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La scopa del sistema

La scopa del sistema

di David Foster Wallace

4.0

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi. Stile libero big
  • Traduttore: Perroni S. C.
  • Data di Pubblicazione: novembre 2008
  • EAN: 9788806181048
  • ISBN: 8806181041
  • Pagine: 533
  • Formato: brossura
Le avventure di Lenore, che si mette alla ricerca della bisnonna, antica studiosa di Wittgenstein, fuggita dalla sua casa di riposo insieme a venticinque tra coetanei e infermieri; del fratello LaVache, piccolo genio con una passione smodata per la marijuana; del pappagallo di famiglia, Vlad l'Impalatore, che recita sermoni cristiani su una Tv via cavo; di Norman Bombardini, re dell'ingegneria genetica, che si ingozza di cibo e sogna di ingurgitare il mondo intero; di Rick Vigorous, il capo e l'amante di Lenore, negazione vivente del suo stesso cognome. Una galleria di personaggi uno più esilarante e paradossale dell'altro, sullo sfondo di un'America impazzita, grottesca, più vera del vero. Scritto a ventiquattro anni nel 1987, questo è il romanzo che ha rivelato al mondo la nascita di un talento e di una figura di culto e - come sottolinea Stefano Bartezzaghi nell'introduzione - "è probabilmente per questo che la notizia del suo suicidio ha percosso i suoi lettori con la forza di uno staffilante dolore personale, diretto: cosa avesse in testa quell'uomo non era più una questione letteraria, era diventata una questione esistenziale senza vie di scampo. E in tanti ci si è chiesti quando sarà possibile tornare a leggere le sue opere senza pensarci, senza dare troppo peso ai presagi di cui ora sembrano pullulare".

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 8 recensioni)

4.0Ironico da morire, 08-05-2012
di - leggi tutte le sue recensioni
Esilarante, variegato, perfetto soprattutto se immagino che si tratta di un opera prima composta nel 1987 quando l'autore aveva solo ventiquattro anni. Non ci si può distrarre. Il romanzo fa degli sbalzi spaziali più che temporali. Il delinearsi dei personaggi è esasperato al limite del verosimile ma ognuno resta indimenticabile. Il linguaggio è coinvolgente, dissacrante, tagliente, caustico nello stile anni ottanta. Nonostante il volume (più di cinquecento pagine) lo consiglio a chi ha appena terminato di leggere un romanzo impegnativo.
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4.0La scopa, 05-03-2012
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Un libro molto difficile: la scrittura di Wallace è debordante, esagerata, complicata e impegnativa, ambiziosa. La struttura, tra salti temporali, racconti, incroci tra i personaggi è complessa e rende le cose ancora più difficile da comprendere. Insomma una gran fatica. Alla fine hai la sensazione di aver perso qualcosa, di non aver capito tutto, un po' come nei film di Tarantino. Una lettura consigliata agli appassionati.
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5.0La scopa del sistema, 06-09-2011
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Fulminate romanzo di esordio di uno dei più grande romanzieri come lo è David Foster Wallace. Tra personaggi stralunati (una ragazza fissata con l'igiene, un pappagallo parlante, un genio che passa il tempo a spacciare al campus) la storia ci coinvolge con la sua forza narrativa e la sua geniale trama.
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3.0Va letto, molti dicono che è un capolavoro., 22-05-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Come si fa a negarlo, che DFW sia un genio. E' così vistosamente diverso da un impiegato del catasto... Oddio cosa ho detto, forse i catastali si offenderanno. Ma non tutti, nemmeno tanti, anzi una esigua minoranza. Solo quel pugno di imbecilli, in fondo rari nella loro purezza, che si ritrovano in qualsiasi categoria di lavoratori o di fannulloni, e sempre pronti ad offendersi in nome e per conto di maggioranze decisamente più intelligenti di loro, tanto da non offendersi. E semmai esistesse davvero una categoria di puri idioti permalosi, sarebbe sicuramente quella dei politici: senonché loro sono costretti ad offendersi per difendersi, ne va del prestigio personale, una corsa prepagata alla visibilità, quindi niente idiozia pura, è proprio il mestiere che impone a ciascuno di loro di essere costantemente "più" visibile degli altri, semmai è tutto quel mestieraccio intero ad essere idiozia pura. Ma è lo stesso mestiere di vivere ad essere oggi è un po' ovunque inteso come perenne competizione, dalla culla alla bara, tanto che negli Stati Uniti pare sia la prima cosa che si insegna ai neonati, anche se il vero guaio è che quegli asili nido del cuculo si sono ormai diffusi in tutto il mondo cosiddetto libero: libero e fiero d'essere diventato un demente bulimico in angosciosa e perenne ricerca di sazietà. Saziarsi di felicità, che cosa idiota.

