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Se il sole muore

Se il sole muore

di Oriana Fallaci

4.0

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"Forse il più straordinario, il più onesto, il più accurato e infine anche il più commovente libro tra i tanti che sono stati scritti sull'avventura dell'uomo nello spazio." È il commento autorevole del "New Yorker" all'edizione americana di "Se il sole muore" di Oriana Fallaci, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 1965 e poi tradotto in undici Paesi. Negli anni Sessanta la Fallaci, che è già scrittrice di fama e inviata di punta de "L'Europeo", trascorre lunghi periodi in America, tra gli astronauti e i ricercatori di Cape Kennedy. Li osserva, li esamina, li interroga. Ne risulta il diario di una donna che vive i suoi tempi affrontando con curiosità ed entusiasmo le scoperte della scienza e della tecnologia, ma che guarda all'impresa spaziale con timore e molti dubbi. La narrazione prende la forma di un dialogo in parte immaginario con il padre. Con lui Oriana discute in modo anche polemico, consapevole della distanza che li divide: l'anziano genitore attaccato all'autenticità delle cose, agli alberi e alla terra che hanno nutrito intere generazioni. E la figlia che conduce la sua inchiesta nel "mondo nuovo" domandandosi a prezzo di quale felicità o infelicità l'individuo conquisterà la Luna e gli altri pianeti. "Se il Sole muore," le aveva detto Ray Bradbury in un memorabile incontro "la nostra razza muore col Sole... E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo. Salviamoli dunque, salviamoci." Prefazione di Mario Calabresi.

Note su Oriana Fallaci

Oriana Fallaci nacque a Firenze il 26 giugno 1929. Visse un'infanzia difficile a causa della seconda guerra mondiale. A soli dieci anni infatti, il padre Edoardo, fervente antifascista, la coinvolse nelle attività della Resistenza, esperienza che contribuì a forgiare una donna dal carattere combattivo e tenace. Per l'impegno in guerra ricevette anche la medaglia d'onore dell'Esercito Italiano. Subito dopo la guerra, non ancora maggiorenne, iniziò a lavorare come giornalista. Scrisse per importanti testate giornalistiche, tra cui L'Europeo e il Corriere della Sera, e i sui articoli furono spesso tradotti all'estero. Iniziò anche a frequentare la facoltà di Medicina, ma abbandonò gli studi dopo poco, per dedicarsi completamente all'attività che più le piaceva e meglio le riusciva: scrivere. In poco tempo, la sua naturale capacità abbinata ad un carattere di ferro, la portarono ai vertici del giornalismo mondiale. Fu la prima donna in Italia ad andare al fronte come inviata speciale, tra il 1967 e il 1975 passò lunghi periodi in Vietnam, nel 1968, a Città del Messico, fu ferita durante la strage di piazza delle Tre Culture. In generale, seguì tutti i più cruenti conflitti del 1900, tutti gli eventi storici di maggior rilievo. Fece delle memorabili interviste ai potenti del mondo, tra cui Henry Kissinger, Golda Meir, Indira Gandhi, Gheddafi, Arafat e Khomeini. Sulla base delle sue esperienze di vita, scrisse numerosi romanzi, spesso autobiografici, che ne determinarono il successo internazionale e proiettarono Oriana nel gotha degli scrittori più apprezzati dell'ultimo secolo. Tra questi ricordiamo "Penelope alla guerra" (1962) "Niente e così sia" (1969), "Intervista con la storia" (1974), "Lettera ad un bambino mai nato" (1975), "Un uomo" (1979), "Insciallah" (1990), "La rabbia e l'orgoglio" (2001). Restando coerente con sé stessa, nei suoi articoli e nei suoi libri non fece mai segreto della sua opinione personale e le sue forti prese di posizione a volte (come nel caso de "La forza della ragione") suscitarono numerose polemiche. Oriana Fallaci morì a Firenze il 15 settembre del 2006.
 

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Se il sole muore, 08-08-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Questa donna scrive da Dio, e Se il sole muore è la summa della Fallaci romanziera, io l'ho ascoltato direttamente dalla voce di Oriana, perché questa donna sa (peva) scrivere in maniera straordinaria e, leggendola, si ha davvero l'impressione che lei sia proprio lì a raccontare per te. E mi è successa una cosa eccezionale: siccome avevo il libro in prestito (grazie Isairon!), durante la lettura mi sentivo come seduta in punta di sedia, quasi in soggezione, ascoltandola affascinata, ma costretta a non intervenire; per questo, alla fine non ho potuto fare a meno di comprare la mia copia per riuscire a riascoltarla dall'inizio più liberamente; mi sono messa comoda in poltrona e le ho chiesto di ricominciare. Così ho potuto finalmente intervenire in tutti i modi possibili: con sottolineature, note, annotazioni, sintesi dappertutto: a margine, nelle ultime pagine, nei segnalibri, in foglietti volanti, nella carta con cui avevo ricoperto il libro Ed è stato un piacere amplificato, come capita raramente: ho partecipato ai suoi dubbi, alle sue crisi, alla sua conversione' durante i suoi colloqui intimi col padre, a volte struggenti, sempre con quel suo modo di argomentare semplice, diretto, senza sofismi né sdolcinature in un'altalena ossessiva tra ieri e domani, come la pendola' delle sue continue incertezze; con lei ho visto, ho udito, ho pensato, ho sofferto, nel confronto lucido tra gli eroi della sua adolescenza e quelli delle nuove missioni, tra il suo mondo recintato e quello degli spazi infiniti, tra l'Arte della sua Cultura e i canoni delle nuove tecnologie; tra scienza e morale, tra religione e progresso, tra vita e morte.
Fino a cogliere la sua preghiera finale, la preghiera di una che pur non crede nel Paradiso né nell'Inferno' , ma che arriva a concludere che la vita esiste, e continua ad esistere anche se un albero muore, se un uomo muore, se un Sole muore.
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4.0Fantascientifico, 03-05-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Letto nel 1965 il libro poneva quesiti morali non indifferenti, letto ora pone due questioni: la Fallaci ha raccontato ciò che ha vissuto o è pura fantascienza? Se ha raccontato ciò che ha visto ed ascoltato perchè tutte le promesse di allora sono svanite nel nulla? Cos'è accaduto che ha bloccato la conquista dello spazio?
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