La scommessa della decrescita

La scommessa della decrescita

3.0

di Serge Latouche


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Descrizione

Il termine "decrescita" suona come una scommessa o una provocazione, nonostante la generale consapevolezza dell'incompatibilità di una crescita infinita in un pianeta dalle risorse limitate. L'oggetto di questo libro è incentrato sulla necessità di un cambiamento radicale. La scelta volontaria di una società che decresce è una scommessa che vale la pena di essere tentata per evitare un contraccolpo brutale e drammatico. Bisogna ripensare la società inventando un'altra logica sociale. Ma come costruire una società sostenibile, in particolare nel Sud del mondo? Bisogna quindi esplicitare i diversi momenti per poter raggiungere questo obiettivo: cambiare valori e concetti, mutare le strutture, rilocalizzare l'economia e la vita, rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti, rispondere alla sfida dei paesi del Sud. Infine, bisogna garantire tramite misure appropriate la transizione dal nostro modello incentrato sulla crescita a una società della decrescita. Tutti temi questi che già a vario titolo compaiono nell'agenda politica di molti paesi europei, tra cui la Francia e la Germania, e che anche in Italia cominciano a definirsi in un tutto organico. Questo libro ne è il manifesto teorico.

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Dettagli del libro


Voto medio del prodotto:  3.0 (3 di 5 su 6 recensioni)

3.0Rivedere il sistema, 22-05-2012
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L'economista Latouche tenta di rivedere il modo in cui è stato pensato il sistema economico capitalistico, improntato esclusivamente su una crescita economica sfrenata, parlando del concetto di decrescita, e di come questo sia più che una scelta una necessità.
Le argomentazioni di Latouche possono sembrare più o meno condivisibili, ma la sua lettura è consigliata, specie per chi volesse capire di più sulle alternative al modello economico classico.
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4.0Decrescita per tutti, 30-03-2012
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Se scienza, tecnologia ed politica hanno portato la nostra società alla deriva, una occasione può forse venire dalla decrescita, o a-crescita che dir si voglia, una variante di ateismo economico, che al sogno dello sviluppo contrappone uno scopo di ri-valorizzazione sociale e economica basato soprattutto sulla riscoperta del buonsenso e ben-essere. Una speranza che mi sento di condividere, ma che, sono pronto a metterci la mano sul fuoco, non si compierà neanche ora che il capitalismo è crollato.
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3.0Bella utopia, 30-03-2012
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Si possono trovare degli interessanti spunti. A volte la società della decrescita proposta da Latouche può sembrare irreale, ma resta il fatto che un mutamento degli usi e costumi occidentali sarà essenziale nel prossimo futuro. Questa é sicuramente una delle variazioni possibili. Lo consiglio a chi sta tentando con il proprio esempio di vita di cambiare il sistema economico vigente.
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2.0La scommessa della decrescita, 22-07-2011
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E' un saggio interessante e dotto, ma rinagono delle notevoli pecche. Per parlare di decrescita bisogna dire cos'è la crescita, a quale dei misuratori di crescita fa riferimente non è dato di sapere in nessuno dei suoi libri. Come sappiamo gli indicatori possono essere quantitativi (principalmente PIL e indicatori di distribuzione -Gini-) o qualitativi.
Se si rifiuta il PIL, a ragione, come indicatore e si va su indicatori qualitativi (speranza di vita, istruzione, sanità ecc.) perchè mai parlare di decrescita ? La realizzazione del programma di crescita prevista dai millenium goal non solo è auspicabile ma indispensabile.
Nei libri di Latouche comunque apprezzabile la valutazione della inadeguatezza di una analisi economica fondata sui limiti di sviluppo dell'impronta ecologica e l'ampia bibliografia.
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3.0La scommessa della decrescita, 05-10-2010
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L'economia negli ultimi decenni ha fagocitato qualsiasi sistema di valore, e non dubito che in tempi futuri si guarderà all'idolatria del P.I.L., tipica della nostra epoca, col compatimento che usiamo noi nel guardare increduli ad altri dèi di cartapesta che furono adorati in passato. Benché non sia un economista, credo anch'io che una crescita economica indefinita non sia concepibile, e anche quella ora in atto stia raggiungendo i suoi limiti di sostenibilità. Se nella pars destruens Latouche coglie nel segno, però, le sue proposte sono un po' vaghe: non si capisce sino in fondo come si possa concretare una decrescita controllata, e i riferimenti alle mitologie "conviviali" di Ivan Illich hanno il sapore più dell'utopia che della proposta.
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3.0Latouche, 22-09-2010
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Un bel saggio, costruito con dati verificabili e proprietà di linguaggio, mai ostico.
Ogni termine tecnico è spiegato, e i concetti sono in massima parte chiari.
Trovo un po' stantia la polemica sull'uso del termine "sviluppo sostenibile", ma all'autore sembrava necessaria, evidentemente.
Credo sia importante leggerlo, come coscienza civile, per capire e cercare di constrastare i meccanismi che ormai rendono insostenibile il rapporto uomo/natura.
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