagna negazionista, sulle affinità con Evola e in parte con Spengler. Non a caso la migliore storiografia sull'argomento ha completamente ignorato Theweleit che, suo malgrado, ha dato un contributo freneticamente post-modernista al dilagante revisionismo.
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