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Se questo è un uomo-La tregua

Se questo è un uomo-La tregua

di Primo Levi


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Testimonianza sconvolgente sull'inferno dei Lager, libro della dignita e dell'abiezione dell'uomo di fronte allo sterminio di massa, "Se questo è un uomo" è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. Levi, ne "La tregua", ha voluto raccontare anche il lungo viaggio di ritorno attraverso l'Europa dai campi di sterminio: una narrazione che contempera il senso di una libertà ritrovata con i segni lasciati dagli orrori sofferti.

Note su Primo Levi

Primo Levi (Torino, 1919-1987) è stato uno scrittore e partigiano italiano. Nato in una famiglia di origine ebraiche abbastanza benestante, dopo aver concluso gli studi liceali si iscrive a Chimica presso l’Università di Torino nel 1937. Le leggi razziali del 1938 impediscono l’accesso all’università agli studenti ebrei, ma consentono a quelli già iscritti di proseguire gli studi. Nel 1941 si laurea quindi con lode, ma le sue origini ebraiche e la guerra in pieno svolgimento rendono molto ardua la ricerca di un lavoro. Dopo essersi trasferito a Milano per cercare un impiego, entra in contatto con ambienti antifascisti e comincia la sua attività di partigiano.
Il 13 dicembre 1943 in Val d’Aosta viene arrestato dai fascisti e deportato prima a Fossoli e poi ad Auschwitz. Qui, grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca e alle sue competenze scientifiche, dopo qualche tempo Levi viene assegnato al lavoro in un laboratorio chimico. Questa circostanza fortuita, che permette condizioni di vita meno disumane rispetto a quelle dei prigionieri che svolgono lavori forzati all’aperto, gli consente di sopravvivere fino al 27 gennaio 1945, giorno in cui l’Armata Rossa entra nel campo di concentramento, liberando i pochi sopravvissuti.
Appena tornato in Italia, ancora convalescente per le sofferenze patite e le malattie contratte, si dedica alla scrittura di Se questo è un uomo, capolavoro della letteratura mondiale e sconvolgente testimonianza della sua esperienza dell’Olocausto. In un primo momento il libro viene rifiutato sistematicamente da tutti gli editori e, una volta pubblicato da una casa editrice minore, trova comunque scarsa eco.
Levi si dedica quindi alla professione di chimico finché nel 1956 Einaudi decide di ripubblicare il libro, che incontra un immediato successo. Incoraggiato dall’interesse suscitato dalla sua straordinaria opera di testimonianza, Levi riprende a scrivere, dando così alla luce La tregua, intensa narrazione del suo viaggio di ritorno in Italia dopo la reclusione ad Auschwitz.
A partire dagli anni Settanta, il pensionamento gli consente di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Vengono così dati alle stampe altri grandissimi successi come Il sistema periodico, La chiave a stella e I sommersi e i salvati. Il suo stile sempre asciutto e analitico, anche e soprattutto nell’analisi degli abissi della malvagità umana, resta un esempio insuperato di purezza ed efficacia linguistica.
Primo Levi muore cadendo nella tromba delle scale di casa l’11 aprile 1987, lasciando per sempre il dubbio se si sia trattato di malore o suicidio.

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Voto medio del prodotto:  5.0 (5 di 5 su 1 recensione)

5.0Bisogna Ricordare!, 23-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
"Se questo è un uomo" e "La Tregua" incidono con inchiostro indelebile su pietra la storia di uno e milioni di uomini vittime del nazismo: gli Ebrei. Primo Levi marchia a fuoco la storia, che per sua fortuna ha potuto scrivere, perchè scampato miracolosamente a morte certa nei campi di concentramento. Narrazione fortemente toccante, che ci pone di fronte a domande del tipo: "l'uomo può essere capace di tanta crudeltà?", "come ha potuto un uomo solo ottenebrare la mente di molti e compiere questo massacro?". Primo Levi con queste sue opere ci narra in prima persona la sua tragedia e quella di molti, la distruzione fisica e ancor prima quella mentale, di uomini costretti ai lavori forzati, a morire, ad esperimenti, uomini considerati come oggetti privi di nome e di dignità, soltanto numeri. Non c'è polemica, non c'è vendetta da parte di quest'uomo ma solo un forte messaggio: l'invito a ricordare, ricordare la strage, ricordare la violenza, ricordare che siamo uomini e donne con propria dignità, ricordare per non dimenticare il massacro e la cattiveria dell'uomo, ricordare per non commettere più Sterminii umani.
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