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Scene dalla vita di un villaggio

Scene dalla vita di un villaggio

di Amos Oz

4.0

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  • Editore: Feltrinelli
  • Collana: I narratori
  • Traduttore: Loewenthal E.
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2009
  • EAN: 9788807018022
  • ISBN: 8807018020
  • Pagine: 184
  • Formato: brossura

 Questo prodotto appartiene alla promozione  Feltrinelli
Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d'Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell'armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l'enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: "Non preoccuparti per me". Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola - e questo è quanto. Non sapremo mai dov'è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l'identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all'agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l'ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik. Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione.

Note su Amos Oz

Amos Oz è lo pseudonimo utilizzato da Amos Klausner, nato a Gerusalemme il 4 maggio del 1939. Figlio di Yehuda Arieh Klausner e Fania Mussman, i genitori erano immigrati sionisti dell'Europa Orientale. Amos Oz frequentò la scuola religiosa Tachkemoni e poi proseguì la sua formazione scolastica presso la scuola ebraica di Rehavia. La madre di Amos si suicidò quando lui aveva dodici anni. A quindici anni, in contrasto con il padre, entrò in un kibbutz, dove venne adottato dalla famiglia Huldai. Qui cambiò il suo cognome in Oz, che in ebraico significa forza. Ha svolto il servizio militare nell’esercito israeliano negli anni Cinquanta e ha partecipato alla guerra dei sei giorni e alla guerra del Kippur. Dopo il servizio militare, ha studiato Filosofia e Letteratura ebraica presso l’Università ebraica di Gerusalemme. Sposato con Nily, la coppia, dopo aver lavorato nel kibbutz, nel 1986 si trasferì ad Arad a causa dell’asma di Daniel, loro figlio. Ha iniziato a lavorare come giornalista durante il soggiorno nel kibbutz, mentre a esordito nella narrativa nel 1965, con la raccolta di racconti “La terra dello sciacallo”. Il suo primo romanzo, “Elsewhere, perhaps”, è stato pubblicato l’anno successivo. Autore di numerosi saggi e romanzi, Amos Oz lavora anche come giornalista e come docente di letteratura presso l’Università Ben Gurion del Negev.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.2 di 5 su 5 recensioni)

