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Robin Hood. Il principe dei ladri

Robin Hood. Il principe dei ladri

di Alexandre Dumas

2.5

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  • Editore: Einaudi
  • Collana: Einaudi tascabili. Classici
  • Traduttore: Lamberti L.
  • Data di Pubblicazione: maggio 2010
  • EAN: 9788806202941
  • ISBN: 8806202944
  • Pagine: 293
  • Formato: brossura
Paladino della giustizia e difensore dei deboli, arciere infallibile e astuto, Robin Hood è il principe dei ladri, l'incontrastato signore della foresta di Sherwood. Privato ingiustamente dei suoi beni da un nobile senza scrupoli, il giovane Robin è un eroe invincibile, l'ultimo sassone che, con la sua banda di fedelissimi amici, tenta di opporsi alla dominazione dei normanni, lottando tenacemente contro le ingiustizie degli usurpatori. Dalla fervida fantasia di Alexandre Dumas nasce uno dei ritratti pili vivaci del leggendario fuorilegge inglese e dei suoi fedeli compagni, dall'imponente e saggio Little John al coraggioso e allegro frate Tuck, alla bella lady Marian, senza dimenticare il perfido barone Fitz Alwine, il famigerato sceriffo di Nottingham.

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Voto medio del prodotto:  2.5 (2.5 di 5 su 2 recensioni)

3.0 Il Robin Hood di Dumas, 25-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
non coincide con l'iconografia dell'immaginario collettivo. Le differenze sono molteplici e, sulle prime, lasciano sconcertati.
La storia è slittata durante il regno di Enrico II, dunque mancano Riccardo Cuor di Leone e il principe Giovanni; le crociate sono solo un impercettibile sfondo remoto.
Robin, ignaro delle sue nobili origini, cresce convinto di essere il legittimo figlio di un guardaboschi di Sherwood.
Intricate vicissitudini che vedono al suo fianco fra Tuck, Little John, Will Scarlet, Albert e lady Marian ne faranno un proscritto, signore della foresta, ma non colui che ruba ai ricchi per donare ai poveri, come afferma la variante più diffusa della leggenda.
Il principale antagonista è il noto sceriffo di Nottingham, qui immaginato non tanto come solerte funzionario, quanto nelle vesti di un piccolo feudatario avido, pusillanime e insopportabilmente astioso.

Libro piacevole, benché minore nella produzione di Dumas: mancano il respiro maestoso e il ritmo perfetto dei suoi capolavori.
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2.0Trascurabile, 23-09-2010
di - leggi tutte le sue recensioni
Nutrivo per questo volumetto delle aspettative piuttosto alte, che però sono state deluse.
Speravo in una storia intrigante e in un narratore in grado di tenere unite le vicende di ognuno dei personaggi, e avrei voluto ritrovare quei ritmi incalzanti e quella magica miscela di eroismo e spasso che tanto ho amato nei Moschettieri; invece ho letto, peraltro con crescente irritazione, tre storie riguardanti Robin Hood, travasate in uno stesso romanzo senza soluzione di continuità e senza il benché minimo sforzo di trovare un filo conduttore che non fosse la continua rivalità con lo sceriffo di Nottingham. Il primo difetto di "Robin Hood", dunque, è la mancanza di una trama omogenea.
Non ho gradito nemmeno la pensata di troncare plot sul più bello e di togliere di mezzo in quattro e quattr'otto personaggi fino a quel momento centrali (penso ad Allan Clare) con espedienti narrativi che farebbero arrossire un ragazzo alla prima lezione del corso di scrittura creativa, per poi raccontare sbrigativamente che fine hanno fatto decine e decine di pagine dopo. L'impressione che ne ho tratto, e infatti credevo che questa fosse una delle prime opere di Dumas, è stata quella di un autore che a un certo punto perde il controllo sulla materia narrata, si accorge che ha imbastito troppe storie e, per non sconfinare nelle ottocento pagine, rabbercia tutto alla bell'e meglio negli ultimi capitoli.
Se l'impalcatura non tiene, addentrarsi tra le righe del romanzo non aiuta a cambiare opinione. Le poderose descrizioni del Montecristo sono un lontano ricordo, così come i dialoghi brillanti e le scene concitate dei Moschettieri (penso all'assedio a La Rochelle e il confronto con l'analogo episodio a Gamwell è impietoso). Neppure per un attimo ho divorato le parole nell'impazienza di scoprire quale altra meraviglia questo romanzo mi riservasse e nessun episodio mi ha particolarmente colpita o divertita.
Sono incappata in Dumas che ricicla Dumas - ma il Dumas più fiacco, sbiadito, privo di smalto. Romanzo trascurabile.
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