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Scarpe italiane

Scarpe italiane

di Henning Mankell


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Descrizione

Fredrik Welin, ex-chirurgo, vive in una delle tante, piccole isole che popolano l'arcipelago al largo di Stoccolma, circondato da un mare di ghiaccio. Solo l'arrivo del postino interrompe il silenzio delle giornate, segnate dalle immersioni e da qualche scarna annotazione in un diario, cronaca di un'esistenza che si è persa. C'è un mistero nella vita di Fredrik Welin, una "catastrofe" che l'ha spinto a cercare la solitudine e a creare una barriera tra sé e il mondo. Ma un mattino, quasi un miraggio, lo raggiunge una donna. L'ombra nera che si staglia contro il bianco tutt'intorno è Harriet, tanto amata in gioventù e abbandonata senza spiegazioni. Ora, dopo quasi quarant'anni, vuole che Fredrik mantenga un'antica promessa. Con lei inizia un emozionante viaggio verso nord, pieno di incontri inaspettati, una ricerca serrata alle radici di un segreto del passato. Con "Scarpe italiane", Henning Mankell, il maestro del giallo scandinavo, rivela un registro sorprendente, che come "l'eco di un colpo sulla superficie ghiacciata del mare risuona nel cuore del lettore". Il suo è un romanzo intenso sulla forza dei sentimenti e dell'amore che rinasce, dove il protagonista, che a molti critici ha ricordato Wallander, è alle prese con una caccia che non dà tregua. Ma, questa volta, la caccia non è all'assassino.

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Recensioni degli utenti

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 4 recensioni)


5.0Favoloso, 23-08-2011
di L. Beltrami - leggi tutte le sue recensioni

«Uno dei libri più belli dello scrittore svedese Henning Mankell. Un libro che non è il famoso giallo del grande wallander, ma un romanzo davvero commovente in alcuni suoi punti. E' la storia di un uomo che va a vivere con la sua donna su un'isola praticamente sperduta. Veramente un libro che consiglio a tutte le persone che amano i libri pieni di intensità emotiva.»

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2.0Scarpe italiane, 09-08-2011
di A. Gardini - leggi tutte le sue recensioni

«Letto forse nel momento sbagliato, questo giallo glaciale non mi lasciato molto da ricordare, mi piacciono molto le atmosfere scandinave proprio perché così inusuali, come d'altronde diversa dalla nostra è l'indole degli svedesi raccontati da Mankell.
Scarpe italiane non è un giallo (e ciò non dovrebbe sorprendere, dato che in copertina Marsilio lo etichetta come "romanzo"), quindi è perfettamente inutile aspettarsi l'indagine, l'omicidio, il colpevole o magari il serial killer. Si tratta delle vicende di un medico ritiratosi a vita privata sull'isola dove vivevano i suoi nonni, totalmente isolato dal mondo se non per il postino che via mare distribuisce la pochissima posta tra gli abitanti della zona.
Dal passato del sessantenne medico riaffioreranno alcuni protagonisti che nel bene e nel male o più frequentemente in quest'ultimo avevano segnato la sua vita personale e professionale. Ovviamente la sua esistenza ne verrà stravolta, tutte le scoperte che farà lo porteranno a rimettersi in discussione brutalmente, a rivedere le scelte fatte, a prendere in considerazione aspetti della sua vita che aveva scartato o bollato come negativi e definitivamente immutabili.
Pur trattandosi di un romanzo discreto, ben fatto, con personaggi interessanti, c'è una cosa che mi è pesata nella sua lettura: la terribile e incessante tristezza che lo pervade. Il senso di morte, di disfacimento, di isolamento fisico e morale, di solitudine e caducità che appaiono in ogni personaggio e in ogni avvenimento, tanto che in certi passaggi tutto sembra perfino fin troppo architettato, troppo triste e tragico per essere vero anche se si sa che molto spesso la realtà supera la più ardita fantasia.
Lo sconsiglierei a chi è giù di morale o a chi è facilmente preda di tristezze, può essere il classico libro sbagliato al momento sbagliato.
»

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4.0Scarpe italiane, 04-08-2011
di M. Loggia - leggi tutte le sue recensioni

«Altro giallo atipico a firma di Mankell, l'ambientazione è sempre quella, una cupissima e fredda svezia, mi è piaciuto e di molto, forse perché tutti sentiamo delle morti che si avvicinano o perché l'ho letto d'un fiato il giorno del compleanno del mio fu padre? O forse anche perché a più di sessanta anni, il protagonista scopre una parte del suo passato che pensava non esistesse. Di una donna che l'ho amato più di quanto lui amasse se stesso. Di una figlia, lui che non pensava di aver generato progenie. Qui non abbiamo quindi misteri da risolvere (anche se le parole di copertina cercano sempre di sfruttare il successo degli altri suoi libri), se non uno, grande. Come e perché continuare a vivere. Se lo domanda Frederik, dopo aver commesso un errore che un chirurgo non deve commettere. E crede di risolverlo andando a fare l'eremita su di una sperduta isoletta svedese (qualche eco del suocero e delle sue isole?). Ma la vita, se vuole raggiungerti, lo fa. Anche lì, in mezzo ai ghiacci. Frederik si lascia un po' travolgere, sembra una bottiglia sballottata dai flutti. Un classico esempio di noi maschi che messi di fronte a delle domande, molte volte non avendo risposta, cerchiamo di far finta di essere onesti, di far finta di dire quello che ci sembra la verità, e che un po' ci giustifica. Quando non si ha la risposta, quanto sarebbe bello avere il coraggio di dire "Non lo so!". Alla fine è come aver bevuto uno dopo l'altro una decina di bicchiere di Vodka svedese (di cui prima o poi narrerò le particolarità, a chi le vuol sapere) che sembra non averti fatto nulla. Ma come ti alzi, sei senza gambe ed ubriaco come un marinaio (svedese appunto). Così mi ha lasciato Mankell, alla fine non avevo più fiato. »

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5.0Commovente, 29-07-2011
di P. Zanotti - leggi tutte le sue recensioni

«Che bel libro che ci ha proposto Henning Mankell. Lontano anni luce da Wallander il protagonista è un uomo che ritrova l'amore della sua vita su un'isola sperduta. Qua si trova ai fare i conti con la sua esistenza e dovrà avere coraggio per vivere momenti estremamente difficili che insieme alla sua donna avrà.»

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