L'infelicità tautologica di questa disperata way of life si riflette pienamente nello stile e nel vocabolario narrativo di DFW. Infatti non esistono gerarchie intellettuali tra i vari personaggi, tutti ugualmente oppressi dall'eterno presente della fugacità di una vita indecifrabile, o della indecifrabilità di una vita fugace: quindi pensarci sopra non si ha il tempo né serve a qualcosa, idioti e geni tutti nello stesso calderone, tant'è. Così, anche se i frequentissimi dialoghi che sostengono quasi esclusivamente la narrazione in realtà un solo incessante monologo dell'Autore (ma in fondo è così in ogni romanzo, non vorrei aver scoperto l'acqua calda) - abbondano di riflessioni e impulsi emotivi variegati, nessun personaggio ne esce definitivamente e immediatamente riconoscibile come protagonista o comprimario, tutti i personaggi mancano appunto di personalità, e quindi i loro discorsi risultano in un certo senso anonimi, privi della necessaria "autorevolezza", e possono finire con l'annoiare: non per niente le figure e non i dialoghi sono il fondamento dei fumetti e dei fotoromanzi. Anche DFW ad un certo punto deve essersi posto il problema di questa carenza di richiami autenticamente "vivaci" nel gelo dei suoi laboratori di cervelli in salamoia, e allora qua e là ha strafatto di ridicole ridondanze barocche alcune scene con il risultato di frustrarne ulteriormente i tentativi di immedesimazione da parte di molti lettori. Quando per esempio ho letto che il personaggio principale, una donna, Lenore, "... Si sporse sulla poltrona di juta bianca fino a trovarsi col viso esattamente perpendicolare al tavolino. Nel vino scorse un po' di Lang cioè il suo amante, vago e scintillante, con schegge metalliche negli occhi, in tutto quel giallo... Il vino sguazzò nel bicchiere; Lang si sbriciolò in frammenti che non combaciavano... Lang tolse la gamba dal tavolino, e si sporse anche lui, finché la sua testa fu accanto a quella di Lenore, con una grossa ciocca dei capelli di lei ciondolante nell'aria fra loro due... " - insomma vi risparmio che cosa poi ci ha fatto Lang con quella ciocca per quasi un'altra pagina, ma a me è venuta quasi l'orticaria. Per fortuna stavo a pag. 480, e dopo un'ulteriore ottantina di pagine di ammiccanti elucubrazioni sul nulla, il libro si è definitivamente concluso, per fine scrittura, sull'ultimo nulla di una frase lasciata argutamente a metà, ma proprio per questo densa di...
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4.0La scopa del sistema, 31-03-2011
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Lo ha comprato mia madre a un salone del libro fuori città. L'ho apprezzato poco meno rispetto ad Infinite Jest, ma è innegabile che siano molti i punti in comune con l'opus magnum di DFW: una vasta galleria di personaggi vividi ed adorabili nelle loro multiple psicosi, che danno origine all'incrocio di una miriade di vicende innestate sul filo conduttore della trama, la veridica incompiutezza del finale (quando mai, del resto, le nostre vite sono davvero compiute?).

Non saprei dire quanto sia condivisibile il discorso portato avanti da Bartezzaghi nella prefazione al romanzo, resta comunque un fatto sicuro che l'impronta di DFW è ben riconoscibile in tutti i suoi scritti, nel turbillon di eventi legati alla brama dei personaggi di amarsi, trovarsi e possedersi.

Resta, di sicuro, l'amarezza per un fervido talento che è stato strappato a noi lettori prematuramente. Come davanti al finale di Infinite Jest, chiudere La scopa del sistema non vuol dire archiviarlo per davvero, perché è talmente forte il coinvolgimento tra lettore e personaggi che essi continuano a rimbalzarti nella testa anche a lettura ultimata, lasciando felicemente insoddisfatto il desiderio di sapere tutto di loro ed un'altrettanto forte gratitudine verso Foster Wallace per aver permesso di affacciarti nel loro cosmo complesso e problematico.
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4.0La scopa del sistema, 31-03-2011
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Non vi dimenticherete facilmente del personaggio principale! Una doppia Lenore, e quando scompare la prima, nonnina con l'utopia che le parole possano stravolgere il mondo, il mondo si scompone davvero. Tutto si disgrega, eccetto l'anormalità di Vache, che a me è parso un Wallace con una gamba finta.
Sorta di trailer di Infinite Jest, questo romanzo è lontanissimo dal forse irraggiungibile livello del suo postgenito, tuttavia ne ha, a piccoli bocconi, molte peculiarità. I 4 racconti che Rick Vigourous racconta a Lenore potrebbero essere estratti e pubblicati in un libro a sé stante, da comprare!
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5.0Primo romanzo del genio, 25-03-2011, ritenuta utile da 2 utenti su 3
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Considerata la giovane età dello scrittore, all'epoca, la storia avventurosa di Lenore, alla ricerca della bisnonna che, insieme al altri fugge dalla casa di riposo, Vlad l'impalature (un pappagallo cristiano) il fratello LaVache, e tutta una serie di strani personaggi che si agitano in un'America stralunata e folle, sono il registro della sua grandezza.
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4.0Tra i più complessi, 31-07-2010
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Non è un libro semplice. Nient'affatto. E' un romanzo sul linguaggio, sulle nevrosi, sulle difficoltà dei rapporti umani e sul peso, l'effetto, che le parole stesse hanno su questi.
Parole come motoseghe.
Mi ha ricordato a tratti altri amati libri: la Byatt (incredibile ma vero) e il tema del linguaggio, Tom Robbins e la stramberia umana.
Lenore, LaVache, Vigorous, nonna Lenore e Nonna Concardine, Lang, Vlad l'impalatore, Candy, Mindy...personaggi che si muovono sullo sfondo di una folle Cleaveland alla ricerca di se'.
Non è un libro facile, e soprattutto bramavo un risultato finale diverso da -
Tuttavia è un bel libro, di quelli che non dimenticherai. Di quelli che risfoglierai dove l'hai sottolineato. Di quelli che, a distanza di anni, ti torneranno in mente: ma non era nel libro di Wallace?
p.89 "A quanto pare quella donna era ossessionata dalle parole. [...] Non ti parte la macchina? E' un problema di linguaggio. Sei incapace di amare? Sono le spire del linguaggio. Hai il raffreddore?Semplice: costipazione di sedimenti linguistici..."
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