I rischi della libertà. L'individuo nell'epoca della globalizzazione

I rischi della libertà. L'individuo nell'epoca della globalizzazione

4.0

di Ulrich Beck


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Descrizione

Che cosa ce ne facciamo della libertà se il mondo ci fa paura? Scegliendo come filo conduttore questa contraddizione, Beck affronta il tema dell'individuo nella seconda modernità. L'ultimo decennio ha visto acutizzarsi il tema dell'incertezza, le persone avvertono il venir meno di importanti garanzie, devono preoccuparsi delle proprie chance nel mercato del lavoro, della formazione dei figli e della sicurezza della vecchiaia. E spesso i cittadini si mobilitano contro tutto ciò che ai loro occhi appare come una minaccia destabilizzante e, chiedendo protezione alle istituzioni, chiedono anche di fatto limitazioni alla libertà, tanto anelata nel corso del Novecento.

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Voto medio del prodotto:  4.0 (4 di 5 su 1 recensione)

4.0Analisi efficace, proposta provocatoria., 24-11-2013
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La seconda modernità – o modernità riflessiva – nella quale siamo attualmente immersi ha disgregato il tessuto sociale pre-esistente e ha dato vita a marcate forme di individualismo. Cosa tiene insieme la modernità? Come è possibile una qualche forma di coesione sociale nell'attuale epoca della assoluta dissoluzione e deroutinizzazione? Cosa tiene insieme una società anomica, un disordinato insieme di individui, in assenza di religione, alla presenza del tramonto dello stato nazionale e del suo mito e alla luce della disgregazione dell'integrazione basata sul lavoro e sul benessere? Come si combattono i crescenti inconvenienti causati dalla crescente libertà individuale contemporanea? La risposta sembra provocatoria: i rischi della libertà si combattono e si limitano concedendo dosi maggiori di libertà! L'analisi è efficace e convincente, sopratutto nel delineare le condizioni attuali nelle quali gli individui devono trovare soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche. Illuminante la descrizione della contemporaneità che si qualifica per essere, a livello individuale, un compito da svolgere, un cammino da compiere e non più una situazione predeterminata e immobile, come nelle precedenti epoche, così come la descrizione degli effetti destabilizzanti che la deroutinizzazione produce sui singoli destini, ove la divinità espulsa dalla porta, sembra rientrare dalla finestra delle singole esistenze, teologizzando le condotte di vita in termini post-religiosi. Molto efficace anche il capitolo VI, col quale si conclude il saggio, che descrive come l'etnicità non sia una variabile originaria, ma una costruzione culturale fragile e incerta che si è nutrita di tragedie e sangue e come nella modernità riflessiva la costruzione sociale del nemico segua logiche e percorsi differenti. La soluzione "omeopatica" proposta lascia invece qualche perplessità: contrastare i rischi che incombono sulla libertà ed emergono da essa attraverso dosi di maggiori libertà rischia solamente di perpetrare, rafforzare e legittimare le crescenti disuguaglianze e i rapporti di forza sempre più asimettrici che hanno caratterizzato gli ultimi secoli. Come è possibile conciliare per questa via la libertà, così intesa, con il suo irrequieto gemello: l'uguaglianza?
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