Gli sdraiati

Gli sdraiati

3.0

di Michele Serra


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In sintesi

“Gli sdraiati” di Michele Serra è un libro sugli adolescenti visti dagli adulti. E dai genitori.
Adolescenti orizzontali. Che leggono e scrivono storie incomprensibili. Che dormono, sembra. Ma anche no. Che sognano, forse, distanti anni luce dagli adulti e dalle loro preoccupazioni. Preoccupati ugualmente, ma di e per altro. Altro incomprensibile e spesso classificato dallo sguardo anziano come di inutilità eccezionale. Che quando diventeranno grandi capiranno che ingenui che sono stati a comportarsi così. O anche solo a pensare certe cose, così idealistiche e poco pragmatiche da risultare utopiche e stupide, alla fin fine. Si sa come sono i ragazzi, no? No.
Il punto è proprio questo. Non si sa mai come sono i ragazzi se non si è dei ragazzi. Appena si smette di esserlo, si scompare dal loro mondo, e il loro mondo scompare dietro la banalità delle apparenze e dei luoghi comuni a cui siamo abituati ed educati dalla scuola e dalle istituzioni, che impongono all’adolescenza uno stile riconoscibile, con il quale mentire agli adulti più cortesemente, cosicché non ne rimangano troppo turbati e possano continuare nelle loro esistenze erette e produttive. Per non parlare del lavoro, l’ultima spiaggia della gioventù distesa, che la gioventù vuole raddrizzare per far entrare nel proprio sistema di vita e di lavoro. Sistema che quasi tutti gli adolescenti disprezzano, per gran parte, e di cui non capiscono la necessità e l’utilità, soprattutto, visto che il suo cattivo funzionamento appare loro palese.
Agli adulti gli adolescenti paiono sempre e comunque inquietanti come una maschera di Halloween che si aggira la notte di Natale tra le strade vuote di condomini vuoti, abbandonati per la messa di mezzanotte o chiusi a chiave dall’interno per proteggersi dal freddo. Gli adolescenti non hanno paura del freddo. Per questo si ammalano spesso, e comunque molto meno di quello che si ammalerebbe un adulto se facesse tutte le cose che un adolescente si permette di fare, ogni giorno per giunta. E questa è una delle cose che fanno arrabbiare gli adulti, i padri e le madri. Come anche le risposte pronte, servite calde, sparate in faccia senza sicura e che spiazzano non solo per il diverso punto di vista che di volta in volta prenderanno in considerazione, ma magari perché a volte risultano pure più intelligenti e acute delle domande di chi le ha poste.
“Gli sdraiati” di Michele Serra è un libro sugli adolescenti visti dagli adulti, se in mezzo a tutto questo caos che hanno combinato riescono ancora a vedere qualcosa, e se dietro quegli occhiali dalle montature tristi si nascondono ancora degli occhi vivi.

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Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 4 recensioni)

4.0Figli di chi? , 10-07-2014, ritenuta utile da 1 utente su 1
di P. Serraglini - leggi tutte le sue recensioni
Avrà sicuramente sorriso, di un sorriso amaro, il lettore coetaneo di Michele Serra perché, che abbia o abbia avuto figli adolescenti, si sarà sicuramente trovato nelle condizioni descritte dall'Autore, o almeno avrà sentito aneddoti identici a quelli – pur magistralmente descritti nel racconto – da amici coetanei. Avrà anche sentito lezioni da chi è riuscito a gestire il rapporto tra padre (o madre) e figlio nel migliore dei modi, ignorando che deve solo ringraziare la buona sorte, perché è un dato di fatto che a educazioni identiche corrispondono a volte reazioni diversissime. E allora, quei lettori si domanderanno (come facciamo noi) se davvero il tarlo non stia nella generazione dei figli, ma nella propria: una generazione che era partita per cambiare il mondo contestando i padri e che invece ha finito, per una sorta di contrappasso, per essere totalmente ignorata dai figli, dei quali cerca la comprensione, o forse la stessa reazione che noi figli avevamo avuto contro l'autorità paterna. In qualche modo, è come se non rimanesse alternativa che sperare di essere uccisi, metaforicamente, dai nostri figli, con le armi da noi stessi forniti.
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1.0Un libro banale, 26-06-2014, ritenuta utile da 2 utenti su 5
di A. Rizzi - leggi tutte le sue recensioni
Libro del tuttologo Michele Serra, con un ennesimo repertorio di banalità e frasi scontate, mentre ogni persona ha la sua storia e non si può raccontare una generazione per luoghi comuni. Libro che ha venduto molto, anche nei supermercati, dove – tra zucchine e melanzane – non si guarda troppo per il sottile, del resto in questo paese successo di vendite e qualità sono spesso agli antipodi.
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3.0Abbastanza buono, 15-03-2014, ritenuta utile da 2 utenti su 2
di D. Ottolenghi - leggi tutte le sue recensioni
È un libro che si legge alla, svelta perché è scorrevole e corto.
Avendo dei figli, a volte mi sono immedesimata in quanto scrive l'autore, per esempio quando descrive il figlio perennemente con gli auricolari nelle orecchie, mentre chatta sullo smartphone e nello stesso tempo studia. E in queste descrizioni c'è molta ironia e il tutto è molto godibile. Però poi l'autore si dilunga troppo, a volte destando l'impressione di farlo per dare 'spessore' al libro.
Certo, una cosa viene evidenziata molto bene: l'abbrutimento di un figlio, in parte almeno dovuto alla mancanza di divieti imposti, perché i genitori cercano di instaurare con lui un rapporto quasi da pari a pari, quando invece l'educazione deve fornire delle regole da seguire sempre, salvo in casi che devono rimanere eccezionali.
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4.0Una dichiarazione d'amore, 07-01-2014, ritenuta utile da 15 utenti su 16
di S. Barbieri - leggi tutte le sue recensioni
L'ho letto subito dopo "Lo Spettro" di Jo Nesbo, e per una strana coincidenza entrambi i libri parlano, in circostanze diverse, di padri e figli. Tema struggente che smuove sentimenti potenti e viscerali, che tuttavia non sembrano trovare nessun interesse né priorità nel dibattito sociale dei nostri tempi. Michele Serra, che già sento così vicino a me per sensibilità e idee, qui mette la sua abile e ironica prosa al servizio dell'amore che un padre prova per un figlio irraggiungibile, difficilmente interpretabile, un tipico adolescente del nostro tempo. Serra si fa le stesse domande che mi sono fatta io più e più volte osservando i miei figli, si pone gli stessi interrogativi, dà voce precisa insomma a tutti i dubbi su cosa sarà di questi ragazzi che sembrano avulsi dalla bellezza che c'è intorno a noi, sconnessi dai ritmi della natura e mai veramente presenti fino in fodno nelle situazioni perchè troppo "multimediali". Quanto amore in quelle pagine e quanto significato in quell'ultima frase con cui si chiude il libro e sulla quale ho pianto, profondamente commossa.
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