La scatola nera

La scatola nera

4.0

di Amos Oz


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Descrizione

Alec e Ilana non si parlano da sette anni. Il divorzio è stato brutto, le emozioni in gioco crudeli, lui si è trasferito negli Stati Uniti dove è diventato famoso per i suoi studi sul fanatismo religioso, lei è rimasta in Israele, si è sposata con un ortodosso da cui ha avuto una bimba. Alec e Ilana hanno un figlio, Boaz, disconosciuto dal padre nel corso del divorzio come atto di estrema offesa verso la moglie. Boaz è un adolescente difficile e, dopo svariati scatti di violenza, si fa buttare fuori da scuola. Così, dopo anni, Ilana scrive ad Alec per chiedergli aiuto. Attraverso le lettere emergono i diversi personaggi che si delineano nettammente, mostrando i differenti volti della società israeliana.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4.1 di 5 su 7 recensioni)

4.0Bellissimo, 19-09-2011, ritenuta utile da 1 utente su 1
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Un libro dalla scrittura molto affascinate, il lettore prosegue pagina dopo pagina fagocitato dalla storia, narrata con un continuo saliscendi temporale. La trama è semplice ma è il suo sviluppo a rendere questo libro molto originale, in cui la visione del mondo talvolta è leggera e dolce, altre è a tinte forti, altre volte è piena di filosofia.
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3.0La scatola nera, 02-09-2011, ritenuta utile da 48 utenti su 51
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Storia di quattro personaggi, un padre, una madre, un patrigno e un figlio difficile, scritta solo con lettere, messaggi, telegrammi, dispacci, irritante quanto basta, anche vera quanto basta per...
A) cercare di finire il libro con l'intento di non riaprirlo mai più;
b) chiudere il libro e chiedersi cosa leggere dopo.
Quindi un libro efficace, pieno di vita, in cui la tendenza a sbranare il prossimo e l'infinita solidarietà (opposti inconciliabili) hanno la loro scena.
Non è il migliore tra i libri di Oz, ma un approccio della massima provocatorietà. Da leggere.
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4.0La scatola nera, 09-08-2011
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Altro bel viaggio nelle terre di Israele e nella cultura ebraica, in un romanzo di 20 anni fa, ambientato a sua volta dieci anni prima. "Disposta a tutto purché tu salvi tuo figlio". Così scrive Ilana dopo sette anni di divorzio e di silenzio, in cui Alec si è trasferito negli Stati Uniti ed è diventato famoso per i suoi studi sul fanatismo religioso e lei, rimasta in Israele, si è risposata con un ebreo ortodosso. E' la prima lettera di un fitto carteggio: Alec risponde ad Ilana; Michel, il nuovo marito di Ilana, scrive ad Alec; Boaz, il figlio, scrive a Michel; l'avvocato Zakheim scrive ad Alec; e poi ci sono gli scambi di telegrammi, botta e risposta che comunicano un'idea di urgenza e di furia, fra Alec che impartisce ordini e il recalcitrante avvocato Zakheim, nonché le lettere di Rachel, la sorella di Ilana. Nove mesi di lettere, nove mesi che cambiano ogni personaggio. Rivelandocene man mano i tratti: Michel meschino e arrivista, Zakheim opportunista e calcolatore, Rachel, la saggia e comprensiva, che un tempo è stata amica di entrambi e Boaz una specie di Gulliver grezzo come un diamante cui l'odio e la solitudine hanno infuso una mirabile forza fisica. Come aprire la scatola nera dopo un incidente aereo e ricostruire quello che è successo. Perché le lettere sono un espediente per lasciar raccontare i protagonisti e, lentamente, senza che ce ne accorgiamo, scivoliamo nel racconto della storia passata. Tutti sono indaffarati dietro una speranza di felicità, malinconica come una canzone che parla di una terra che c'è, ma che non hanno trovato. L'unico estraneo alla facile eccitazione è Boaz: a contatto con la terra, la lavora e la ama senza calcolo, e ripara, costruisce, restaura, aggiusta confidando solo nelle stelle che danno conforto perché non giudicano. Così scrive a sua madre: "Lascia perdere sentimenti lacrime e il resto e comincia a fare qualcosa". Ottima la traduzione. La Loewenthal riesce a riprodurre stati d'animo e ortografie che credo in originale facciano ancora più risaltare le diverse personalità. Ma come tutto l'Oz che ho letto, alla fine rimane nel cervello. Ma non nel cuore.
