Se il sole muore

Se il sole muore

4.0

di Oriana Fallaci


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Descrizione

"Forse il più straordinario, il più onesto, il più accurato e infine anche il più commovente libro tra i tanti che sono stati scritti sull'avventura dell'uomo nello spazio." È il commento autorevole del "New Yorker" all'edizione americana di "Se il sole muore" di Oriana Fallaci, pubblicato in Italia da Rizzoli nel 1965 e poi tradotto in undici Paesi. Negli anni Sessanta la Fallaci, che è già scrittrice di fama e inviata di punta de "L'Europeo", trascorre lunghi periodi in America, tra gli astronauti e i ricercatori di Cape Kennedy. Li osserva, li esamina, li interroga. Ne risulta il diario di una donna che vive i suoi tempi affrontando con curiosità ed entusiasmo le scoperte della scienza e della tecnologia, ma che guarda all'impresa spaziale con timore e molti dubbi. La narrazione prende la forma di un dialogo in parte immaginario con il padre. Con lui Oriana discute in modo anche polemico, consapevole della distanza che li divide: l'anziano genitore attaccato all'autenticità delle cose, agli alberi e alla terra che hanno nutrito intere generazioni. E la figlia che conduce la sua inchiesta nel "mondo nuovo" domandandosi a prezzo di quale felicità o infelicità l'individuo conquisterà la Luna e gli altri pianeti. "Se il Sole muore," le aveva detto Ray Bradbury in un memorabile incontro "la nostra razza muore col Sole... E muore Omero, e muore Michelangelo, e muore Galileo. Salviamoli dunque, salviamoci." Prefazione di Mario Calabresi.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 2 recensioni)

4.0Se il sole muore, 08-08-2011
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Questa donna scrive da Dio, e Se il sole muore è la summa della Fallaci romanziera, io l'ho ascoltato direttamente dalla voce di Oriana, perché questa donna sa (peva) scrivere in maniera straordinaria e, leggendola, si ha davvero l'impressione che lei sia proprio lì a raccontare per te. E mi è successa una cosa eccezionale: siccome avevo il libro in prestito (grazie Isairon!), durante la lettura mi sentivo come seduta in punta di sedia, quasi in soggezione, ascoltandola affascinata, ma costretta a non intervenire; per questo, alla fine non ho potuto fare a meno di comprare la mia copia per riuscire a riascoltarla dall'inizio più liberamente; mi sono messa comoda in poltrona e le ho chiesto di ricominciare. Così ho potuto finalmente intervenire in tutti i modi possibili: con sottolineature, note, annotazioni, sintesi dappertutto: a margine, nelle ultime pagine, nei segnalibri, in foglietti volanti, nella carta con cui avevo ricoperto il libro Ed è stato un piacere amplificato, come capita raramente: ho partecipato ai suoi dubbi, alle sue crisi, alla sua conversione' durante i suoi colloqui intimi col padre, a volte struggenti, sempre con quel suo modo di argomentare semplice, diretto, senza sofismi né sdolcinature in un'altalena ossessiva tra ieri e domani, come la pendola' delle sue continue incertezze; con lei ho visto, ho udito, ho pensato, ho sofferto, nel confronto lucido tra gli eroi della sua adolescenza e quelli delle nuove missioni, tra il suo mondo recintato e quello degli spazi infiniti, tra l'Arte della sua Cultura e i canoni delle nuove tecnologie; tra scienza e morale, tra religione e progresso, tra vita e morte.
Fino a cogliere la sua preghiera finale, la preghiera di una che pur non crede nel Paradiso né nell'Inferno' , ma che arriva a concludere che la vita esiste, e continua ad esistere anche se un albero muore, se un uomo muore, se un Sole muore.
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4.0Fantascientifico, 03-05-2011
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Letto nel 1965 il libro poneva quesiti morali non indifferenti, letto ora pone due questioni: la Fallaci ha raccontato ciò che ha vissuto o è pura fantascienza? Se ha raccontato ciò che ha visto ed ascoltato perchè tutte le promesse di allora sono svanite nel nulla? Cos'è accaduto che ha bloccato la conquista dello spazio?
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