3.0Scene dalla vita di un villaggio, 28-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Bello è bello, e si legge anche con molta partecipazione per le vicende del protagonista. Non ha la forza della "Scatola Nera" né l'intensità della storia della sua adolescenza e maturità. Una prova strana, ambientata in quel villaggio dove, in ribellione con la famiglia, va a vivere la vita del kibuttzin, e dove (come sappiamo dall'autobiografia) troverà modo di scrivere, di sposarsi, e di diventare Oz da Klausner che era nato. Ma Tel Ilan è questo ed altro. Qui nella scrittura passano momenti della vita dei cittadini, più o meno lunghi, che si intrecciano nel tessuto della vita della cittadina stessa. Ed a poco a poco, veniamo a decifrarne le vicende. Perché dal racconto più o meno in soggettiva, il successivo brano ne riprende i personaggi visti dalla nuova ottica. Il limite (per cui l'ho amato meno di altri Oz) è forse questo non concludere, questo passaggio di varie prospettive senza affondarne. Ma tutti i personaggi, direttamente o indirettamente, poi, mostrano pregi e difetti, o terribili secreti. Figli morti, mogli malate di Alzheimer, scappatelle più o meno palesi, tumori ed altri accidenti, incapacità di stare con gli altri, e per questo, mascherarsi dietro una finta allegria, incapacità di invecchiare, ed anche, brevemente, empatia per l'altro, il palestinese, che viene un po' ombrato, ma che si intuisce presente. Per finire con la (quasi) autobiografia dello scrittore stesso e della sua, ancora, incapacità di far parte realmente della comunità che si raccoglie in casa dei Levine per cantare canzoni sacre e profane. Si capisce che Oz comprende questo modo di vita, e si intuisce che si aspetta anche qualche altra cosa. Che però non sembra venire, che però non sembra presente nelle menti di questa brava gente, timorosa di Dio, e che verso il proprio Dio rivolge tutti i suoi sforzi, fino a diventare qualcosa di alieno in questo mondo. Sembra alla fine in trasparenza adombrare questo moto di critica verso il proprio paese: è bello, giusto, "santo", dedicare la vita al Dio che andremo ad incontrare, ma, nel frattempo, dobbiamo vivere il qui ed ora. Che è pieno anche di altro, e con il quale dobbiamo rapportarci per non rischiare di diventare alieni su questa terra. Beh, si divaga un po' sull'onda dei pensieri, e sul ricordo di viaggi sempre felici in Terrasanta. A domani, Gerusalemme!
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4.0Scene dalla vita di un villaggio, 04-07-2011
di - leggi tutte le sue recensioni
Solito amos Oz, la guerra arabo israeliana vissuta sotto la pelle. Sono giornte tutte uguali a Tel Ilan, iente di nuovo, niente di buono, neanche i ricordi del tempo che è stato, quando le ville erano aperte e i deputati ancora nell'esercizio delle loro funzioni, niente da rammentare se non l'attesa della morte o il peso di una domanda che non prevede risposte.
E' finito il tempo delle speranze e forse anche quello della guerra e il conto finale riguarda solo chi è rimasto e chi invece è scappato, magari da una panchina del parco mentre a casa avrebbe dovuto preparare il pranzo di Pasqua.
E' Tel Ilan, è Israele e un pò purtroppo tutto il nostro mondo.
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4.0Scene dalla vita di un villaggio, 12-02-2011
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C'è il cielo basso che sospinge i pensieri sotto terra, l'aria umida che ralenta il respiro, le strade sono desrte e dietro le persiane soltanto il rumore della diffidenza, l'avanzare impetoso della paura.
Sono giornte tutte uguali a Tel Ilan, iente di nuovo, niente di buono, neanche i ricordi del tempo che è stato, quando le ville erano aperte e i deputati ancora nell'esercizio delle loro funzioni, niente da rammentare se non l'attesa della morte o il peso di una domanda che non prevede risposte.
E' finito il tempo delle speranze e forse anche quello della guerra e il conto finale riguarda solo chi è rimasto e chi invece è scappato, magari da una panchina del parco mentre a casa avrebbe dovuto preparare il pranzo di Pasqua.
E' Tel Ilan, è Israele e un pò purtroppo tutto il nostro mondo.
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5.0Scene dalla vita di un villaggio, 09-12-2010, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Sotto gli occhi del lettore scorrono limpide pagine, sature di quotidiano vissuto. Un vissuto quasi vischioso. Il tratteggio è tenue, acquarellato, su rapsodiche apparenze. Apparenze, però, attraverso il quale balugina improvviso un misterioso frammento, ramificazioni impreviste, esili enigmi, risonanze ed allusioni. La lettura si fa allora stupefatta e via via si delineano i vasi comunicanti, la stratigrafia sottesa ai racconti. Così, sino al farraginoso e barbarico esito finale. Doppio fondo testuale, profetico soprassalto verso una possibile chiave di lettura.
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5.0Misteri, 23-03-2010, ritenuta utile da 20 utenti su 20
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Grande, grandissimo Amos Oz. Il suo ultimo romanzo, Scene dalla vita di un villaggio, appena uscito in Italia da Feltrinelli con la sapiente traduzione di Elena Loewenthal, ci conduce in un mondo che ti pare assurdo, dalle domande senza risposta. La narrazione si snoda lungo otto magistrali racconti (alcuni narrati in prima persona), che si svolgono in un villaggio immaginario, Tel Ilan, dipinti con quella profondità psicologica ben conosciuta dai lettori, dove i protagonisti di una storia talora fanno capolino in un'altra; abile accorgimento dell'Autore per consentirci di approfondire la loro conoscenza, grazie ad un certo particolare fisico o ad un pensiero espresso, magari lasciando una frase a metà.
Nell’atmosfera solo in apparenza bucolica diventiamo partecipi di tragici, quanto inspiegabili, episodi, ci confrontiamo con indecifrabili presenze, ci interroghiamo su sparizioni o attese, non soddisfatte, di eventi o di persone.
Certo che mai come leggendo queste pagine mi è venuta alla mente la frase che William Shakespeare mette in bocca al suo Amleto: "Ci sono più cose tra cielo e terra, Orazio, che non ne sogni la tua filosofia".
Ogni storia raccontata affonda le proprie radici in una ferita, magari rimossa dalla coscienza, suscettibile però di riprendere a sanguinare all'improvviso, quando meno te lo aspetti. In ogni caso la cicatrice non è mai scomparsa.
Il romanzo, adatto anche ad una riduzione teatrale per il suo incentrarsi su caratteri e temperamenti, ci trasmette assai più di quanto il titolo -neutro, ritengo volutamente- lascerebbe supporre. Ringrazio tra me e me l'Autore -pure spesso piuttosto critico nei confronti della politica attuata dal Governo del suo Paese- perché, in un’intervista rilasciata al quotidiano Ha'aretz, ha dichiarato che, nell’ambientazione dell'opera, non è affatto adombrato Israele, come, immagino, sarebbe portato a fare un certo numero di lettori. Oz si riferisce in particolare all’ultimo racconto, i cui è descritto un luogo malsano e paludoso, dominato dalla morte, in cui ogni opportunità positiva è lasciata cadere.
Protagonista è piuttosto l'universale fatica del vivere quotidiano, la consapevolezza di come, a causa delle, sovente imprevedibili, vicissitudini che ci sovrastano, la speranza di una vita nuova possa a volte scomparire in un attimo. Non sempre accade ciò, ma è necessario metterlo in conto.
E poi c'è il mistero dell'esistenza, spesso impastato con l'assurdo.
Amos Oz ci dona un sorprendente affresco di vita vissuta, stupendo proprio perché striato di mille e mille incongruità.
D'altronde, come afferma un illustre studioso, la bellezza non è forse un'armonia sull'orlo del caos?
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