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4.0La scatola nera, 26-07-2011
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Il suo talento sta proprio nello sviscerare la realtà da perfetto chirurgo. Così è anche "la scatola nera" che mi ha fatto venire in mente l'incipit di una bellissima poesia di Cesare Pavese "E' sbocciato quest'odio come un vivido amore-dolorando, e contempla se stesso anelante. -Chiede un volto e una carne come se fosse un amore. " (da "Indifferenza", Poesie del disamore (1934-1938).
Un romanzo di carne dolorante mi è infatti sembrato questo di Oz. In cui i due protagonisti sono soli in fondo a quella scatola nera, in fondo alle loro parole. Soli. Giù sul fondo del mondo. Relitti di un incidente mortale. Testimoni ciechi, e solo parzialmente consapevoli, del fallimento delle proprie vite.
Un romanzo profondamente laico sulla riconciliazione e il perdono. Perchè da un amore che ha piantato le sue unghie fino nelle viscere si può guarire.
E poi, c'è la società israeliana, la religione, e lo svuotamento rituale delle parole.
Insomma, c'è tutto Oz. Al suo massimo.
Infine, una speranza. Lasciata con dolcezza nelle mani dei giovani, non corrosi dall'odio e imbevuti di parole. Giovani generati da ciò che è vecchio ma in grado di superarlo e costruire qualcosa di vero.
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5.0La scatola nera, 09-12-2010
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Uno scrittore ebreo che riesce a parlare della spinosa questione israelo-palestinese attraverso le vicende dei suoi personaggi, senza personalismi e senza vittimismo.
L'odio, le incomprensioni, il fondamentalismo fine a se' stesso. Bellissimo.
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5.0Un amore a prima pagina!, 04-12-2010
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Un autentico capolavoro, non c'è dubbio!
Una storia forte, articolata, difficile narrata in via epistolare dai vari protagonisti e non.
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4.0La scatola nera, 02-11-2010, ritenuta utile da 1 utente su 2
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I protagonisti di questa storia - Ilana, Alec e Michel - vanno alla ricerca di una scatola nera interiore che non c'è.
Ognuno racconta la propria versione dei fatti: ragioni e colpe, diritti e pretese galleggiano in quel campione appenna estratto da un carotaggio dell'Io; ognuno osserva la propria carota ed è cosciente che quella sostanza è mutevole, si sedimenta e cambia composizione col passare delle stagioni e dei sentimenti.
L'immagine della carota è più vicina all'essere umano rispetto a quella della scatola nera, in quanto, arrivati all'ultima pagina, ci rendiamo conto che nessuno - nè una voce narrante o chi per lei - ci ha mai offerto una visione globale dei fatti: leggendo le lettere che compongono il romanzo, la vicenda appare via via meno chiara.
Oz ci mostra solo il particolare, negandoci il generale, e proprio in questa attenzione alla soggettività di ognuno sta la contraddizione con la scatola nera: un apparecchio che registra dati oggettivi, non sensazioni personali.

Questo romanzo mi ha trascinato in questa riflessione un pò contorta ma l'ho amato moltissimo: la scrittura di Oz è perfetta, equidistante dal cielo e dalla terra, un qualcosa che sta tra l'ineffabile e la materia.

L'autore affronta temi importanti come il fanatismo religioso e la contrapposizione tra israeliani e palestinesi, anche se nel libro gli arabi fanno forse solo una comparsata; assistiamo allo scontro di mentalità tra l'israeliano fanatico, impaziente di recuperare i territori della Terra Promessa, e l'intellettuale ex-militare che ha una visione più distaccata della faccenda ed è contro ogni forma di fanatismo.

La peculiarità più interessante del romanzo sta nell'ambiguità di questi personaggi: la vittima e il carnefice non sono identificabili in modo definitivo, si parteggia a tratti per l'uno e a tratti per l'altro, altre volte tutti diventano odiosi e si fatica a comprenderli.

Il bello della natura umana è che in alcune situazioni diventa difficile scindere il bene dal male: Oz traduce quest'indefinito a parole e lo mette sulla carta per darlo in pasto alle menti bisognose di risposte.
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